Io piango per Gaza – di p. Arnaldo De Vidi

Quello che lo stato di Israele ha fatto e fa nella fascia di Gaza mi sgomenta. Gli israeliani ritengono legittima difesa un anti-terrorismo peggiore di tutti i terrorismi, tali sono l’oppressione, il disprezzo e la morsa con cui flagellano un milione e ottocentomila palestinesi.

Mi chiedo: la loro crudeltà è dovuta alla paura? O è una reazione inconscia a tutti i fantasmi dei terrori sofferti (specie nella shoà)? O un incontrollabile stigma di ostilità, uno stigma atavico di quando erano un piccolo popolo di pastori tra agguerriti popoli agricoltori? Oppure è sado-masochismo? Oppure orgoglio religioso?

Io arrivo a chiedermi se (ahimè!) l’atteggiamento degli israeliani non venga dalla loro fede nel Dio della Bibbia. Si tratta di un popolo che, come Giobbe, interpellava Dio davanti a tutte le vicende e si chiedeva: Perché? Dove sta Dio? È un popolo che non aveva dubbi d’essere il prediletto, il figlio accarezzato e punito da Dio (il dialogo vivace con Dio ha reso il popolo di Israele molto intelligente: basta vedere quanti ebrei sono stati insigniti del Premio Nobel). Dio -inedito, perché unico e trascendente-, accompagnava il popolo nomade sul cammino della rettitudine e gli insegnava a non aspettare il giro dell’anno ma a contare in modo rettilineo progressivo il convoglio dei giorni e degli anni come storia. Dobbiamo essere grati a questo popolo per i doni del monoteismo trascendente e del concetto di storia! Volendo “umanizzarsi/storicizzarsi”, Dio non poteva che incarnarsi come ebreo.

Ma il Dio del primo testamento della Bibbia è troppo partigiano. È un Dio che dice «Mia è tutta la terra», non esita però a compiere genocidi per riservarne con esclusività un pezzo al suo popolo nomade. La terra diventa così promessa e tentazione.

Considerando la condotta di Israele, devo rivedere la mia fede in Dio, dal momento che si tratta del medesimo Dio, mio e loro. Devo rivedere la mia deferenza verso la Bibbia: sarà ogni sua parola vera? Mi consola vedere come Gesù abbia corretto l’immagine di Dio, presentandocelo come Padre/Madre di tutti e non di una etnia; e se il Dio di Gesù ha preferenze, è per i poveri, per gli esclusi, per tutti gli Abele della storia.

Oggi io prego Dio per i palestinesi: essi sono sempre più risucchiati nella spirale della violenza. Gandhi diceva che bisogna essere molto forti per resistere in modo non-violento (diceva anche che è meglio resistere violentemente che assuefarsi all’oppressione).

Sarebbe molto bello se i palestinesi facessero proprie le parole di Martin Luther King.: «Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nell’ora di mezzanotte, picchiateci e lasciateci mezzomorti, e noi vi ameremo ancora. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo anche voi, e la vittoria sarà comune, sarà piena».

padre Arnaldo De Vidi
missionario saveriano
Abaetetuba, Amazzonia,
Parà, Brasile