Riflessioni di un missionario che si informa

Teologia della liberazione
Al Meeting di Rimini 2013, Guzmán Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, ha detto che per praticare l’amore al prossimo «non c’è bisogno di una teologia della liberazione». I giornali hanno dato rilievo all’affermazione. Ma subito dopo è arrivata la notizia che il Vaticano ha approvato la Teologia della Liberazione (TdL). Il segnale è venuto dalla pubblicazione del libro Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa, Edizioni Messaggero Pd – EMI Bo, 2013, i cui autori sono Gustavo Gutiérrez, padre della TdL, e Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Santo Ufficio). Di nuovo, i giornali hanno dato rilievo all’evento. Andrea Tornielli, ne “La Stampa” del 4 settembre 2013, scrive: «Dopo le condanne degli anni Ottanta, gli eccessi e le incomprensioni, la Teologia della Liberazione ottiene piena cittadinanza nella Chiesa. … In realtà la Santa Sede ha condannato soltanto la Teologia della Liberazione che usa l’analisi marxista, non l’intera Teologia della Liberazione».
Carriquiry e Tornielli non dicono in che cosa la teologia della liberazione prenda le distanze dalla “teologia classica”. Semplificando: mentre la teologia classica approfondisce e sistematizza il dato rivelato con l’aiuto della sola filosofia, la teologia della liberazione lo fa con l’aiuto di tutte le scienze, da quella filosofica a quella economica (che ha Karl Marx tra i suoi teorici). La preoccupazione della teologia della liberazione è di superare un discorso astratto di sola ortodossia e aiutare la Chiesa nell’ortoprassia. Di fatto, è importante evitare errori logici sulle verità di fede, ma più importante è praticare il vangelo.

Note a pié di pagina
Martin Buber diceva che il libro più religioso della Bibbia è il Cantico dei Cantici. Tanto religioso è, che non cita il nome di Dio una sola volta. Ma parla di amore. Il Capitale di Marx è tanto religioso che non parla di Dio, eccetto per fustigare un concetto distorto di Dio. Ma parla di giustizia.
Il Dio della Bibbia, sapendo quanto sia forte nei grandi la voglia di strumentalizzarLo, dice: «Non difendetemi! Difendete piuttosto il povero, l’orfano, la vedova, lo straniero!». Sì, la Bibbia non è teocentrica ma antropocentrica. Il significato più profondo della morte di Gesù è che Dio si abbassa a tal punto da tornarsi inservibile alle mire dei potenti. Essi non sanno che farsene di un Dio che muore, debole, perdente. E, finalmente, lo lasciano. Finisce il loro concubinato con Dio e Dio risuscita nel Povero (Gesù). Allora tutto è bene ciò che finisce bene? All’Ovest tutto di nuovo?
All’Ovest non tutto è nuovo, ma c’è molto di nuovo, senza dubbio.
Direbbe B. Brecht: non terminare la lettura tu che stai leggendo. All’Ovest c’è molto di nuovo, senza dubbio. Ma non tutto è nuovo.
Tornielli scrive: «Lo sdoganamento [della Teologia della Liberazione] si inserisce nel nuovo clima portato dall’elezione del primo Papa latinoamericano». Su Francesco come primo papa gesuita e latino-americano, si sta insistendo troppo. I nostri amici del CO-MAI dicono che papa Francesco è il loro “idolo”. Parola infelice che ci deve metterci in guardia dalla papalatria. Oltretutto rimangono scelte da fare, o da rivedere: p. es., sull’impegno politico e sulle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs).

L’impegno politico
Papa Francesco ha detto: «La Chiesa in Brasile ha ricevuto e applicato con originalità il concilio Vaticano II, e il percorso realizzato, pur avendo dovuto superare certe malattie infantili, ha portato a una Chiesa gradualmente più matura, aperta, generosa, missionaria». Con questa frase il papa dice che la Chiesa in Brasile sta meglio oggi che negli anni ʾ70, quando aveva la malattia infantile dell’ideologizzazione del messaggio evangelico. Ma ha anche detto che il cristiano deve ingaggiarsi nella politica («non possiamo lavarci le mani come Pilato»); e ha denunciato che la politica è sporca «perché i cristiani non si sono ingaggiati nella politica con spirito evangelico». Impegno politico senza ideologia: io chiamo questo un ossimoro.
La pastorale sociale del papa arriva alla denuncia (cfr. Lampedusa) e riguarda due livelli: la compassione per i poveri e la promozione umana, ma non la lotta per il cambiamento delle strutture. In Argentina, quando P. Bergoglio era Provinciale dei Gesuiti (1973-79), la Compagnia da profetica è diventata moderata, per evitare che i gesuiti argentini si impegnassero troppo socio-politicamente. Ciò mi lascia perplesso.

Opzione per i poveri e Comunità di base
La Chiesa latino-americana ha fatto l’opzione per i poveri. Si può optare per i poveri come soggetti o come oggetto. Le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs) optano per i poveri dando loro protagonismo e non solo elemosina. Si calcola che in Brasile le CEBs fossero arrivate a 900mila con una dozzina di famiglie ciascuna. Molti dicono che le CEBs hanno provocato l’esodo dei poveri dalla Chiesa cattolica, ma i dati provano il contrario: i poveri hanno cercato spazio nelle chiese evangelicali quando la gerarchia romana ha fatto terra bruciata attorno alle Comunità di Base. Il Documento di Aparecida le ha rilanciate, ma esse stanno riprendo a fatica.

L’esodo dei cattolici
Benedetto XVI, in volo per Aparecida, aveva affermato: «Sono convinto che qui si decide… il futuro della Chiesa cattolica». Di fatto i cattolici dell’America Latina sommano 40% del totale (con gli iberici negli USA e nel Canada si avvicinano al 50%). Di qui la preoccupazione a motivo del esodo dei cattolici verso le chiese evangeliche. Papa Francesco, alla domanda di un reporter sul tema, ha risposto con sincerità e wit che la Chiesa manda belle lettere ai figli, ma non li visita, non li tocca, abbraccia, bacia… Insomma, la chiesa non sarebbe abbastanza vicina ai fedeli, ai poveri. La critica pare riguardare specialmente i preti, quando si dovrebbe fare discernimento sulla chiesa ministeriale.
Le chiese evangeliche sono più vicine al popolo perché ci sono 20 pastori per ogni prete; perché per fare un pastore ci vogliono settimane e per fare un prete ci vogliono anni; un diacono, preparato in quattro anni, è considerato meno di un pastore, preparato in due mesi. Per aprire una cappella cattolica in periferia occorre molto tempo, denaro e permessi; mentre sorgono da oggi a domani le chiesette evangeliche con molta autonomia. Quindi si impone una riflessione teologica e strategica. Bisognerebbe, chissà, aumentare i ministeri dei laici e ricuperare vocaboli ecclesiali come “presbitero”, “missionario”, che diano loro rilievo agli occhi dei cristiani stessi. Ma è improbabile che l’emorragia si fermi: oggi la democrazia moltiplica le Chiese come i partiti (con budget e senza ideologia).
Cresce la convinzione che il terzo millennio vedrà la rivincita del sacro grazie al pentecostalismo evangelico e cattolico. In Brasile, i movimenti ecclesiali, in crescita, oltre a non frenare l’esodo dei cattolici allontanano la Chiesa dalla sua missione fondante di promuovere il Regno nel mondo.
L’occasione è buona per riflettere sulla missione di Gesù che non è venuto a sostituire le religioni con un’unica vera, ma a “inverarle” con l’annuncio del Regno.

Abaetetuba, 11 settembre 2013

padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Amazzonia,
Parà, Brasile