Chiesa del Brasile: tesi, antitesi e sintesi

«Un angolo di Regno di Dio chiamato Brasile tra la Teologia della Liberazione e i nuovi movimenti religiosi».

Come mi piacerebbe che la Chiesa del Brasile fosse un angolo fiorito di Regno di Dio (e forse lo è stata)! Ma andiamo per ordine. Per presentare la Chiesa del Brasile, non mi viene in mente schema migliore della dialettica di Hegel.

Considero tesi la Chiesa delle Comunità Ecclesiali di Base (CdB). È la Chiesa frutto del Concilio Vaticano II, inculturato dalle Conferenze Episcopali di Medellin (1968) e Puebla (1979). Una Comunità di Base è formata da una dozzina di famiglie che si riuniscono settimanalmente, prendono in una mano la vita e nell’altra la Bibbia, le confrontano e procedono alle riforme necessarie per fare che la vita (la società) corrisponda alla Bibbia, cioè alla volontà di Dio. Le CdB fanno capo alla parrocchia che diventa comunità di comunità. Semplice e efficace! Negli anni 70-80 la CdB si riprodussero con l’ecclesiogenesi a centinaia di migliaia. Paolo VI le ritenne provvidenziali. A loro si sono unite la Teologia della Liberazione (TdL) e l’opzione per i poveri. E la Chiesa del Brasile è diventata lampada collocata sul moggio.

Considero antitesi la Chiesa della grande disciplina. E’ la Chiesa che vuole il centralismo e la romanizzazione; essa ha di fatto messo al bando le CdB e la TdL, accusandole d’essere marxiste; e ha favorito i movimenti pentecostali. Sotto la spinta di Giovanni Paolo II, la chiesa “disciplinata” pareva compatta e uniforme, ma soffrì sfilacciamenti. I cattolici del Brasile passarono da 89% nel 1980, a 73,6% nel 2000, a 64,6% nel 2010. Le proiezioni prevedono che, nel 2030 i cattolici saranno meno del 50%. La decrescita è stata imputata alle CdB e alla TdL, ma coincise, semmai, con il loro smantellamento; coincise con la nomina di vescovi conservatori, liturgie romanizzate, reti televisive cattoliche, chierici mediatici plugati nel cyber…

Considero sintesi la Chiesa di Aparecida (nel 2007, la città-santuario di Aparecida ha ospitato la 5ª Conferenza Episcopale Latinoamericana). Dire che Aparecida è sintesi, significa parlare di ambivalenza. I vescovi ad Aparecida hanno fatto la radiografia della situazione. Essi parlano di “cambio di epoca” e di “epoca di cambiamenti”. Cambia la famiglia e diminuisce il numero dei figli; il Brasile diventa urbano e industriale da agricolo che era; c’è il fenomeno delle migrazioni, con uno sradicamento culturale; si diffonde una mentalità anti-istituzione; c’è la rivincita del sacro; i poveri passano a frequentare la chiesetta (evangelica) della porta accanto e crescono i cristiani senza affiliazione (14%), che “transitano” per varie chiese o ascoltano musica evangelica… I vescovi confessano che la Chiesa cattolica non ha saputo dare una risposta adeguata al nuovo contesto socio-religioso e urge una nuova evangelizzazione.

Aparecida decreta il tramonto della “cristianità”: nel suo documento finale elimina il vocabolo “cristiano” sostituendolo con “discepolo/missionario” usato un centinaio di volte. Essa mette tutti i fedeli “in stato di missione”: bisogna incontrare Cristo, appassionarsi di lui e farsi discepoli, al punto di diventare missionari per urgenza interiore. Aparecida ci ricorda che nessuno nasce cristiano o é cristiano per anagrafe; e che molti fedeli diventano poco a poco “pagani” perché non praticano; il rimedio è l’iniziazione cristiana col cammino catecumenale come “il modo ordinario e indispensabile di introduzione nella vita cristiana e come la catechesi basica e fondamentale” (DA 294). Si tratta di una scommessa forse troppo complessa e rituale, tra pre-evangelizzazione, kerigma, mistagogia…

Aparecida rilancia le Comunità di Base, ma le mette nello stesso piano di altre comunità e dei movimenti ecclesiali (che sono “corporativisti”). Ultimamente la Teologia della Liberazione è stata “sdoganata”, ma in sordina (mentre nella situazione drammatica attuale, Jürgen Moltmann la vorrebbe mondiale). Aparecida riconosce la legittimità della religiosità popolare, ma senza affrontarne gli eccessi: nel Nord del paese, le devozioni ai santi eclissano Dio e sconfinano nel politeismo.

Molti vescovi non nascondono il loro feeling col rinnovamento carismatico. Esso è rampante, converte, specie donne e giovani, ricorrendo frequentemente a eventi oceanici. Il movimento non è libero di pericoli come: anacquare il Regno; avere massa di individui invece di comunità; e fare un’evangelizzazione di risultati sul tipo delle chiese evangeliche.

** In un incontro io ho tentato la sintesi. Ho diviso l’assemblea in tre gruppi che entrarono nel salone cantando rispettivamente un canto delle CdB, uno tradizionale e uno carismatico. Dopo la confusione iniziale, ci siamo ispirati in Rm 14,17: «Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo»; abbiamo perciò stabilito priorità senza esclusioni: di fatto, per servire al Regno, la Chiesa dev’essere liberatrice per avere giustizia, tradizionale per ottenere la pace e carismatica per sperimentare la gioia…, rispettando tale ordine.

** Input finale: il principale redattore del Documento di Aparecida è stato l’allora Cardinale Bergoglio, che già invitava alla gioia del Vangelo. Per noi è motivo di speranza.

 padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Amazzonia,
Parà, Brasile