¡Hola!

Col suo passo lento ripeteva ogni giorno lo stesso itinerario, doveva consegnare ai suoi compaesani le parole che altri gli avevano affidato, e potevano star tranquilli che sarebbero arrivate a destinazione, conosceva l’indirizzo di ognuno. Il “buongiorno” da offrire a tutti e la battuta scherzosa con il conoscente che incrociava gli facevano compagnia nel suo giro. Ma a nessuno aveva dato modo di intuire l’insofferenza che provava dentro, la voglia di dedicarsi ad altro.

Da ragazzino era entrato in seminario, ma dopo un anno gli avevano spiegato, accompagnandolo alla porta, che non aveva la vocazione. I preti hanno la presunzione di essere chiamati, si sentono eletti, non sono persone che lavorano, loro hanno una missione. Fiore non era stato chiamato, non era nell’elenco passato al priore dal Padreterno, così gli avevano dato un borsone a tracolla in pelle, una divisa e si era messo a consegnare la posta, e lentamente sono trascorsi i giorni, i mesi, gli anni.

Da adulto aveva accettato l’invito di un amico di partire con lui per visitare un missionario che vive anche grazie al sostegno della loro parrocchia. L’idea romantica del missionario che aveva da bambino, del prete barbone attorniato da bambini festanti, si era improvvisamente infranta. La realtà era ben diversa. Ritornò turbato da quello che aveva visto, non si aspettava che anche quella fosse la Chiesa, e cominciò a camminare, non aveva paura di camminare, lo faceva da una vita, si guardava intorno, voleva capire se esisteva un’altra chiesa, e aveva iniziato a frequentare altri preti, quelli poco raccomandabili, quelli che vogliono essere fedeli alla Parola e non alla Chiesa Maggiore. In questo andare si è imbattuto anche in Macondo. Intanto maturava in lui il desiderio di essere altro, aveva deciso di perdere la sua vita per guadagnarla: ma in che modo?

Nel 2008 è partito da solo per un’esperienza in Bolivia durata sei mesi, in luoghi che aveva già visitato per dieci giorni.

E in quei sei mesi ha passato il guado, ha abbandonato tutto, matrimonio, lavoro, gli amici del paese per abbracciare quell’esperienza che si chiama Tierra Prometida.

Ora si sta dedicando ai giovani, li sta aiutando a trovare un futuro degno di essere vissuto. Non sta costruendo scuole, non ha come obiettivo principale dare la Prima Comunione. Sta cercando strumenti, li sta costruendo, sta cercando delle opportunità per dare senso alla loro speranza. I bambini abbandonano presto la scuola per entrare nel mondo del lavoro. Vivono in un contesto violento, dove molte famiglie sono disgregate, dove i bambini vivono in solitudine o peggio, in uno stato di abbandono. Capire e operare, questa è la via che sta seguendo.