Le nostre mani e la passione

«La passione di Gesù e una storia di povere mani, che denudano, inchiodano, giocano a dadi, spaccano il cuore.
Ci sono pure le nostre mani!
Mani che contano volentieri il denaro, mani che legano le mani agli umili, mani che applaudono le prepotenze dei violenti, mani che spogliano i poveri,
mani che inchiodano perché nessuno contenda il nostro privilegio,
mani che invano cercano di lavare le proprie viltà,
mani che scrivono contro la verità, mani che trapassano i cuori».
[don Primo Mazzolari]

 

Con una fremente passione interiore, cerchiamo di avere alcune «faticate, irrinunciabili chiarezze». Non certezze, ma chiarezze. Chiarezze miti, mobili come la vita, vive di quel dubbio che ricerca e non distrugge, non abbandona; chiarezze irrinunciabili come la luce.

È gravissimo autismo irridere le religioni. La morale è vivere con e per gli altri, perché così viviamo anche per noi. Questi fremiti dell’anima sono anche i sacramenti veri e buoni di tutte le religioni e, per questo, dovremmo costruire assieme un bene mite.

Non chiedetemi di definirlo.

Sarebbe come stringere in pugno i petali di un fiore o le ali di una farfalla. Noi non siamo senza verità, non rinunciamo alla verità, perché la verità non è quella là, rocciosa, poco ospitale, ricca di nemici e prodiga di condanne, ma è la buona relazione umana. Quella di cui Gesù ha detto: «È più felice chi ama, di chi è amato». Chiedetemi però di cercarla, questa verità che è il bene, insieme a voi, e cercarla vuol dire viverla insieme a voi, e raccontarla sulle strade, la verità mite della vita, quella che non tradisce.

Giuseppe Stoppiglia