Sulla salvezza dal margine del baratro

Ricordo che mia madre, come tutte le madri, era preoccupata della salvezza del marito e dei figli. Si è data pace solo quando noi abbiamo fatto i nove primi venerdì del mese, che erano l’uscita di sicurezza. Oggi io sono preoccupato, come uomo e come prete, della salvezza dell’umanità. Mi chiedo se esista per l’umanità un’uscita di sicurezza. Che l’umanità sia minacciata di perdizione ci sono chiari sintomi, il primo dei quali è l’utilitarismo tecno-scientifico, che s’è infiltrato nella nostra auto-comprensione. È una stampella, senza la quale noi oggi non riusciamo a pensarci né a vivere.

Per la cultura tecno-scientifica «più è, chi più rende». Non era così in passato. Ma, secondo Heidegger, le radici di tale cultura si trovano in due lontane tradizioni filosofiche occidentali. Si tratta dell’idealismo di Platone, trasfigurato dall’incorporazione della logica empirica aristotelica e tomista. Le due tradizioni si fusero nel secolo XVII, grazie a Descartes, e fondarono la tecno-scienza come paradigma dominante della modernità, ora al suo apice.

 

L’uomo, ovvero il profitto

I tre termini “Dio, l’uomo e la natura” sono oggi distanziati organicamente e svalorizzati in vista del profitto. Che vale oggi non è Dio, ma la ricchezza. Che vale oggi non sono le cose della natura da governare, ma la nostra conoscenza delle cose per sfruttarle. Che vale non è l’uomo, ma la sua forza-lavoro (perfino il bambino non può più giocare, ma competere). Tutto è trasformato in strumento per qualche finalità di profitto-progresso. Il caso più eclatant è stato il rifiuto di Bush jr. a firmare il Protocollo di Tokio – indispensabile alla salvezza del pianeta – perché «il progresso degli Stati Uniti non è negoziabile». Il Titanic sta affondando, ma nella classe vip lo show deve continuare.

Questa cultura è approdata anche nella morale. Ieri avevamo un’etica “deontologica”, basata sulla natura, creazione divina, sulla rivelazione, sui valori… Oggi si parla di etica “teleologica”, pratica, di risultati, del male minore… Così si ammette di scindere l’atomo e buttare la bomba su Hiroshima; manipolare il codice genetico; fare qualsiasi esperienza che riteniamo interessante o utile al mercato; legiferare senza remore su questioni di familia, di genere…  Ma scindere le azioni umane dalla giusti- ficazione dell’etica deontologica è molto pericoloso. Si profila l’armagedon con l’ecatombe di tutta l’avventura umana.

 

L’uscita di sicurezza

Esistono “nove primi venerdì del mese” per salvare l’umanità? Per sanarci dall’utilitarismo la cura è difficile, amara. Per es., Serge Latouche sta dedicando la vita intera alla proposta della “decrescita”, ma è ascoltato come un idealista ingenuo, anche se correda la sua tesi con prove, dati, numeri… Forse a salvarci sarà la poesia, come quella dell’ecologista Wendel Berry.

[Vi dicono:]
Amate il guadagno facile,
l’aumento annuale dello stipendio, le ferie pagate.
Desiderate sempre più cose prefabbricate. (…)
La vostra mente sarà perforata in una scheda
e riposta in un cassetto.  Quando vorranno
che compriate qualcosa, vi chiameranno;
quando vi vorranno far morire per il profitto
ve lo faranno sapere.

[Ma io ti dico:]
Tu, amico, ogni giorno,
fa’ qualcosa che non possa entrare nei calcoli.
Ama il Creatore. Ama la terra.
Lavora
gratuitamente.
Conta su quello che hai e sii povero.
(…) Approva nella natura quello che non capisci
e loda tale ignoranza, perché ciò che l’uomo
non ha razionalizzato non ha distrutto.
(…) Finché la donna non ha molto potere,
dai retta alla donna più che all’uomo.
Vai col tuo amore nei campi.
Stendetevi all’ombra.
Posa il capo sul suo grembo… e giura fedeltà
a ciò che è più vicino alla tua mente.
Appena vedi che i generali e i politici
riescono a prevedere i movimenti
del tuo pensiero, abbandonalo.
(…) Pratica la risurrezione.

padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Parà, Brasile