Venne un uomo mandato da Dio – l’opinione sul nuovo Papa Francesco

Tante amiche e tanti amici, sapendo della mia frequentazione del Sud America negli ultimi 36 anni da ieri sera mi stanno, puntigliosi, chiedendo cosa penso e se conosco il Nuovo Papa, FRANCESCO.
Prima di tutto dal Conclave esce sconfitta la lettura della storia e dei segni dei tempi di alcuni vescovi e cardinali italiani. Poi mi sono dato alcune chiavi di lettura.
È un Papa latinoamericano. Questo mi rende felice. Un segno che l’eurocentrismo della Chiesa è finito e il Nord del mondo non è più centrale nelle categorie universali, come il senso di Dio, del sentimento religioso, dello spazio, del tempo, del senso della vita e della sua pluralità.
È un gesuita, figlio spirituale di Pedro Arrupe, priore generale e grande interprete del Concilio Ecumenico Vaticano II. L’elaborazione teologico-biblica della scelta per una chiesa povera, vivendo con i poveri, ha tracciato una linea chiara, dove hanno camminato il card. Martini e i tanti teologi del Centro e del Sud America (alcuni barbaramente uccisi) e ha messo in serie difficoltà il Pontificato di vari Papi (da Paolo VI a Giovanni Paolo II).
È un vescovo riformista e non un rivoluzionario.
È un vescovo che ha fatto l’opzione personale di povertà: vita semplice, senza esteriorità, essenziale e confuso fra la gente nei suoi viaggi.
È un vescovo pastore che ha dato e dà la priorità ai poveri.
È un vescovo mite, ma duro nella difesa dei valori umani fondamentali (giustizia e pace).
Appoggia i preti di confine, come me, con quelli cioè ignorati dalla gerarchia e che hanno scelto di stare con i deboli, con le donne povere, oppresse, i bambini di strada.
La scelta di chiamarsi Francesco, il poverello d’Assisi, è una sfida per se stesso e per la Chiesa, incapsulata e corrotta, piena di orpelli e pure distratta di fronte alla sofferenza umana. Penso che abbia una certa idiosincrasia verso la Curia Romana e verso il protagonismo.
Ho incontrato a Buenos Aires, nel 1977, in una villa miseria, uno dei due gesuiti, di cui alcuni giornali parlano oggi. Scrivono infatti che Jorge Bergoglio non li avrebbe difesi. Non è vero.
Siamo di fronte a una svolta e Papa Francesco avrà molti nemici, dentro e fuori la Chiesa. Potrei dirvi che è un progressista illuminato, ma non voglio entrare nelle categorie politiche.
Occorre pensare e vivere l’Imprevisto e lui stesso credo ne sia rimasto travolto.

Pove del Grappa, 14 marzo 2013

Giuseppe Stoppiglia