Paradossi

Paradosso

La religione in Brasile

Recentemente sono stati divulgati i numeri del censimento del 2010: in Brasile i cattolici sono 64,6% e gli “evangelici” 22,2%. Di questo passo, i cattolici che nel 1970 erano 91,8%, nel 2030 saranno meno di 50%. Il cattolicesimo perderà così nel Paese la maggioranza… per volontà popolare, senza rivoluzione armata: sarà un caso inedito. La Chiesa cattolica ha fatto l’opzione per i poveri, ma i poveri frequentano la chiesetta evangelica più vicina a casa, o una chiesa televisionata.

Come missionario cattolico mi domando: Come si spiega?Dove abbiamo sbagliato? Faccio notare che i cattolici non sono diminuiti dove le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs) hanno perseverato (nonostante i sospetti di Roma). Molti però affermano che ad evitare il tracollo dei cattolici sono i padri cantautori con i loro programmi carismatici in Tv e CD.

Per cominciare, direi che non si deve parlare di demerito dei cattolici, semmai di merito delle Chiese evangeliche: esse sono dapertutto con una predicazione forte; sono micro e macro; tutte parlano di cura (sempre di cura!): fisica, spirituale, economica… Molte sono “fai da te” e accoglienti: rockettari, drogati, prostitute che si sentivano fuori della chiesa, si convertono e si sentono accettati fino a diventare pastori! Le Chiese evangeliche sono ambivalenti: paladine della Bibbia, ma ognuna è una setta che ignora dialogo ed ecumenismo.

Ma l’apice della crescita delle chiese evangeliche si ebbe negli anni 80; la novità che emerge dai dati del censo è, semmai, che la crescita delle chiese è in via di diminuzione, mentre crescono gli evangelici generici, cioè quelli che transitano in più di una chiesa, dove si sentono bene. Il concetto di religione sta cambiando: la religione non è più àncora di salvezza, ma palestra di fitness. Non interessa la perseveranza alla religione dei padri, ma l’opportunità di benestare. È quasi un mercato, con le Chiese che si fanno concorrenza. Insomma, la religione di oggi e di domani (“new age” e “next age”) è ridotta a merce.

Ne approfittano i fondatori di nuove chiese e i predicatori elettronici che invadono la TV con miracoli e show. Essi hanno fiutato “il sacro affare”: fanno delle tasche dei poveri il loro Eldorado; riscuotono decime e offerte, come banchieri di Dio; entrano in politica; montano imperi economici, approfittando dell’esenzione fiscale: lavano denaro sporco, comprano ville e latifondi, esportano capitali…

Torniamo alla domanda iniziale: Dove abbiamo sbagliato? Non c’è niente di male che la Chiesa cattolica sia minoritaria! Sarebbe errato ricorrere al pentecostalismolight in vista del numero. La Chiesa cattolica deve fare che quelli che continuano cattolici siano coscienti della loro missione. Per A.J. Heschel,l’essenza della religione è liberare l’umanità dalla banalità. Se la religione stessa è merce banale, con che cosa la si curerà? Se il sale diventa insipido, con che cosa lo si salerà? La missione della Chiesa resta quella ricevuta da Gesù: essere sale buono, lievito, luce; evangelizzare i poveri, condividere con affamati, malati, stranieri (cf Mt 25); e proclamare l’anno di grazia del Signore (cf Lc 4,14-21).

Qui io sto apprezzando il volontariato delle mamme cattoliche della periferia: povere, relativamente poche, ma piene di fede e coraggio a battersi nella pastorale dell’infanzia per i figli altrui oltre che per i propri figli: un buon sale, un sale iodato!

2º Paradosso

Ancora intercultura e il puzzle della globalizzazione

I cinesi sono stati i miei maestri di intercultura. Qui mi limito a tre input.

Matteo Ricci, missionario in Cina dal 1583 al 1610, ha insegnato ai cinesi la logica aristotelica, perché la logica fa giungere alla verità e obbliga ad accettarla, come una corda annodata sulle corna di un toro, lo domina e lo conduce dove il padrone vuole. Ma i cinesi più perspicaci si meravigliavano di tale “fissazione” del missionario, dal momento che ci sono cento vie per giungere alla verità e la logica è una di esse, né l’unica, né la più alta.

Un amico cinese, insegnante di lingua inglese, legge e scrive in inglese correntemente, ma si stanca molto, e deve riposarsi con frequenza… scrivendo qualche ideogramma.

Quando nel 1968 sono approdato come missionario nell’isola di Taiwan, avevo in valigia i Documenti del Concilio Vaticano II. Li apprezzavo per il taglio pastorale piuttosto che dottrinale-dogmatico. Mi ha sorpreso che i cristiani cinesi non vibrassero come me alla lettura dei Documenti. Di fatto essi litrovavano (ancora) troppo freddi, esatti, come esercizi di matematica.

Questo io penso quando parlo di intercultura. Nei tre casi menzionati dobbiamo parlare di scompasso culturale. E’ lo scompasso tra due culture: l’occidentale e l’orientale. La cultura occidentale ha la ragione logica come unica via alla verità apodittica; la cultura orientale ha cento vie per intravvedere il vero. Scompasso tra cultura architettonica e cultura organica. Tra scrittura alfabetica che monta 26 lettere neutre come pezzi del Lego e scrittura simbolica che ricorre a migliaia di ideogrammi i quali non separano il significato dal significante. Scompasso tra documento teologico-pastorale e documento vitale.

Rileggendo i Documenti del Concilio a distanza di 50anni e di varie esperienze interculturali, li sento anch’io preoccupati dell’esattezza come un esercizio di matematica. Non sto dicendo che non siano veri (anche la matematica è vera, non è un’opinione!); essi però sono quasi “protocollari”, non mi sembrano più così vitali, narrativi e palpitanti come dev’essere la religione.

Ma adesso nel mondo globalizzato io dubito perfino che si possa parlare di intercultura. Ritengo che il digitale e l’internet, quello che passa per twitter e facebook, con i commenti e le reazioni ai fatti e agli eventi, fan parte di una mega-pseudo-pancultura di origine occidentale, fuori di ogni seria cultura (è la metastasi della cultura). Il puzzle della globalizzazione sta producendo in me uno spaesamento anche maggiore che l’incontro con la cultura cinese. È come andare naufrago alla deriva.

Chissá se verrà il momento in cui “il naufragare mi sarà dolce”.

3º paradosso

Io, i cinesi e i dubbi metafisici

Certi giorni sono perseguitato dai dubbi, come l’autore dai sei personaggi pirandelliani. I dubbi principali sono tre: Il tempo sfocerà nell’eternità? L’universo è finito o infinito? Chi corrisponde alla verità: il monoteismo, il politeismo, il panteismo o l’ateismo?

Forse dovrei fare come Buddha: mettere al bando i dubbi metafisici, o rimandarli a un futuro in cui sia già risolto il problema del dolore (e della cena). Oppure dovrei accettare la tesi che si tratta di “entes rationis”, enti mentali inerenti al reale, ma non reali (quindi… virtuali?).

Se però vogliamo riflettere, troveremo che qualsiasi risposta ai problemi su accennati è “imbarazzante” e feconda. Euclide disse che l’universo è infinito e ha sviluppato la sua geometria; Einstein ha ipotizzato che l’universo è finito e ha rivoluzionato la scienza.

Silesius disse che l’eternità è un incubo per chi soffre, ma non per chi è nella gioia; gli indiani vedono l’eternità nell’attimo presente; Fernando Pessoa aveva pena delle stelle perché brillano da tantissimo tempo; Rubem Alves fa notare che la nona sinfonia perderebbe il suo fascino se non terminasse…

Quanto al mondo religioso (il più minato): certi nativi americani ritenevano una barbarie la fede in un Dio unico (inevitabilmente imperialista). Buñuel diceva: Grazie a Dio, sono ateo. San Tommaso ha provato razionalmente che Dio esiste ed è uno e non è imperialista. Quando Matteo Ricci ha difeso la tesi tomista in Cina, i cinesi più perspicaci ritennero puerile, arido e grossolano ricorrere alla sola ragione per un assunto così fino e, praticamente, inattingibile.

Per la verità i cinesi tagliano i nodi dei tre dubbi, dicendo che: l’universo è di grandezza indefinita, esso è di una misura indefinita anche quanto al tempo (dalla autocreazione al suo epigono). E di Dio ci sono cento prove che esista e altrettante che non esista: meglio allora essere umili e decidere come vogliamo vivere, se da teisti o da atei. (Confucio decise di vivere da teista a motivo della preghiera: noi sentiamo il bisogno di pregare, quindi il Destinatario della preghiera c’è. Mao decise di vivere da ateo per cambiare il sistema piramidale.)

Una cosa che mi lascia perplesso è la facilità con cui noi occidentali costruiamo e diamo vita a sistemi di pensiero per arrivare all’ortodossia che, evidentemente, è molto utile all’istituzione. I poeti e i mistici danzano atemporali, in un’isola che non c’è ma c’è, e che sconfina tra teismo, panteismo, politeismo e ateismo. Sono degli appassionati, inebriati. Ma non fanno carriera nella società (grazie a Dio?).

Non vorrei che il mio frullato di abacate, mamão, banana e calore tropicale sia allucinogeno.

4º Paradosso

Sentinella, quanto manca per la civiltà?

A 72 anni suonati, mi sento come un monaco buddista, che crea mandala di sabbia per poi lasciarli dissolvere, via col vento. I miei mandala sono pagine di impressioni e riflessioni che scrivo al PC, limo minuziosamente, per poi… abbandonarle (vengono cancellate o restano in qualche angolo).

Abaetetuba, dove mi trovo da 15 mesi, è simpatica e ostile allo stesso tempo.

Simpatici di Abaetetuba sono: la zanzariera di trine, stile nonna Berta o Luigi XIV; la bici-taxi (la comune bicicletta con buon portapacchi per il trasporto del passeggero); il frullato di frutti tropicali; il commercio minimo tra mercatini e bottegucce; alunni in uniforme, ovunque…

Ostili di Abaetetuba sono: l’inquinamento sonoro, con musica fracassona fin dopo mezzanotte; l’inflazione di santi (cattolici) e slogan biblici (evangelici); le bocche di fumo (mini-spacci di droga)…

E la vita è casual: come Rettore di Santuario, ho allestito una stanzetta per confessioni e direzione spirituale; il secondo penitente ha confessato che aveva bisogno di una psicologa, “perché da un mese non riesco più a controllarmi”. In un mese aveva ucciso 7 persone.

La gente vive in minore e mi prende una voglia struggente, uberrima di aiutarla a crescere. La gente lavora perché costretta e aspetta il pane e il circo. Aspetta le elezioni per vendere il voto, la telenovela quotidiana per saziare il proprio masochismo, lo show religioso per fluttuare… Non posso però dire che questa sia la marca registrata del terzo mondo, seppure possa esserci l’aggravante del periodo coloniale. In che cosa il primo mondo è migliore? Seguo la situazione italiana sulla home page di Virgilio. Allarmismi e banalità. I drammi della disoccupazione si mischiano con gli scandali del calcio e i flirt dei vip. Sentinella, quanto manca all’aurora della civiltà?

La Chiesa deve fare l’esame di coscienza, sul peccato di omissione. Essa s’è preoccupata dell’ortodossia e l’Occidente ha preso il cammino dello sfruttamento e dell’ingiustizia: contro il terzo mondo, in passato, e contro i più deboli, adesso che è in atto una nemesi storica.

[Dice il Signore] “Smettetela di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”. (Isaia 1,13.16-17)

A CHI ESITA

Noi diciamo: la Chiesa va male. Il buio cresce. Le forze diminuiscono.

Adesso il Vangelo è meno praticato di cinquant’anni fa, che dico?, di duemila anni fa.

Al tempo del Concilio Vaticano II abbiamo fatto un grande sforzo di aggiornamento;

da quell’evento ecclesiale sono nate iniziative e speranze. In America Latina sono venute

le Conferenze di Medellin e Puebla, con il fiorire delle CEBs (Comunità Ecclesiali di Base),

la Teologia della Liberazione, l’opzione preferenziale per i poveri, i movimenti popolari…

E’ venuta in Asia la Teologia del Dialogo e in Africa la Teologia dell’Inculturazione…

Ma poco a poco s’è fatta terra bruciata attorno al Concilio e all’azione profetica della Chiesa.

Oggi, dopo che abbiamo tanto lavorato, anche là dove avevamo ottenuto dei risultati,

è sopravvenuta l’assuefazione e siamo caduti in una situazione peggiore di prima.

E’ venuto il secolarismo, il nemico più forte che mai, con la forza che pare in crescita.

E’ venuto il capitalismo neoliberale, con l’idolo della ricchezza per l’uomo moderno.

Dove il materialismo non è teorico, è pratico, con apparenza di essere invincibile.

Nel Primo Mondo – nell’Europa del benessere e nel Nord America – la Chiesa è stanca.

La nostra cultura è invecchiata, le chiese troppo grandi, le nostre case religiose vuote.

Il benessere pesa. Si è parlato di ritorno alla grande disciplina, alle rubriche liturgiche,

al latino(!) e a tutto s’è dato il nome di nuova evangelizzazione e progetto culturale.

A lievitare è stato l’apparato burocratico della Chiesa e sono i nostri abiti pomposi.

L’istituzione ha preso il sopravvento. Ci troviamo come il giovane ricco del Vangelo

che se ne andò via triste quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo.

Lo si riconosca o no, l’umanità avanza, anche se a tentoni e a balzi. Essa pone domande

sulla sessualità e sui i temi che coinvolgono il corpo; ma in questo campo della bioetica

la Chiesa più non è autorità di riferimento, essa è piuttosto una caricatura nei media.

I sacramenti stessi rimangono inaccessibili agli uomini nei momenti del suo cammino

e nelle debolezze della vita. Sono strumento di disciplina più che aiuto e nuova forza.

Anche nel Terzo Mondo è venuto meno lo slancio profetico: noi abbiamo resistito,

cocciuti e dispiaciuti, vedendo le nostre file assottiliarsi; ma poi abbiamo dimenticato

in fretta gli uomini liberi, vicini al prossimo; gli eroi che diedero la vita per i fratelli,

come sono stati il vescovo Romero, padre Josimo e i martiri gesuiti di El Salvador.

Abbiamo diradato le marce, attenuato il grido degli esclusi e l’organizzazione della base.

Sì, noi abbiamo commesso degli sbagli, non possiamo negarlo. Nel proporre

la liberazione non rispettammo la cultura e il mondo simbolico del popolo da liberare.

Le nostre parole d’ordine ora stanno in disordine. E delle nostre parole il nemico

se n’è appropriato, le ha annacquate e distorte, fino a renderle irriconoscibili.

Sono venuti la new age, la next age e il pentecostalimo light. Sono venute,

senza incontrar resistenza, le chiese elettroniche, con show, carismi e miracoli.

Della nostra pastorale passata, quale continua valida e quale è superata?

Su chi possiamo contare? Siamo dei sopravvissuti, respinti via dalla corrente?

Resteremo indietro senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

C’è ancora brace sotto tanta cenere? Come ricercare questa brace? E come si può

liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore?

Come avvicinarsi ai poveri, circondarsi di giovani, essere buoni samaritani

e sperimentare cose nuove? Perché abbiamo paura? Paura invece di coraggio?

Queste domande tu ti poni (noi ci poniamo). Non aspettarti nessuna risposta

oltre la tua…, ma nell’Amore, nella Parola di Dio, con l’aiuto dello Spirito Santo.

(P. Arnaldo DeVidi, adattamento da Bertolt Brecht e Card. Carlo Maria Martini)