Al mercato verde

È come un rito non se ne può fare meno, tutti giorni anche più volte al giorno, è una operazione quella di fare la spesa al mercato che in gran parte sottraiamo ad Arnau che ogni volta ci guarda un po’ di traverso, anche noi subiamo il fascino del mercato. Il mercato che ci interessa particolarmente è quello che loro conoscono come “mercado vert”, c’è un altro mercato che noi non frequentiamo ed è il mercato coperto costruito come un’opera di servizio e uso pubblico al momento di una emergenza alluvione, con lo scopo di dare a questa attività una parvenza sanitaria, qui è prevalente la vendita di pesce, ma non mancano altri prodotti, il pesce è quello di acqua dolce, affumicato o seccato, è un mercato molto affollato e “l’odore” del pesce fa da riempimento e satura i pochi spazi che rimangono, entrare diventa un problema.

Come dicevo il nostro mercato di riferimento è quello verde una serie di bancarelle fatte di canne di bambù e ricoperte con paglia disposte in ordine sparso che offrono la loro mercanzia, siamo lontani dalla città una sola via di collegamento e i costi di trasporto incidono troppo sul prezzo dei prodotti; solo prodotti di produzione locale strettamente a km. zero, come è di moda dire da noi, e solo di stagione composto con le cose che hanno prodotto o da quelle che hanno raccolto, abbiano salutato con piacere la presenza sulle bancarelle dei pomodori siamo all’inizio di stagione metà marzo che corrisponde al loro inizio dell’autunno, il momento massimo di produzione è per il mese di luglio, un’altra sorpresa è la presenza di una signora che vende insalata questa è la prima volta che la vediamo poi c’è tutto il resto, patate di vario tipo la manioca che la fa da padrona, il basso prezzo la pone alla portata di tutti, un po’ meno presente è la frutta ci sono banane di varie forme e colore ma mancano altri tipi di frutta se non vogliamo contare il frutto del baobab che abbiamo assaggiato ma che non abbiamo trovato di nostro gusto, ogni tanto un po’ di agrumi arance e pompelmi non del tipo che conosciamo, gli ananas sono fuori stagione, il mango va in maturazione a novembre, siamo riusciti a convincere Almirante a raccoglierci alcuni frutti di papaia non ancora maturi che abbiamo mangiato dopo una settimana dalla raccolta ed erano favolosi.

Proseguendo incontriamo la bancarella dei legumi grande varietà di colori e di sapori, stavo dimenticando, noi ci abbiamo fatto l’abitudine qua non esiste la bilancia o meglio non si usa la bilancia, nessuno vende a peso, ma rigidamente a numero i pomodori divisi per grandezza in mucchietti da quattro con prezzo differente cosi vale per le patate, l’aglio per singola testa, i fagioli, vengono venduti in cocci di diverso volume per diversi prezzi le banane per numero, la manioca è venduta a fascio come fosse legna, alla mia richiesta di avere alcuni kg. di pomodori che ci servono per dimostrare come fare il sugo di pomodoro mi hanno guardato in modo interrogativo quasi nessuno avesse mai fatto una richiesta simile recupero il mio ritardo vedo il fondo di un cesto con un po’ di pomodori la quantità che ci può servire, chiedo di avere il contenuto del cesto e chiedo il prezzo, questo naturalmente corrisponde al colore della mia pelle, contratto un po’ e il prezzo entra nelle giuste quotazioni di mercato, dobbiamo farlo perché siamo accompagnati da alcune persone che devono imparare che il giusto acquisto corrisponde al giusto prezzo. La farina di mais si vende a cocci la noce di cocco al pezzo, questo non è considerato frutto viene usato in cucina grattugiato ammollato con acqua poi ci si mette a bagno il pollo ma al momento della cottura resta solo l’acqua mentre il cocco viene buttato. Tutto è buono per il mercato mazzi di foglie di zucca altre foglie non bene identificate che Arnau ci ha cucinato con patate amendoin (farina di arachidi) e cipolle, ottima!!!! La bancarella dove si vende il sale o l’olio danno il senso dell’ingegnosità acquistare una normale confezione metterebbe in crisi molte persone che non dispongono di soldi e cosi le confezioni vengono sdoppiate fino a dosi di un paio di cucchiai, che si rapportano ad un basso costo e quindi alla portata di tutti. Poi non mancano gli ambulanti del giorno l’omino che frigge una specie di gnocco al prezzo di un Mt. I bambini che vendono uova sode e offrono il sale per condirli, spiedini, o pezzi di pollo cucinato. Poco sotto stanno le caprette in attesa di essere vendute fanno loro compagnia, a terra, un po’ di galline legate tra loro. E l’altra grossa novità la macelleria si vende carne di mucca ed è il primo anno che è aperta. Parlare del mercato senza immagini si fa fatica descrivere la gente che lo anima, i colori i loro visi i loro sorrisi; l’ambiente dove si svolge , ci rendiamo conto dei limiti di questo racconto.

Siamo dentro al documentario. Siamo gli unici bianchi che frequentiamo il mercato, all’inizio ci sentivamo molto osservati, un’attrazione ma oramai quasi tutti ci conoscono e quando ci vedono ci salutano siamo clienti abituali, stiamo diventando anche noi un pezzo del “mercado vert”.