Amici che ci lasciano: Luigi Zuccheri di Bassano del Grappa

È morto Luigi Zuccheri. Il 29 novembre, mese dei santi e dei morti. Nato a Bologna e deceduto a Bassano.

Ricoverato a settembre 2017 per una crisi cardiaca, ha subito un intervento chirurgico a Vicenza. Una infezione successiva è stata per lui fatale. Primo di cinque figli, quattro maschi e una femmina, Chiara, muore a 54 anni.

Non ricordo come ci siamo incontrati. Non lo ricordo proprio, ma so che abbiamo vissuto assieme l’avventura di Macondo, che poi diventa confidenza di vita, con le paure ed il coraggio, le prospettive e i fallimenti. Premendo sulla fiducia, ma senza indugiare troppo.

Dare l’addio ad un amico, ad un compagno di strada è sempre cosa triste, talvolta straziante; come nel caso del saluto per la morte. La memoria che ci resta di Luigi è accidentata, per questo è una memoria sofferente. Ma resta insieme una testimonianza di come va il mondo, e di quanto sia difficile trovare la strada giusta. Perché la strada non è un calcolo delle probabilità, non è un calcolo razionale di quel che possiamo fare. Tanto meno di quel che dobbiamo fare. Molte sono le persone coinvolte nelle nostre scelte e non riusciamo a fare le cose a cuor leggero.

Ci troviamo dentro una rete complessa che ci protegge, ci conduce e ci condiziona. E non sempre è facile trovare il garbuglio, dipanare il garbuglio in cui a volte le scelte o le necessità ci spingono.

I genitori ci danno la vita, veniamo al mondo, in un paese che altri conosce ma che noi conosceremo forse nel tempo, in un complesso di relazioni buone e meno buone; con desideri e spinte, compiti e ruoli scelti più o meno; dentro un mondo di alberi e di paracarri. Proprio così: di alberi e di paracarri

In queste circostanze che ci sono date, Luigi ha tentato le sue strade, a provato i suoi voli, ha immaginato i suoi percorsi, dentro una gara di affetti e di scelte non sempre facili. Ha vissuto la esperienza di Macondo con entusiasmo, perché forse rifletteva un mondo di circostanze, sogni di viaggi e di nuove proposte.

Ma non siamo amici e compagni solo per questo. Abbiamo condiviso parole, conversazioni, proposte; assieme ci siamo seduti a tavola per mangiare e bere, perché questo fa bene allo spirito. Ci siamo ritrovati, poi assentati, e poi di nuovo ritrovati, fino a quando la malattia lo ho sottratto allo sguardo dei molti ed è rimasto protetto dalle cure dei fratelli e dei suoi genitori.

Ora che parte posso solo dire a lui, a Luigi, di lasciare da parte gli affanni, di pensare a noi in modo leggero. Noi continueremo a fare e dire quel che insieme ci siamo detti, lamentando e proponendo nuovi orizzonti, sperando che le gambe tengano e non si rompano i piedi.

Va in pace, Luigi. Se per caso ti è concesso di volgerti indietro, sappi che stiamo camminando e non ci dimentichiamo di chi con noi ha camminato e pianto e riso assieme.

Giuseppe Stoppiglia, presidente onorario dell’Associazione Macondo

Gaetano Farinelli, presidente dell’Associazione Macondo