E adesso, povero missionario?

Sono devoto di alcuni autori off-side, utili per capire il Vangelo: Albert Camus, Bertolt Brecht, Eugene Evtusenko…

Camus ha scritto: «Poi ho capito che non basta denunciare l’ingiustizia. Bisogna anche dare la propria vita per combatterla. Adesso sono felice». È una frase che sta bene nella bocca di Gesù. A trent’anni chiude la falegnameria e diventa predicatore ambulante, scalzo, nomade, maieutico… La sua missione consiste nel proporre il Regno di Dio, cioè un mondo di vita e di relazioni come Dio Padre l’ha sognato e lo vuole. La proposta diventa in pratica una denuncia, perché l’organizzazione del popolo di Dio, centralizzata nel tempio di Gerusalemme, è escludente, oppressiva, ingiusta: è l’antiregno. Gesù si rivolge ai lavoratori poveri, responsabilizzati per le disgrazie del paese come “peccatori”, avviliti e senza più coscienza d’essere popolo scelto con una missione da compiere. Quando Gesù comincia a riunirli ed animarli, il potere del tempio si sente minacciato e comincia a ostilizzarlo. A quel punto Gesù capisce che per la diroccata dell’antiregno e l’avvento del Regno lui deve dare la vita.

Brecht ha scritto: «Chi muore in croce non ha ceduto; chi cede non muore in croce». I capi mandano messaggi a Gesù: «Taci! Ritirati! Nasconditi!». Gesù non demorde. Allora è preso, condannato e inchiodato in croce. Quando i capi provocano Gesù, invitandolo ironicamente a scendere dalla croce, noi diciamo col cuore: Gesù, non scendere dalla croce! Che sarebbe dell’umanità se tu cedessi?! La frase di Brecht spiega la Pasqua. La croce, simbolo di morte atroce e sconfitta ignominosa diventa simbolo di vittoria. Certamente Gesù aveva dovuto confrontarsi col dilemma: morire a trent’anni non è una sconfitta? E coloro che rimangono continueranno la missione? Quale è la differenza tra sconfitta, martirio e Pasqua? Gesù si affida alla volontà del Padre. La sua vittoria sta esattamente in questa sua debolezza. Con la morte di Gesù, le autorità abbandonano il suo Dio, perché è un Dio perdente. Così il Dio vero, il Dio del Povero, è finalmente libero dalla strumentalizzazione dei potenti.

Evtusenko diceva: «È spaventoso non amare, terribile non osare più». Sono missionario ad Abaetetuba, città piena di santi, chiese, feste cristiane, canti religiosi. Ma un terzo della sua economia viene dalla droga e dai furti (secondo statistiche serie). Il denaro pubblico, destinato alla scuola, alla salute, alla casa, è sistematicamente sviato da un’amministrazione comunale corrotta. E il popolo, di vita grama, cerca di sollazzarsi. La domanda che mi pongo è sempre questa: “Cosa farebbe Gesù al mio posto?”. Ma a 73 anni la mia tentazione è di non osare più. (Sto pensando anche ai miei amici nella situazione italiana e mondiale). Ultimamente Papa Francesco (76 anni) ci ha ricordato che non possiamo «lavarci le mani».

L’altro ieri, a una riunione di giovani, li ho provocati: «Nella nostra parrocchia ci saranno trenta cristiani? No! Dieci, forse. Cinque, cinque penso che ci siano. Oh, religiosi ce n’è a migliaia, e anche cattolici; ma cristiani ben pochi!». Ho ricordato loro com’è l’economia di Abaetetuba; e come al secondo tentativo di formare la pastorale sociale ho avuto solo due adesioni. Ho ricordato che i “patrizi della decadenza” fanno di tutto per alienare i giovani che così diventano preda facile…

Più tardi, mi sono chiesto, ricordando Zhuangzi, se non avessi agito come quel re che aveva offerto un pranzo di carni succulente a un uccello di cui ammirava la bellezza. L’uccello non apprezzò, anzi morì. In altre parole, io avevo offerto ai giovani delle riflessioni in un codice a loro sconosciuto. Quale risultato potevo (posso) aspettarmi?… Qualcuno mi può aiutare?

 

padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Parà, Brasile