La casa e gli ospiti

La casa che ci accoglie non tradisce il suo spirito, nata come casa di appoggio ai progetti di emergenza durante l’alluvione poi è stata ceduta a una associazione di contadini; con questa associazione è iniziata una intensa attività di cooperazione per lo sviluppo e l’aggregazione di piccole associazioni di contadini, promuovendo formazione e attività a sostegno degli associati. Questa casa è tutt’ora proprietà dell’UDCM che ne concede l’uso ai suoi collaboratori: noi ci siamo trovati più volte ospiti in questa casa, non ha tutte le comodità di casa nostra, ma si rivela sempre molto comoda qui a Morrumbala. Tutto questo preambolo per dire che la casa è molto ospitale, e che questa ospitalità è aperta non solo ai collaboratori o agli umani; infatti 5 anni fa, nello spazio creato da un controsoffitto si è insediato un favo di api e per molto tempo si è sviluppato incontrastato; debellarlo e fare in modo che fosse sfrattato definitivamente è stata una operazione che si è rivelata molto più difficile . Esperti di api prima sono stati consultati, poi sono intervenuti, ma le api non sentivano ragione, la casa era piena di api, sembrava un assedio; gli apicultori sono usciti dall’operazione molto malconci e pieni di punture che gli insetti non hanno lesinato; insomma le api hanno venduto a caro prezzo la loro smobilitazione forzata.
Tre anni fa ci siamo trovati il pipistrello che ci volava sopra la testa perlustrando le stanze e volando con picchiate lungo il corridoio; non è stato facile ridurlo alla ragione, noi eravamo gli ospiti e lui un intruso senza invito; la seconda sera del nostro pernottamento ci siamo di nuovo a confronto con il volatile: stessa situazione urla e strilli degli ospiti; ci viene un’idea: riusciamo a chiuderlo in una stanza vuota; al mattino Arnau si prende cura di dare soluzione al problema estromettendo di forza l’intruso.

Altra sorpresa notturna

Ultima nota di colore: di notte capita quasi mai di dover far uso del bagno, però ci sta pure l’eccezione e così entro nel bagno, vado per chiudere la porta, sento una leggera resistenza poi mi sento calare sulla testa e scivolare sulla schiena un qualcosa di non ben definito; sono mezzo addormentato, mi giro, impreco anche un po’ impaurito e vedo uno svolazzo, non capisco bene subito cosa sia o di cosa si tratti, poi la cosa si rifugia nell’angolo estremo della vasca; guardo meglio, un uccello forse, a quest’ora non può essere che un notturno; saranno le tre di notte, ci scrutiamo lui faccia rotonda, due occhi neri; mi fermo, mi sembra anche lui un po’ impaurito, prendo il tempo per il mio bisogno, velocemente, lascio l’ospite nella vasca, spengo la luce e rimando tutto al mattino; ritorno a letto, Lidia, mia moglie, vuol usare il bagno, le dico che non è il momento: il bagno è occupato; spengo la luce si torna a dormire.
Alle prime luci Arnau è già in casa, vede il passarinho (così lo ha chiamato lui) apre la porta e lo fa entrare in una spece di terrazza chiusa da finestre; è un barbagianni, perché di questo si tratta, che ha trovato uno spazio aperto ha potuto riprendere a volare e la sua apertura d’ali era veramente ampia, notevole; dopo un po’ di manovre e con gli strilli di Milo che accompagnano l’operazione, Arnau è riuscito a farlo atterrare, lo ha raccolto e invitato forzatamente a riuprendere volo all’aperto in uno spazio a lui più adeguato. In tutto questo c’è stato chi non si è accorto di nulla, chi si è rammaricato di non aver visto il barbagianni, altri si è giustificato dicendo che gli era parso di sentire rumori o che forse era tutto un sogno.
Va bene casa aperta alla ospitalità, ma senza Arnau chi avrebbe chiesto al passarinho (uccello) di uscire, forse dovremo chiudere la canna del camino, per impedire l’ingresso agli estranei.