Chi è l’adulto credibile

Oggi pomeriggio siamo montati nel quarto giorno dall’Assemblea Generale dei Soci di Macondo. Mi sono arrivati volti di gioia, giudizi (benevoli) di entusiasmo, segni di condivisione convinti, pure qualche plausibile e doveroso mugugno e docile reattività, dovuti all’impulso o vecchia sofferenza. Sono rimasto dubbioso se scrivere questo post, sapendo che alcuni lettori sono digiuni dei termini usati, in assemblea ho cercato di usare un linguaggio per una riflessione congiunta.

Chi è l’adulto credibile? È l’individuo che ha compiuto una scelta nella sua vita. Non è rimasto al palo dell’eterna giovinezza spirituale, pronto a essere questo o quest’altro, ma deciso a prendere parte alla grande avventura, assumendosi il rischio dell’esposizione. Prima ancora dei rami secchi, ha tagliato dentro di sé quelli fioriti, ciò che sarebbe potuto diventare. Ha bruciato i vascelli. Non si torna più indietro dalla vera azione, perché cambia il nostro essere e lo modifica in modo indelebile. Su questo, Dietrich Bonhoeffer ha scritto delle pagine formidabili e indimenticabili in Resistenza e resa (un libro che ha composto la mia vita):

«L’adolescente non è mai totalmente là dove si trova; ciò fa parte della sua natura, diversamente lui sarebbe privo d’immaginazione. L’uomo invece è sempre un tutto e non sottrae nulla al presente. La sua nostalgia, che resta nascosta agli altri, è in qualche modo superata, e quanto più grande è il superamento che deve compiere, per essere totalmente presente, tanto più misterioso affidabile egli diventa, nel fondo del suo essere per il prossimo, e in particolare per i giovani. Che stanno ancora camminando sulla strada da lui già percorsa».

Campese, 17 gennaio 2018

Giuseppe

– prete e viandante –