Il nocciolo della questione

Ho ricevuto una e-mail che diceva: Cosa chiediamo a Monti?
Noi chiediamo: di arrestare tutti i politici corrotti, di allontanare dai pubblici uffici tutti quelli condannati in via definitiva, perché in Europa tutti lo fanno, o si dimettono da soli per evitare imbarazzanti figure.
Di dimezzare il numero di parlamentari perché in Europa nessun paese ha così tanti politici !!
Di eliminare i politici delle provincie perché ci sono già quelli delle regioni – da 40 anni !
Di diminuire in modo drastico gli stipendi e i privilegi a deputati e senatori, perché in Europa nessuno guadagna come loro.
Di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per due legislature come in Europa tutti fanno!
Di mettere un tetto massimo all’importo delle pensioni erogate dallo Stato (anche retroattivamente): max. 5.000,00 euro al mese per chiunque, politici e non, poiché in Europa nessuno percepisce 15/20 oppure 30.000,00 euro al mese di pensione come avviene in Italia
Di far pagare i medicinali, visite specialistiche e cure mediche ai familiari dei politici poiché in Europa nessun familiare dei politici ne usufruisce come avviene invece in Italia, dove con la scusa dell’immagine vengono addirittura messi a carico dello Stato anche gli interventi di chirurgia estetica, cure balneotermali ed elioterapiche dei familiari dei nostri politici!!
A seguire, il mittente mi invitava a socializzare-moltiplicare il messaggio, se concordavo con la denuncia. Evidentemente io concordo ma… non è questo “the heart of the matter”, il nocciolo della questione! In Brasile, dove mi trovo, è in atto una campagna simile per “debellare la corruzzione”, campagna evidentemente opportuna, ma strumentalizzata. I signori dei media, che nelle ultime elezioni presidenziali investirono molto sul candidato neo-liberale e furono sconfitti, ora tentano un “golpe politico bianco”. Con la loro campagna passano il messaggio che l’attuale governo è corrotto, molto più corrotto… del governo neo-liberale di F.H. Cardoso. Di più, essi mirano a convincere il popolo brasiliano che la crisi attuale mondiale non si deve accreditare al neoliberalismo ma al malgoverno. Così si uniscono i grandi media, i politici dei partiti “liberali” e anche i leader di piccoli partiti di centro-sinistra che si fanno paladini di moralità. Il martellamento è tale, con cifre da capogiro non verificabili, che nessuno più dubita che la politica -cioè i servizi pubblici e i loro agenti politici- sia la responsabile della degradazione in cui il nostro mondo è caduto.
Ben più seria è un’iniziativa francese conosciuta come il “Collettivo Roosevelt 2012”. 39 personalità (delle quali conosco solo Edgar Morin, ma mi è sufficiente) prendono atto che c’è una profonda crisi sociale, finanziaria, democratica, ecologica. Essi ricordano un solo precedente simile: la crisi del 1929 negli USA. In quella occasione il presidente Roosevelt, eletto nel 1933, fu illuminato nel proporre la soluzione del New Deal; fu determinato nell’operare per il bene comune senza cedere ad interessi particolari; e fu rapido al punto che ci furono leggi proposte, discusse, votate e promulgate in 24 ore. NB: Io ho le mie riserve su Franklin Delano Roosevelt a motivo del nonno che arricchì col commercio infame dell’oppio in Cina, di cui andava fiero. Ma ammiro la volontà dei 39 che “non accettano il suicidio collettivo imminente e vogliono rianimare la speranza”.
Essi dettagliano 15 correttivi da presentare al prossimo presidente della Francia, per collocare la politica al giusto posto e controllare l’economia. Essi denunciano che l’oligarchia che ha portato alla crisi, trae ora profitto dalla crisi per rinforzare il suo potere. Essi propongono un piano globale di 15 riforme radicali, tali da affettare l’organizzazione del sistema bancario, il cambiamento climatico, la tributazione (rivoluzione fiscale), il mondo del lavoro, casa-e-edilizia e la stessa Europa.
A nome del Brasile, dei Paesi emergenti e del Terzo mondo, la Presidente del Brasile Dilma Roussef in un incontro con la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha denunciato che, per sconfiggere la loro crisi, i Paesi dell’Unione Europea e gli USA procedono in modo ingiusto, unilaterale e irresponsabile, come nel caso dello tsunami di dollari (8,8 trilioni) immessi nei mercati, tanti da sconvolgere cambi e prezzi nell’intero pianeta.
Tornando all’Italia, è bene tener presente tutto questo. Mario Monti è persona onesta, che cerca rimedi, o il male minore? Penso di sì, ma lo fa dall’interno del sistema. Gli direbbe Bertolt Brecht: Tu sei coraggioso. Contro chi? Tu non guardi il tuo interesse. Allora guardi l’interesse di chi? Cioè, guardi l’interesse del popolo o dei signori neoliberali? Non dimentichiamo che egli sta tentando un salvataggio dentro alla visione neo-liberale che si taccia per un sistema che non ha alternative. Come cristiano, io non accetto il presupposto dell’assenza di alternative, poiché credo in Gesù la cui ressurrezione è alternativa umanamente impossibile.
Balducci scrisse: “Lungi da noi la tentazione di fare del Vangelo un permanente messaggio di rivoluzione sociale: esso mira ben al di là degli ideali terreni. E tuttavia lungi da noi di dimenticarci, in nome del destino eterno dell’uomo, l’imperativo che sale dalla persona oppressa dentro gli ordinamenti inadeguati”. Ora siamo davanti ad ordinamenti aberranti, contro l’umanità intera, se è vero che 357 capitalisti dispongono legalmente delle stesse risorse di due miliardi di poveri; se è vero che l’economia tiene in ostaggio la politica (il bene comune); se è vero che circolano più soldi in quattro giorni sui mercati finanziari che in un anno nell’economia reale. Bisognerà arrivare a dichiarare il fallimento della globalizzazione che ha come suoi pilastri il pensiero unico, il mercato globale e il libero flusso dei capitali. Tale sistema ideologico-economico che si autodefiniva come il più illuminato, definitivo (Siamo alla fine della storia, disse F. Fukuyama), ha mostrato d’essere un tragico equivoco.
Se l’utopia del Regno pungola ogni realtà, quanto più la realtà assurda attuale. Oggi molti si chiedono se la cristianità ha ancora ragione d’essere. Non lo ha, se si limita a vaghe parole di amore, solidarietà, comunità, servizio, crescita, incontro nella persona di Cristo…, parole vagamente cristiane che ci possono anche avvicinare ai non credenti, ma ci allontanano dalla radicalità del Vangelo, di un Dio fatto pane e croce. E che ha promesso di ritornare. “La fede non ha per oggetto l’esistenza di Dio, ma la sua pietà”, dice Sergio Quinzio.
Per noi popolo del libro, il precedente del tempo attuale, più che il 1929, è il periodo dei giudei al tempo della monarchia, che pensavano: Possiamo organizzare il culto, abbiamo i grandi sacerdoti, abbiamo tutto, siamo in grado di fare tutto da soli senza la grazia di Dio. Poi furono deportati in Babilonia, lungo i fiumi… senza né re, né tempio, né sacerdoti. Hanno allora riconosciuto: Abbiamo perduto tutto, ma abbiamo un cuore umiliato e contrito. Questo viviamo ora. Con le cetre mute, appese ai salici, non ci resta che avere un cuore umiliato e contrito. E’ tale confessione di fallimento che ci salverà. Ebbe a dire P. Pedro Arrupe: “Forse Dio non ci è mai stato tanto vicino come adesso, perché non siamo mai stati così insicuri”.