Essere cristiani oggi

La Chiesa, battello di Aparecida

Nel 2007, i vescovi dell’America Latina hanno celebrato la V Conferenza Episcopale in Aparecida (Brasile). Nel Documento finale non si incontra il vocabolo “cristiano”, ma i vocaboli discepolo (74 volte), missionario (145) e discepolo-missionario (115). Chissà, i Vescovi volevano così decretare la morte della “cristianità”, o Chiesa costantiniana, 17 secoli dopo l’Editto di Milano dell’anno 313.
La Chiesa costantiniana è da tempo sotto accusa, perché si sovrappose al regno di Dio. Per garantire giustizia, pace e ordine, tenne il popolo sotto tutela in una organizzazione piramidale. Ecco allora il complesso di superiorità, il clericalismo, le dubbie alleanze; ecco la “catechesi bancaria” invece dell’evangelizzazione…
Per i vescovi il superamento del modello costantiniano è esigito dal cambiamento di epoca, anzi, dalla nostra epoca di cambiamenti. Di fatto i tempi sono cambiati. Io penso alla mia infanzia: mamma lavava la biancheria con la lisciva, come nell’Antico Testamento; papà lavorava “per sbarcare il lunario”; mio fratello era geloso della sua macchina dattilografica (rimasto cieco, non può immaginare cosa sia internet); la famiglia entrava in ritiro a ogni quaresima, appendendo al chiodo gli strumenti musicali. Il mondo di 50 anni fa, pare lontano anni luce.
Oggi le case sono munite di elettrodomestici; la chiesa parrocchiale non ritma più l’anno religioso e civile del paese. «I miliardi di dollari del narcotraffico fanno comodo alle banche in crisi» (Ed Vulliamy); i politici appoggiano i grandi capitali finanziari, come nell’ultima proposta del TTIP che considera il lavoro, i beni comuni, la natura e l’intera vita delle persone come meri fattori. Le repubbliche non sono più “democrazie basate sul lavoro”, ma “oligarchie basate sul divertimento”. La religione stessa non è più orientata alla salvezza, ma al fitness.
Alle sfide epocali, i vescovi rispondono mettendo la Chiesa tutta “in stato di missione”. Bisogna incontrare Cristo, appassionarsi, farsi discepoli, al punto di diventare missionari per urgenza interiore. È evidente la sintonia con papa Francesco che dice: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze».
Nelle scelte operative i vescovi sono meno ispirati: suggeriscono che vale tutto. Predicano la Nuova Evangelizzazione, ma quanto è “nuova”? Rilanciano le Comunità di Base, cellule vive della parrocchia, però le mettono nello stesso piano dei movimenti ecclesiali che sono corporazioni. E ancora: liberazione o pentecostalismo mediatico? Chiesa ministeriale: i preti cessano d’essere “clero” e i fedeli “laici”? Il popolo di Dio è libero o “a un buon pezzo di corda”? La Chiesa è battello per le acque profonde dell’alto mare, o è acquario?
Tante domande!
Non aspettarti nessuna risposta, fuorché la tua e della tua comunità.

padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Amazzonia,
Parà, Brasile