Eucarestia, segno di contraddizione – di p. Arnaldo De Vidi

Il recente sinodo straordinario sulla famiglia, ha studiato i complessi problemi nei quali si dibattono le famiglie nella nostra “società liquida”. Ma nei mezzi di comunicazione hanno trovato spazio solo i dibattiti più conflittuali… come l’eventuale accesso alla comunione per le “coppie di seconda unione”.

Ancora una volta, si impone una riflessione tra cristianesimo-religione e cristianesimo-vangelo. Una “religione” decide norme in una linea di culto, di precetti e di esemplarità, ricorrendo a frasi bibliche come stampelle. I difensori del cristianesimo-religione diranno che chi ha divorziato ed è passato a seconde nozze è in peccato mortale e quindi non può ricevere la comunione; rivedere questa praxi andrebbe contro la Bibbia e provocherebbe confusione e cattivo esempio. In tal modo sono esclusi, dai sacramenti e dalla vita ecclesiale quelle persone che ne avrebbero più bisogno, (come – altro esempio – quando si negavano le esequie ai suicidi).

Se però consideriamo il cristianesimo come “vangelo” dobbiamo inscriverlo nella persona e nella vita di Gesù. A Nazaret Gesù cresce nella riflessione del piano di Dio che lui vede ostacolato dai regni terrestri. Esce allo scoperto a trent’anni. Pieno di compassione, va all’incontro dei sofferenti per attenuarne i dolori, e specialmente lancia la sua proposta di riscatto spirituale e umano, per gli individui e la società. Il popolo non deve rassegnarsi a vegetare: è chiamato alla missione di realizzare il piano di Dio, ovvero stabilire nel mondo il regno che è giustizia, pace e gioia spirituale (Rom 14,17).

Gesù percepisce che questa missione non sarà abbracciata da molti e comincia a scegliere discepoli, prima dodici e poi settentadue. È attraverso di loro che Lui arriverà a tutti (così spera) e ne eleverà il livello. Gesù si propone non di fondare un’altra religione ma di riformare la religione con la provocazione sconvolgente del regno: rispettare e amare profondamente tutti, anche i nemici, perché figli e figlie di Dio, con una postura e un ordinamento strutturale inclusivo e equalizzatore.

Nella società piramidale di allora, la proposta di Gesù suona sovversiva. Gesù capisce che è in pericolo: se insiste morirà giovane. Ma lui decide di continuare. Gli eventi precipitano… Quando ci sono elementi sufficienti per sentire prossima la conclusione drammatica, e con in cuore la certezza che il suo sacrificio sarà premiato dal Padre, Gesù istituisce l’Eucaristia. Si tratta di una cena che già racchiude la pasqua e che lui consegna ai suoi perché la ripetano-e-attualizzino in futuro (infatti non si può ripetere la morte-e-rissurrezione, ma si può ripetere una cena).

Messa così, l’Eucaristia non è un atto di culto o un rito, ma un happening, un evento: è la cena di uno che va a morire-e-risorgere per la grande causa della salvezza piena, della liberazione, e che vuole stretti a sè, come tralci alla vite, coloro che continueranno la sua pericolosa missione.

Ed ecco, dopo il profondo sconcerto iniziale, i discepoli si dedicano interamente alla evangelizzazione e celebrano l’Eucaristia (o Messa, o comunione) ogni primo giorno della settimana.

Allora per chi è l’Eucaristia? Per gli “abitué”? Per chi è senza peccato? Per gli sposati in chiesa? Per i devoti all’ultimo santo o all’ultima apparizione? Per chi appartiene a qualche movimento e… non s’immischia nel sociale? … O non piuttosto per le comunità o i gruppi impegnati a fare che il mondo sia trasformato nel regno? Dobbiamo capire che l’Eucaristia ci une a Cristo per la missione del regno di Dio, immersi nella storia, per cui alla vita del mondo noi non possiamo essere né estranei con il pretesto della spiritualità, né omessi per paura. L’Eucaristia è per tutti coloro che accettano di giocare la propria vita per lo stesso ideale di Cristo, commensali di uno che va a morire per trasformare l’umanità!

padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Amazzonia,
Parà, Brasile