Associação dos Familiares Vitimas de Violéncia

dereitosCentro de Direitos Humanos HENRIQUE TRINIDADE

Chi era Henrique Trinidade

Henrique Trinidade era un lavoratore e un leader nella lotta per la Riforma Agraria nella regione dell’Alto Paraguai.
Trinidade era un uomo semplice al pari dei restanti 170 coloni che da vent’anni lavoravano nella località di Capão Verde.
Nella sua lunga lotta Henrique ricevette molte proposte dai grandi proprietari perché desistesse nei suoi propositi, in cambio di favori personali, proposte che Henrique rifiutò sempre, come esempio di libertà.
Nel 1979 iniziò una persecuzione presumibilmente ad opera dei proprietari della Fazenda Corema.
Henrique Trinidade coinvolse parlamentari, denuciò gli assassinii e pretese incessantemente dagli organi competenti una soluzione definitiva al problema della terra. Henrique Trinidade fu assassinato il 4 Settembre 1982.

I Diritti umani sono violati

La violazione dei Diritti Umani è una costante in tutta la regione del Mato Grosso È una lotta antica, una lotta per il diritto alla salute, alla proprietà, all’educazione, alla cultura, all’insegnamento di base, al lavoro, alla casa. È una lotta per vivere senza il terrore di rappresaglie, è una lotta per sentirsi al sicuro sia nel proprio focolare sia fuori di esso. È tutto quello che va sotto il nome di rispetto per l’essere umano e per il suo modo di vivere.

Gli interventi

Il Centro de Direitos Humanos Henrique Trinidade (CDHHT) ha sede a Cuiabà capitale dello stato brasiliano del Mato Grosso. Si attiva in tutti quei casi (e sono molti, frequenti) in cui viene calpestato il diritto:

  • alla terra;
  • all’accesso alla Giustizia;
  • a vivere con dignità, a non soffrire le umiliazioni;
  • alla salute;
  • a non soffrire gli abusi delle Autorità; all’educazione;
  • a non subire discriminazioni per razza, sesso o condizione sociale.

afvvAssociação dos Familiares Vitimas de Violência

Nascita dell’AFVV

Nel 1998 delle persone che subirono l’assassinio dei loro cari si recarono al Centro dei Diritti Umani Henrique Trinidade di Cuiabà per ottenere dalle Autorità la punizione delle persone accusate degli quegli omicidi.
Da quella esigenza e dal coraggio dimostrato di richiedere giustizia (cosa difficile per persone costrette a vivere ai margini della società) ha preso vita l’Associazione dei familiari vittime di violenze.

Scopi e attività

Lo scopo principale è far appurare i casi di violenza, agevolare e rendere efficace la conduzioni delle indagini.
In secondo luogo, convincere altre famiglie ad uscire allo scoperto, aiutarle a denunciare le morti subite, a sostenerle durante le indagini e il processo.
Accanto a questo si avviano delle attività di riscatto e di autostima (una delle principali cause dell’impunità degli assassini è dettata dal senso di nullità che i poveri provano per se stessi).
Formulano delle proposte politiche nel campo dei Diritti Umani. E allo scopo organizzano delle conferenze, dei seminari, dei laboratori culturali e dei momenti ricreativi. Per divulgare i vari casi coinvolgono i mass media, catturano l’attenzione della gente con delle manifestazioni.
Fanno attività di sostegno visitando i familiari colpiti e visitando i carcerati.

Il contesto in cui operano

Cuiabà è la terza città più violenta del Brasile. Conta 600.000 abitanti e 400 omicidi all’anno. Più di uno al giorno!
Peggio di Cuiabà c’è solo São Paulo che di abitanti ne ha 17 milioni e Rio de Janeiro che di abitanti ne ha 9 milioni. I morti ammazzati in genere sono poveracci o dei ragazzi di strada, comunque gente costretta a vivere ai margini della società e che la società non vuole. Vengono ammazzati da assassini incaricati da benestanti, per liberarsi del problema dei furti e dell’accattonaggio.
In genere i poveri, sono gente che ha dovuto abbandonare la campagna e tentare la fortuna in città. Ma la città non offre niente a loro. Cresce il disagio, la frustrazione, il senso di inutilità… Si sfasciano le famiglie, i bambini abbandonano le loro case, si vive alla giornata, di espedienti. In Brasile sono 30 milioni le persone costrette a sopravvivere ogni giorno, 30 milioni di persone dimenticate dalle Istituzioni, anzi, 30 milioni di persone che per le Istituzioni non sono mai nate.
Di qui il disprezzo verso gli ultimi.
Si capisce allora come diventa difficile per i pionieri dell’AFVV convincere gli altri poveri che sono qualcuno, sono persone, e come tali debbono reclamare i loro diritti, gridare il loro diritto alla vita.
E si intuisce come diventa difficile in condizioni di estrema miseria, sostenere una spesa per seguire le indagini o un processo.
Gli ostacoli che incontrano sono banali, come pagare una tratta di un percorso urbano di un autobus. Non hanno denaro, e se l’hanno lo spendono per sfamarsi, non certo per far valere i propri diritti.