Escola universal de musica do Capão

Centro per lo sviluppo e l’evoluzione dell’Uomo attraverso la Musica e l’Arte

PERCHÈ

Perché fare una scuola di musica in un villaggio di 2000 abitanti in mezzo a un Parco Nazionale dello stato di Bahia, Brasile?
Semplice: perché me l’hanno chiesto, perché ho avuto l’intuizione di potermi mettere a disposizione di questo progetto. Perché in 3 mesi sono riuscito a fare molte delle mie attività, concerti, laboratori, spettacoli… non solo ottenendo soddisfazione personale, ma anche riconoscendo uno scambio con la comunità che mi ha accolto, ovvero considerando  il mio esserci come una cosa positiva, costruttiva, utile.
Sia chiaro quindi che il mio non è un progetto “calato dall’alto”, ne’ di tipo puramente filantropico, per un paese “povero”. Lo  faccio per me, e contemporaneamente lo faccio per la comunità dove vado, lo faccio basandomi sulle sensazioni, idee, emozioni che ho provato, immaginando che questo scambio tra me e il luogo, attraverso la musica e la scuola di musica, possa ingrandirsi e portare molti frutti.
Detta in altri termini vado a insegnare, cioè vado a imparare.

Perché una scuola di musica?
Perché in parte lo so fare, perché manca, a detta della comunità, un posto che raccolga e catalizzi le diverse e variegate esperienze musicali del luogo, la Vale do Capão.

VALE DO CAPÃO

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Il villaggio Caete Açu, comunemente chiamato Vale do Capão, è un villaggio di 2000 abitanti circa, situato nel cuore della Chapada Diamantina, un Parco Naturale nell’interno dello stato di Bahia, a circa 450 km dalla capitale di Stato, Salvador. Essendo il parco naturale per la maggior parte su altipiano, la media dei villaggi e paesi è a un’altitudine di 1000 metri s.l.m.
Nato come altri insediamenti per dare una sede ai lavoratori e cercatori nell’epoca dell’estrazione di diamanti e pietre preziose, è rimasto un insediamento rurale basato sulla coltivazione del caffè e le piantagioni di banane. Per il fatto di essere immersa in bellezze naturali (fiumi e cascate, sentieri, giungla tropicale, animali quali scimmie, serpenti…), e di essere difficilmente raggiungibile la vale do capão negli ultimi 30 anni ha richiamato un certo tipo di turismo, differenziandosi dalle cittadine vicine della Chapada per la mancanza di strutture turistiche classiche e per la geografia e “urbanistica” sostanzialmente immutata dall’insediamento rurale (fino a 10 anni fa non c’era la luce elettrica).
Si configura così la situazione attuale dove la maggior parte degli autoctoni condivide la “cittadinanza” con alcuni stranieri (dal resto del Brasile, Sud America, Europa e America del nord principalmente) che si sono fermati per brevi o lunghi periodi. A fianco di turisti che si fermano solo per le ferie, c’è anche un cospicuo movimento per lo più di artisti, ricercatori, artigiani che si fermano invece da qualche mese a qualche anno.
Io sono uno di questi e questo è quello che ho incontrato.

IL CONTESTO

Mi è difficile in una comunità come quella del Capão dare delle definizioni sulle attività “culturali” e “artistiche”, o “socio-antropologiche”. Tuttavia per semplificare faccio una lista di ciò che mi ha attirato o verso cui sono stato attirato:
-circo do Capão con spettacoli e attività annessi;
-coro;
-musicisti sciolti;
-3 scuole dell’infanzia e una scuola superiore;
-capoeira;
-rituali di guarigione;
-scuola di musica.

IL CIRCO
capao115 anni fa Jean Paul Galinski (un acrobata francese che ha collaborato con Dario Fo e Giorgio Strehler) ha fondato il Circo do Capão, creando una rete di attività come produzione di spettacoli, laboratori per piccoli e adulti sulle arti circensi (giocoleria, clownerie, trapezio, tessuto, funambolismo), attivazione di laboratori di musica, danza e cultura orale, contatti e collaborazioni con altri organi e istituzioni culturali dello Stato. Da quest’anno è stato riconosciuto come Ponto di Cultura cominciando con un nuovo ciclo di attività rivolto a rinforzare quelle già esistenti ampliando però proiezioni di cinema, concerti, collaborazioni con altri artisti, e potenziando il settore della promozione di performance e tourné nello stato di Bahia attraverso la rete dei pontos di cultura.
Essendo il più grande e vecchio centro culturale fa indubbiamente da catalizzatore delle proposte nella vale do Capão, accogliendo tutti gli artisti che prestano le loro arti alle attività laboratoriali e performative del circo: ne nasce una continua proposta di laboratori sulle arti circensi, danza, musica… allestendo spettacoli che nel periodo estivo raggiungono la cadenza settimanale.
Con i laboratori per bambini  e con i laboratori di formazione per giovani artisti ha stabilito una forte e costante legame con la comunità.

CORO
Da diversi anni è attivo un coro amatoriale condotto da una musicista di Salvador che risiede nella Vale do Capão. Oltre che essere motivo di aggregazione sociale e sperimentazione musicale funge anche da interessante promotore e divulgatore di alcune delle musiche tradizionali e orali del territorio, e della cultura afro-brasiliana in generale. Si esibisce in  feste popolari (per esempio la festa si san João, a Giugno) e occasioni nate spontaneamente nella comunità.

MUSICISTI SCIOLTI
Come accennato nel Capão abitano per brevi o lunghi periodi diversi artisti provenienti da diverse parti del mondo. Una parte di essi sono musicisti che spesso si esibiscono o al circo o nei 4-5 locali disponibili (a seconda dei periodi di ferie  turistiche) per musica dal vivo. Spesso succede che si formino dei veri e propri gruppi nuovi che per un periodo suonano nella valle o nei paesi circostanti.
Le attività laboratoriali sono spesso legate alle attività del circo, e anche i musicisti si mettono a disposizione per i “cabaret”, gli spettacoli che il circo organizza assemblando proposte degli artisti “di passaggio”.
È capitato che si fermasse qualche musicista di fama nazionale, vuoi per un workshop, vuoi per l’organizzazione di alcuni concerti.

SCUOLE
Ci sono 3 scuole per l’infanzia: una statale, una autogestita dall’associazione degli abitanti, una scuola Waldorff (scuola staineriana). Nella scuola statale dell’infanzia  sono attivi i corsi delle scuole superiori (fino a 17 anni di età).

SCUOLA DI CAPOEIRA
Due volte la settimana una scuola di capoeira raccoglie una trentina di iscritti di diverse eta’. La domenica mattina si apre a chiunque voglia cimentarsi in questa arte (le rodas)

RITUALI DI GUARIGIONE PRATICHE DI CURA
Non sapendo come altro definirli, mi riferisco a pratiche rituali e\o religiose appartenenti a diverse culture e origini, ma che trovano nella Vale do Capão un luogo di pratica, sperimentazione, diffusione. Intendo più nello specifico i rituali del S.Daime, la capanna sudatoria, il vaccino del rospo, e rodas di cura con i cristalli, vari tipi di massaggio, ayurvedico, shatzu e di altre origini culturali.

SCUOLA DI MUSICA
Seppure per il breve periodo della mia permanenza nella Vale do Capão, in relazione a tutte queste realtà ho cominciato e inaugurato una “Scuola di musica Senza Sede” che ha dato vita a: lezioni individuali (fisarmonica, pianoforte, tromba, chitarra), lezioni collettive, preparazione di una “orchestra” per 2 performance in cabaret del circo, formazione di un gruppo (musiche originali e di tradizione orale) con relative serate in un locale, collaborazione con i già esistenti corsi di “samba de coco”, percussioni e danze africane, arrangiamento per coro di alcuni brani del repertorio tradizionale.

SCUOLA UNIVERSALE DI MUSICA  DO Capão
(Escola Univarsal de Musica do Capão)

Trovare un luogo fisico, continuare e ampliare le attività, essere un punto di riferimento e promozione. Questa è l’idea di scuola di musica che ho e che, parlando e scambiando idee e pareri con alcuni artisti e promotori locali, sembra corrispondere alle esigenze della comunità.

LUOGO FISICO. Per ora la scuola è cominciata sotto un grande albero presente nel sito del circo, uno spiazzo all’aperto che, date però le favorevoli condizioni ambientali, ha permesso il battesimo e l’inizio delle attività. Il circo ha dato a disposizione il tendone per alcune ore a settimana e un pezzo di terra (circa 1500mq) retrostante il tendone dove eventualmente costruire un edificio vero e proprio.
A disposizione della scuola nascente ci sono anche una stanza del centro culturale della associazione degli abitanti (già utilizzata dal coro) e una stanza in un centro culturale privato, ma fuori dal “centro” (almeno 20 minuti a piedi).
Altra possibilità da verificare è avere in gestione un locale in disuso del Comune (amministrativamente, la Vale do Capão è sotto il comune di Palmeiras), che necessita però di migliorie e restauri, implicando un lungo iter burocratico.
Si prospettano quindi 3 momenti: una fase (qualche mese?) in cui le attività continuano nei luoghi “prestati”. Una seconda fase in cui o si ottiene il locale del comune o si riesce a comprare il terreno a fianco del circo o ancora si accetta la proposta del circo di utilizzare una parte della sua terra per costruire il primo edificio. Infine inaugurazione del locale vero e proprio.

CONTINUARE E AMPLIARE LE ATTIVITÀ. Come dicevo sono già esistenti delle attività didattiche e delle pratiche musicali tout court nella valle. La E.U.M. può semplicemente essere catalizzatore, divulgatore e amplificatore. In poche parole negli spazi della scuola succederanno: lezioni di musica individuale (sono già presenti e attivi insegnanti di chitarra, fisarmonica, percussioni tradizionali, flauto traverso) e collettiva (samba de coco, percussioni africane), didattica e psicopedagogia musicale per bambini (probabilmente nelle scuole per l’infanzia), attività trasversali per l’incontro di musicisti, quali workshop con “esperti” provenienti da Salvador e dal resto del mondo, formazione di un orchestra stabile per il circo, collaborazioni con il coro. Da qui la E.U.M. diventa anche promotrice di pratiche già esistenti di: valorizzazione della cultura orale (racconti, filastrocche, canti locali, musicisti della “vecchia generazione”); rafforzamento e diffusione della musica tradizionale “forrò”, con laboratori, formazione di gruppi, suonare nelle feste e nelle sagre locali; documentazione di queste e altre pratiche musicali; produzione materiale audio e video attraverso la collaborazione con uno studio di registrazione nascente, o con la creazione di un reparto audio visivo specializzato.

PUNTO DI RIFERIMENTO E PROMOZIONE. Un terzo settore di sviluppo delle attività prevede il contatto con realtà simili di altri paesi della Chapada, come Lençois dove già esiste una piccola orchestra di musica classica. La collaborazione attraverso scambi, laboratori (per esempio già sono stati fatti laboratori di costruzione di marionette e narrazione creativa nelle scuole di Palmeiras), concerti, vuole arrivare alla creazione di una rete all’interno del parco naturale di tutte le realtà che si occupano di musica ma in generale di attività creative ed artistiche.
Mi riferisco non solo al Circo e agli altri Pontos de Cultura, ma alla feconda collaborazione, per esempio, con  progetti nascenti come il bibliobus (biblioteca itinerante) attraverso il quale raggiungere i villaggi e le comunità più sperdute e isolate.

CONSIDERAZIONI DI METODOLOGIA, PSICOPEDAGOGIA, DIDATTICA.
Tengo a fare qualche considerazione su cosa vuol dire scuola di musica in un contesto culturale storico e sociale diverso da quello da cui provengo.
Per semplicità e mancanza di spazio per approfondire, affermo che in buona parte delle pratiche di “insegnamento” e “apprendimento” nella nostra cultura è previsto un docente, colui che sa, e un discente, colui che impara. Questo complicato e complesso processo, avviene attraverso sfumature e metodologie diversissime, ma per chiarezza uso due estremi: il conservatorio, da una parte, come simbolo dell’istituzione del sapere (musicale, diciamo) che prevede un programma e delle metodologia predeterminate, cui a prescindere dalla provenienza, ciascun allievo si deve adeguare; e, dall’altra, quei pochissimi maestri di musica popolare rimasti, con i quali è necessario stabilire una relazione che richiede tempo e costanza per incontrarli e aspettare che il maestro decida quando e quanto trasmettere.
Essendo cosciente che questi modelli sono appunto idealizzati e contengono il rischio dell’ideologia, li uso per evidenziare altre pratiche di trasmissione, apprendimento, insegnamento, che ho visto e praticato: una dimensione orizzontale dove il collettivo (in una scuola di samba per esempio) suona e i discenti (bambini) osservano; nelle pause i bambini praticano e “rubano il mestiere”. Se da una parte (conservatorio) abbiamo delle lezioni e lo “studiare”, per rispondere a modelli estetici, poetici, musicali e didattici, dall’altra abbiamo un praticare privo dell’impianto pedagogico, diciamo “spiegazionistico”. Ora anche in questo caso, ci sono dei modelli musicali e culturali di riferimento.
Il nostro intento è creare una situazione mista in cui coesistano pratiche appartenenti a questi estremi e che fluiscono tra essi; per capirci dalla lezione di teoria alla jam session agita senza intenzione pedagogica, ma che si rivela tale per chi è venuto a “rubare il mestiere”, ad ascoltare ad ap-prendere. E in questo abbiamo la possibilità e la responsabilità da una parte di attingere alla tradizione dei modelli musicali locali (forrò, samba, choro, ecc…), dall’altra offrirne altri appartenenti a diverse culture musicali (musica afro-americana, jazz, musica etnica di altri paesi del sud America, musica colta, europea ed extraeuropea, musica italiana,…) e infine cercare un nuovo paradigma in cui il processo di apprendimento non abbia modelli estetici, tecnici, culturali di riferimento, cui “arrivare” o da “riprodurre”, ma sviluppi una nuova capacità creativa di inventare e costruire nuove musiche vivendo il processo pedagogico non come distaccato, ma come compresente e coesistente a questa capacità.

Ciò comunque non discrimina il fatto che nella valle do Capão il semplice “mettere in piedi” una “scuola di musica” già dà la possibilità di contattare le classi sociali che vivono sulla soglia della sopravvivenza, valorizzare la cultura e la tradizione locale, obbiettivi e pretese che, di per sé, a mio parere, già danno senso al progetto.

FASI OPERATIVE, SPESE, RICERCA DELLE RISORSE

Come ho detto la E.U.M. in un certo senso già esiste. Tuttavia per immaginare secondo dei canoni istituzionali il suo riconoscimento e il suo ampliamento, consideriamo alcuni passi necessari.
1-costituzione in associazione culturale per avere un riconoscimento giuridico (persona giuridica)
2-collaborazione con il Circo do Capão secondo alcune possibilità: essere indipendente, far parte della “sezione  musica” del Circo, essere associazione all’interno del Ponto de cultura come se esso fosse un consorzio di associazioni, per ora, il circo e la E.U.M.
3-in concomitanza con le scelte del punto 2, la E.U.M. cercherà di avere una sede, a seconda: su suolo o locali pubblici dati dal comune; su suolo privato nel caso le risorse lo consentano; su suolo del terreno di proprietà del circo.

Anche se l’associazione non è ancora stata costituita, per avanzare con questi lavori una decina di persone si sono attivate nella stesura di un progetto per partecipare a bandi di concorso per l’accesso a fondi dello Stato di Bahia, nell’area pedagogico-educativa per la lotta alla marginalità sociale, e nell’area artistico-creativa per la costituzione di gruppi e la promozione di nuovi talenti. Inoltre qualcuno sta cercando delle risorse in via informale tra amici e conoscenti.
Si auspica che attraverso la realizzazione della forma giuridica nel tempo di un anno si possa accedere a una qualche forma di finanziamento, comunale, provinciale, dello Stato di Bahia, nazionale.

Nel frattempo sono in corso anche altre forme di fund raising quali:
-finanziamento da associazioni italiane od europee coinvolte in progetti di sviluppo (educativo, sociale e quant’altro) su suolo brasiliano
-finanziamenti di aziende private italiane che abbiano un qualche interesse, anche solo pubblicitario.
-feste di autofinanziamento in scuole di musica, centri culturali, associazioni, che mostrano interesse nella promozione. A ognuno è proposta una collaborazione di “gemellaggio” con l’auspicio di mantenere dei contatti e di stabilire future relazioni di scambio
-pubblicità e raccolta fondi di artisti e colleghi
-raccolta donazioni attraverso mailing list

Nonostante le molteplici varianti in gioco possiamo riassumere un bilancio preventivo in questi termini:

costo del terreno                 7000 euro
costruzione dell'edificio         7000 euro
costituzione in associazione
e spese burocratiche              1000 euro
strumenti musicali                5000 euro
TOTALE                           20000 euro

In base al procedere della raccolta fondi si attueranno le fasi come detto:
1° ANNO
-inizio delle attività (lezioni di musica, concerti, collaborazione con il circo)
-costituzione in forma giuridica
-attivazione di una segreteria operativa per la  ricerca fondi
-terreno
2°ANNO
-costruzione edifici
-allestimento e inaugurazione e spostamento delle attività nell’edificio
3°ANNO
-iniziative per la diffusione delle attività nella regione Chapada Diamantina e nello Stato

Chi è Stefano Cortese (08-01-1974)

stecorteseSi è formato e ha lavorato per 10 anni nella “Scuola Popolare di Musica Ivan Illich” di Bologna, frequentando corsi e laboratori di improvvisazione, composizione, musica di insieme, voce, strumento, arrangiamento, musica popolare del sud Italia, musica klezmer…a fianco di musicisti di fama nazionale e internazionale (T. Honsinger, F. Puglisi. M. Mengelberg, G. Pagnozzi, S. Sorrentino, E. Marraffa, B. Phillips, P. Minton, S. Panu,…). Ha insegnato musica di insieme, musica klezmer.
Ha perfezionato lo studio del pianoforte e la pratica dell’improvvisazione in corsi estivi (Nuoro jazz (2006) con P. Fresu e B. Tommaso; «Cantiere di Musica Attuale» (1999-2000) con A. Impullitti; Festival Nazionale di Choro (2006, Rio de Janeiro) con C. Bastos, S. Anna Arresi (2008)  con D. Douglas, B. Morris, G. Schiaffini.
Ha suonato con diversi gruppi in Italia e all’estero (Germania,  Francia, Turchia, Croazia, Argentina, Brasile): Bandiga, Kruska trio, Band au Ciel, Bandita, C. Darwin Evolution 5et.
Performa ad Angelica Festival (BO)  con diversi progetti ; P. Minton (2005) ; B. Phillips con il progetto «Fete Foreign» (2005-2008)
Dal 2005 fonda Magus Ensemble con cui intraprende una ricerca musicale cercando di fondere diversi linguaggi musicali e approfondendo la composizione e l’arrangiamento collettivo, scrittura e improvvisazione.
Partecipa ad incontri, session  e performance di musica improvvisata: collettivo Gnu c/o Scuola Popolare di Musica «I. Illich» (BO); collettivo «la danza della luna» con musicisti, attori, performers, danzatori, narratori, poeti; festival “Migrantica” con danzatori e musicisti)
Scrive e compone musiche per film e teatro (Premio miglior colonna sonora per “Amori in Corto 2000”, Terni, consegnata da N. Piovani; Strade del Cinema, Aosta 2005,con Magus Ensemble, premio del pubblico)
Come compositore-direttore ha scritto e diretto brani per diversi ensemble (Banda degli Artisti di Strada, collettivo di Auberive, Francia;  Clarinet 4; Bandita, Cirko Paniko) realizzati anche in contesti estemporanei come laboratori, incontri, jam sessions.
Ha collaborato come musicista-attore con gruppi di teatro per l’infanzia e teatro partecipativo (La Baracca, Zeroteatro,) in Italia e all’estero (BiH, progetto internazionale «kids festival», con performance e laboratori), e con artisti indipendenti (“Saltimbanchi senza frontiere” Palestina, 2005, spettacoli per bambini). Ha fondato la compagnia PanTarea per uno spettacolo sul pane durante un viaggio in Sud America (Brasile, Argentina 2006) con repliche anche in Italia. Ha realizzato lo spettacolo circense-musicale “Cirque Fratelli Petit”.
Conduce laboratori di espressività creativa e musicale per l’infanzia; laboratori di musica di insieme e guida all’ascolto per adulti; workshop di improvvisazione musicale e composizione collettiva.
In particolare da alcuni anni ha intrapreso una ricerca sulla performance musicale rituale, per la quale ha condotto alcuni laboratori tra cui “Time for Darkness and time for Light” (Spalato 2003), “Barriere di Cartapesta” (Pescara 2004), “Oriente vs Occidente” (Palermo 2005), “Lithos” (Brescia 2006), “La danza della luna” (itinerante, 2007), “Banda Sonora” (Empoli, 2008)
Da 3 anni viaggia con un furgone e un pianoforte dando vita allo spettacolo “la leggenda del pianista nel furgone” e portando in svariati luoghi d’Italia «…alcuni personaggi, serenate a domicilio, immaginari poetici, trattamenti musicali personalizzati, lezioni di musica…» (www.ilpianistanelfurgone.it).
Ha lavorato come direttore artistico di Festival d’Arti (Spalato 1999-2001)
Ha collaborato con diversi comuni per progetti sociali e artistici come « teatro territoriale » (Comune di Bologna) e « Loving Amendola » (Comune di Modena); ha lavorato come operatore di Metodologia dell’educazione musicale con l’Università di Mariana (MG, Brasile) e con diverse ONG; come operatore musicale nelle scuole per diversi comuni (Bologna, Venezia, Aosta, Modena, Bologna, Pavia, Varzi, Sulmona, Trento, Bolzano)
Si occupa di etnomusicologia e antropologia culturale raccogliendo documenti sonori e interviste a musicisti e anziani di diversi continenti (Palestina, Argentina,Brasile, Italia, Croazia, Bosnia)
Viaggia e viaggerà molto.
Aiuta amici e sconosciuti con delle pratiche di massaggio e massaggi sonori.
Dopo 10 anni sta ancora imparando a fare il pane con pasta madre centenaria.