Visto para turismo

È passato il primo mese; dobbiamo regolarizzare il nostro visto di turismo per poterci tratternere ancora un altro mese; è una normale procedura, ma vista dall’Italia la normalità ha un sapore un po’ diverso. Il visto va richiesto a Quilimane e va fatto di persona, presentandosi all’ufficio per l’Emigrazione.

Meglio prenotare il posto per il viaggio, il giorno prima a partire dalle ore 7 e se vuoi un posto assegnato devi trovarti già lì per le sette. La partenza è per venerdì alle cinque del mattino e bisogna essere presenti alle 4:30 per fare il carico (per stipare ben bene il mezzo di persone e cose); il bigliettaio ci telefona avvisandoci che è l’ora di partire e noi ci avviamo; non siamo soli perché poi alla fine vengono riempiti due minibus e un pulmino: siamo circa 100 persone e poco dopo le cinque del mattino si parte per località Zero, che è il primo punto di sosta; dopo un’ora e mezza di viaggio c’è un primo scambio di mezzi di trasporto, qualche noia al pulmino, il guasto poi si ripete e allora aspettiamo di essere raggiunti dai minibus; infatti il fascio delle chiavi è nel nostro pulmino; riprendiamo il viaggio ma nei pressi di Nicodala, a 15 km dalla meta, siamo di nuovo fermi e cerchiamo di ricomporre la carovana a Quilimane; arriviamo alle 10:30 con circa 1h30 di ritardo (forse i nostri treni sono sempre in orario); per raggiungere l’ufficio dell’emigrazione ci viene in aiuto l’autista del minibus che ci porta davanti all’ingresso.

Sembra non ci siano problemi, dobbiamo solo compilare i moduli del caso poi ci dicono di aspettare, l’ufficio è frequentato da gente che deve completare i propri documenti mozambicani per ottenere il passaporto oppure sono stranieri per i rinnovi; qui incontriamo una donna, Lisetta, che ci chiede se siamo italiani, lei è sulla sessantina, da anni impegnata in progetti sulla salute; è una donna vivace, ci dà una serie di informazioni velocissime; vorremmo si trattenesse di più, ma deve andare, la stanno aspettando; vorremmo chiederle tante cose dopo aver sentito che lei era in Mozambico già durante il periodo coloniale, poi durante la liberazione e nella lunga guerra civile; conosce bene Morrumbala, ha conosciuto padre Prosperino una figura storica della chiesa e della realtà mozambicana. Non c’è tempo, ci lascia il suo numero di telefono, la vediamo sparire in mezzo al traffico, e così ci sfugge un capitolo di storia e di esperienze.

Dopo due ore di attesa ci dicono che dobbiamo ritornare lunedì, per ritirare il passaporto, pensiamo noi, e invece dobbiamo prima fare la foto di identità per il visto e l’addetto non è al momento disponibile; a questo punto non ci resta che supplicarli, che non possiamo trattenerci; ci chiedono di attendere fino alle 14 e ci rassicurano che forse ci chiameranno per la foto e infatti dopo poco noi riusciamo a completare la documentazione.

Finalmente è il momento di concederci una breve pausa, facciamo un salto alla pensione dove passeremo la notte poi di corsa andiamo mangiare, ma prima di sederci al ristorante ci affacciamo sul fiume che ci offre una vista affascinante, fa caldo e siamo stanchi ma contenti che l’operazione Visto è stata completata; domani, sabato, lasceremo ad Almirante le ricevute per poter ritirare i passaporti che saranno pronti solo in terza feira (martedì), nel pomeriggio.

Possiamo dedicare il sabato alle commissioni e agli acquisti, ci servono un po’ di viveri, un po’ di materiale per i lavori da fare, cose tutte che a Morrumbala non sono reperibili: la catena per l’altalena, le viti per il dondolo, gli uncinetti. Verso mezzogiorno del sabato siamo nei pressi del mercato per prendere il pulmino e far rientro a casa; restiamo tre ore in attesa che il pulmino si riempia ed è la condizione necessaria per partire; siamo arrivati a Morrumbale con persone anche sul cofano del motore o sulla plancia dove sono depositati i bagagli; non si lascia nessuno a piedi e si carica tutto il possibile, e anche un po’ di più.