Arturo Paoli è arrivato in fondo

E’ morto Arturo Paoli. Aveva quasi centotre anni e io lo scrivo per esteso, perché Arturo era un uomo esteso e completo.
L’ho conosciuto quando aveva più di novant’anni a Foz do Iguaçu, al confine tra il Brasile e il Paraguay. Abitava in una casetta linda e bellissima, da cui si vedeva uno scorcio splendido di natura incontaminata. Aveva deciso di vivere accanto alle peggiori contaminazioni umane, difendendo i poveri in nome del Vangelo e lasciando una vita ecclesiale che avrebbe potuto rassicurarlo ampiamente.
Da prete giovane aveva combattuto il nazifascismo. Poi aveva collaborato con i più grandi Padri della Repubblica, da Giuseppe Dossetti ad Alcide De Gasperi, da Giorgio La Pira e Giuseppe Lazzati. Alla fine, proprio in coincidenza con il Concilio ecumenico Vaticano II, aveva dato una spinta ulteriore al suo processo di conversione ed era partito per l’America Latina, districandosi eroicamente tra mille pericoli nelle spire delle più feroci dittature militari. In Argentina gli uomini di Videla lo avrebbero fatto a pezzi e in Cile quelli di Pinochet avrebbero fatto altrettanto. Alla fine si era fermato in Brasile, proprio nella regione della Triple Frontera, dove si era consumata nel passato una delle più belle e più intense esperienze di evangelizzazione mai promosse, quella delle “reducciones” promosse dai Gesuiti a tutela e a difesa delle popolazioni indigene locali, i “tupi” e i “guarani”.
Parlava urlando, dato che ormai era quasi sordo, e, quando si indignava, lo faceva “toscanamente”, senza fare sconti a nessuno. Gridava come tutti i profeti più forti, non aveva riguardi per nessuno e si dimostrava sinceramente innamorato di Dio. Anche lui é un altro uomo di Dio che ho avuto la fortuna, o forse la benedizione, di incontrare. Era semplice ma coltissimo, duro ma tenerissimo, radicato nel mondo ma adagiato tra le braccia di Dio.
Conservo ancora il testo della bellissima intervista che mi aveva concesso per “Madrugada”, la rivista dell’Associazione Macondo. In quella occasione le sue parole fluivano come un fiume di tenerezza che sgorga dalla sorgente amorevole di Dio e attraversa le asperità degli esseri umani.
Con me conservo soprattutto l’ultima frase che mi ha lasciato e che, ogni tanto, ripeto silenziosamente a me stesso, come se fosse una preghiera recitata per fortificarmi:

“Ti consiglio di non perdere la pazienza dell’attesa. Quando ti senti stanco, cerca coraggio e speranza tra i poveri. Fra loro trovi le cose che lo Spirito Santo ha sottratto ai saggi e agli intelligenti”.

Adesso Arturo é arrivato in fondo, dopo avere speso una vita lunghissima per la giustizia del Regno di Dio. Sarebbe stato facile per lui dire di essersi speso per Dio, ma agli uomini di Dio questo non basta. Come dice il mio amico Beppe Stoppiglia, non conta solo spendersi per Dio, ma per la giustizia del Regno.
Ci sostiene la consapevolezza che con questi uomini il Regno di Dio cresce e non si arresta. Il resto é davvero poca cosa.

Egidio Cardini