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	<title>Associazione Macondo &#187; Notizie</title>
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	<description>Associazione per l&#039;incontro e la comunicazione tra i popoli</description>
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		<title>Madrugada numero 84</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 23:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le riviste]]></category>
		<category><![CDATA[Madrugada]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[E' online il numero 84 - dicembre 2011 - di Madrugada, l'alba di Macondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[E' online il numero 84 - dicembre 2011 - di Madrugada, l'alba di Macondo]]></content:encoded>
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		<title>Incontro con Antonietta Potente</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 19:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[L'incontro si terrà il giorno 28 Gennaio 2012 presso l’Istituto Storico Parri Emilia Romagna in via S. Isaia n. 20 a Bologna dalle ore 15 alle ore 19.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="alignleft" style="margin: 2px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-t3D_z1iCWOI/TZuYgiq0sLI/AAAAAAAAAZk/cXGhswdB90Y/s320/copertina.jpg" alt="" width="160" height="252" /><span style="color: #993300;">L&#8217;incontro si terrà il giorno<strong> 28 Gennaio 2012 </strong>presso l’Istituto Storico Parri Emilia Romagna in via S. Isaia n. 20 a <strong>Bologna</strong> dalle ore 15 alle ore 19.</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Antonietta Potente </strong></em>è una suora domenicana. Ha sviluppato una riflessione teologica tra le più profonde e originali, che parte da un ripensamento totale della vita religiosa alla luce di una spiritualità ancorata al presente, capace di unire la mistica alla politica e all’impegno per la salvaguardia dell’ambiente. Nel suo libro, accostando i temi dell’etica all’immagine familiare di una casa e delle sue stanze, l’autrice avvicina tutti, credenti e non, ai grandi quesiti che ci pone la contemporaneità. Nata a Pietra Ligure, in provincia di Savona, nel 1958, Antonietta Potente dopo gli studi diventa suora domenicana e insegna teologia morale. Dal 1994 vive in Bolivia insieme a una famiglia Aymara, impegnandosi in prima linea nel dialogo interreligioso e interculturale, per i diritti delle donne, per l’equilibrio economico e per l’ambiente, tanto da partecipare alla stesura della nuova Costituzione boliviana. Da sempre è una delle principali voci impegnate nel processo di liberazione del popolo boliviano. Docente all’Università di Cochabamba, collabora con numerose Università nel mondo. Ha pubblicato numerosi libri e articoli.<br />
Il suo ultimo libro, “Un Bene Fragile-Riflessioni sull’etica”, è uscito nell’aprile scorso.</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>“Questo libro non è tanto un trattato sull’etica quanto piuttosto un invito a descrivere la vita, sollecitando ciascuno a guardarsi intorno e rendersi conto dei dettagli che la compongono………… si tratta comunque di una proposta di attiva partecipazione in un momento storico in cui ci sentiamo sempre più strumentalizzati e sempre meno protagonisti, al pari dell’ambiente e delle sue risorse…” (dalla prefazione dell’Autrice)</em></span></p>
<p><span style="color: #003300;">In occasione della presentazione dello stesso a Bologna,praticamente nessuno dei presenti, tranne la presentatrice e Giancarla Codrignani, era stato in grado di leggerlo, perchè era uscito proprio lo stesso giorno della presentazione.</span><br />
<span style="color: #003300;">Nel corso di quell’incontro sia da parte di Antonietta Potente sia da parte delle persone convenute si era parlato di  rivedersi in modo da restituire all’autrice  pensieri e  riflessioni, più sedimentate,  che la lettura avesse suscitato. La stessa Potente  aveva raccontato che la sua idea originaria – non accolta dall’editore – era quella di lasciare pagine bianche e di mettere  puntini di sospensione dopo alcune frasi proprio ad indicare la necessità di un dialogo e di integrazioni  tra chi scrive e chi legge.</span><br />
<span style="color: #003300;">L&#8217;incontro è pensato dunque come un seminario in cui i presenti si scambiano riflessioni sul tema del libro, dialogano sul modo in cui i suoi contenuti risuonano nelle vite di ognuno.</span><br />
<span style="color: #003300;">Ci sembra infatti che possa essere importante per molti, in questo momento, non rimanere solo &#8220;consumatori&#8221; di un libro, come quello della Potente, sull&#8217;etica come prassi e scelta di vita quotidiana ma di approfittare della generosa disponibilità dell&#8217;Autrice, ed aprire una modalità di scambio e confronto concreto quale strumento di crescita comune, occasione di apertura al dialogo.</span></p>
<p>Per  maggiori informazioni scrivete a: avv.ianelli@libero.it</p>
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		<title>Reportage da Rio de Janeiro &#8211; premio Puglisi a Suor Adma di Amar</title>
		<link>http://www.macondo.it/2011/reportage-da-rio-de-janeiro-premio-puglisi-a-suor-adma-di-amar/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 15:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario brasiliano]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Suor Adma Cassab Fadel ha ricevuto il 15 dicembre il premio don Pino Puglisi, istituito dall'Associazione Jus Vitae presieduta da P. Antonio Garau. Alla cerimonia erano presenti anche il presidente di Macondo G. Stoppiglia con G. Farinelli. Puoi trovare qui il reportage video e la testimonianza di Mauro Furlan, responsabile della nostra Casa di Accoglienza "Maria Stoppiglia" a Rio de Janeiro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per visionare il video reportage da Rio de Janeiro clicca <a href="http://vimeo.com/33893237">qui</a>.</p>
<p>La testimonianza di Mauro Furlan:</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong>Cambiamenti</strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">1.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>Ma dove sono finiti i ragazzi di strada</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Gli educatori della Associazione Amar rientrano dall´abbordaggio più presto del solito e non é la prima volta. “ Non ne abbiamo trovati neanche oggi. Solo uno alla Rodoviaria. Era spaventato , ha confermato che la polizia sta passando e li prende di notte mentre dormono.” Nella città di Rio de Janeiro se vai in giro per le strade non trovi più i gruppi di ragazzi che ci vivevano. La polizia ed il servizio di assistenza sociale ha un nuovo ordine, quello di fare il raccoglimento forzato. La motivazione é il nuovo flagello del Crack che crea delle zone dove si concentrano i consumatori, di solito vicino ai luoghi di spaccio, chiamate “crackolandia”. Ma che fine fanno questi ragazzi? Il comune si vanta di salvare dalla morte molti giovani  internandoli in strutture di accoglienza, ma si sá molto bene che queste sono incapaci di aiutare persone dipendenti dal crack. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">2.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>La città dalle mille meraviglie</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma cosa sta succedendo in questa città? Come mai solo adesso il comune si sta attivando per i ragazzi di strada in questo modo agressivo?  Peché solo adesso si stanno pacificando le favelas dominate dal narcotraffico? Perché i Campionati Mondiali di Calcio nel 2014, le Olimpiadi nel 2016, la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2013, la costruzione del nuovo porto? Perché la città brulica di lavori e di idee? Perché sono state riformulate le linee degli autobus, si sta ampliando la metropolitana, nuove superstrade si stanno costruendo. Perché in cittá si sono organizzati vari eventi come Rio Creativa, nuovi progetti culturali, il convegno sulle nuove attivitá di investimento? Ma chi ha messo in moto tutta questa frenesia e ha costruito le motivazioni per cambiare la realtá di Rio de Janeiro?</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fino al 1960 Rio de Janeiro é stata la capitale del Brasile, aveva un suo sistema socio economico in quanto capitale e centro della politica. São Paulo é sempre stata la capitale economica del paese.  Quando la capitale politica fu spostata a Brasilia, la cittá di  Rio de Janeiro é entrata in una profonda crisi di identità. Fino ad oggi la città si é dibattuta tra enormi problemi sociali, aumento delle favelas, problemi di sicurezza, espansione del narcotraffico, nascita di poteri paralleli come le milizie e il lotto clandestino. In tutti questi anni i vari  tentativi di ridare un nuovo volto e una vivibilità a questa città, sono falliti. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Adesso peró le cose sono cambiate. Il governo federale e il mondo impresariale hanno individuato e deciso il nuovo destino per questa città. Rio de Janeiro sará la città dei mega-eventi, del turismo, della cultura e della creatività, dello sport, dei grandi incontri e  convegni. Rio de Janeiro sta lavorando per presentarsi sulla scena del mondo con un volto nuovo e una nuova funzione sociale, usando un paragone un pó forzato , potremo dire una Miami Beach brasiliana.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">3.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>Basta politici, servono gestori</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">E´appena terminata la grande manifestazione “Rock In Rio” e questa é appena l´inizio di una lunga serie di eventi caratterizzanti il nuovo modello che sta iniziando ad essere impiantato. Il progetto é quello di gestire la cittá come si fa con un grande evento. La formula é quella del Consorzio dove volontá politiche e imprese private si uniscono per la gestione di ogni cosa. La cittá é stata pensata per essere luogo di investimento privato. Il famoso stadio del  Maracanã dopo la coppa del mondo sará privatizzato. In questi mesi si stanno aprendo i processi per la privatizzazione degli aeroporti in tutto il Brasile.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">A Rio si sta applicando quella che é la tendenza mondiale: la gestione della città da parte di chi ha investito denaro con l´utilizzo di tecnici specializzati che possono garantire la qualitá dei servizi. I  politici saranno solo i garanti dei soldi messi dallo stato. Secondo questa ottica il  sindaco si riduce ad avere solamente un compito rappresentativo, chi farà la gestione sarà un tecnico contrattato e valutato sulla base di competenze e risultati. Siamo nell´epoca della gestione.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">4.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>La città privata</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Questa nuova identitá di cittá con il suo nuovo modello di gestione non é mai stato discusso con la società. E´stato presentato dai mass media come la via di uscita capace di coagulare le forze per cambiare veramente questa città. Questo nuovo modello ha l´appoggio del governo, che per favorire i privati con il fine di partecipare allo sforzo collettivo di costruire la nuova città, ha messo a disposizione fondi statali della Banca dello Sviluppo.  Adesso la città diventa spazio privato e disponibile alla creatività di investimento per creare ricchezza. Le piazze stanno tutte diventando centri commerciali a cielo aperto.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Importante notare che la politica in tutti questi anni non ha fatto molto, adesso ci sta riuscendo la forza economica mossa dagli interessi privati che riesce a unire interessi sociali e politici per realizzare questo sogno di città dalle mille meraviglie. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Interessante notare anche il cambio di metodologia usata per garantire la Sicurezza pubblica. Si basa sul rapporto 80-10-10 :  80% di comunicazione e tecnologia, 10% di partecipazione e 10% di uso della forza.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">5.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>La povertá sconfitta dal consumo</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">In questo nuovo sistema le persone sono viste principalmente come consumatori . La città diventa un´offerta di beni e servizi e non piú il luogo della cittadinanza. Essere cittadino non significa avere diritto a decidere,  a costruire il bene comune, ma libertà nel consumare, poter accedere a beni e servizi. Ha diritto a decidere solo “il servizio” in quanto sta pagando.  Nel modello di questa cittá tutto si può terzerizzare compresi beni, servizi, salute, trasporti, carceri, ecc. In questo scenario anche i ragazzi di strada sono visti come consumatori, consumatori di droga. Importante é poter controllare la catena dei fornitori e il territorio. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Grande riflessione si é fatta sulle cinque classi economiche in cui é stato diviso il Brasile, (A-E) e si sta facendo una re-ingegneria della società in modo di permettere la mobilità tra le classi sociali con l´obiettivo di far aumentare la classe media ( classe b-c-d). Dare soldi ai póveri perché possano diventare consumatori.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Altro sforzo é far lavorare insieme i 3 settori economici della società (stato, impresa privata, associazioni). In questa nuova società si da spazio ai grandi pianificatori, a super-tecnici capaci di riorganizzare la città, all´impresario creativo.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">6.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>Vecchie e nuove ONG</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">In questo nuovo scenario le associazioni senza finalitá di lucro devono ripensarsi per poter sopravvivere.  Per poter continuare ad esistere la soluzione ha due strade: chiedere i soldi al comune per eseguire le azioni di politica publica o chiedere soldi ai privati che hanno degli sconti fiscali in quanto contribuiscono nel sociale. Le varie associazioni nate per difendere i diritti, essere la voce degli esclusi, adesso si stanno riducendo ad essere la voce del governo, gli esecutori delle linee di politica pubblica  e misurati sulla loro efficacia. Grande propaganda si sta facendo per il terzo settore che é un fenome di grandi proprozioni: in Brasile esistono quasi 400 mila associazioni con 5 milioni di persone che ci lavorano. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">7.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>Educatore chi sei</em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Questa nuova situazione affetta le persone che lavorano nelle associazioni e specialmente la figura dell´educatore. Nell´ultimo trentennio l´educatore in Brasile si pensava e agiva come il difensore dei diritti. Era colui che conosceva la popolazione di strada o era l´animatore della  comunitá in cui viveva e di fatto si presentava come interlocutore con il potere pubblico. L´educatore era nel senso di Paulo Freire un formatore e un attore politico e aveva un potere in quando aveva una massa critica di ragazzi di strada o di  persone della comunitá che rappresentava. Oggi che i ragazzi di strada sono spariti e la comunitá é diventata  un gruppo di consumatori, l´educatore si riduce a un semplice funzionario, un tecnico dentro una organizzazione. L´educatore che faceva del dialogo la sua arma, nella associazione diventata impresa si trova disarmato. L´educatore non ha più spazio per creare, ma é solo un tecnico che deve eseguire il cronogramma delle attivitá. Ha perso il suo ruolo di profeta  (colui che denunciava  e annunciava) e anche le varie associazioni hanno perso la loro forza politica. Specialmente l´educatore sociale di strada é praticamente scomparso. Gli educatori si domandano dove trovare un luogo per resistere, formarsi e lottare pe la giustizia sociale. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><strong><em><span style="font-size: small;">8.</span></em></strong><strong><em><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></em></strong><span style="font-size: small;"><strong><em>Nascita nuova. </em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Natale 2011 nella cittá meravigliosa chiede nuove nascite. Sotto lo sforzo per rendere la cittá un grande spettacolo mi chiedo quale sforzo dobbiamo fare per non perdere la nostra coscienza di cittadini, la felicitá della relazione e la difesa del bene comune. Che luoghi pubblici dobbiamo ripensare per ritrovarsi, riflettere e resistere alla massificazione e alla  riduzione della vita schiacciata dal sogno economico?  Vecchie risposte non servono, bisogna lasciarsi condurre da un nuovo spirito.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Rio de Janeiro, dicembre 2011</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mauro Furlan</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bassano del Grappa &#8211; Santa Messa di Natale all&#8217;Istituto Graziani</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 13:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno di Natale alle ore 10:30, don Giuseppe Stoppiglia e don Gaetano Farinelli celebreranno la Santa Messa nel salone dell&#8217;Istituto Graziani &#8211; Via Cereria n. 1 &#8211; Bassano del Grappa (nel luogo che ci ospita anche alla festa). Celebreremo insieme Gesù che nasce e al termine ci scambieremo gli auguri. Chi può, partecipi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno di Natale alle ore 10:30, don Giuseppe Stoppiglia e don Gaetano Farinelli celebreranno la Santa Messa nel salone dell&#8217;Istituto Graziani &#8211; Via Cereria n. 1 &#8211; Bassano del Grappa (nel luogo che ci ospita anche alla festa).<br />
Celebreremo insieme Gesù che nasce e al termine ci scambieremo gli auguri.<br />
Chi può, partecipi!</p>
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		<title>Notiziario informativo di AMAR</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 17:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo in allegato il file del Notiziario Informativo di Amar. E&#8217; in portoghese&#8230; per chi non conosce la lingua parlata in Brasile, ci sono delle belle foto che raccontano l&#8217;esperienza dell&#8217;associazione che si occupa delle adozioni a distanza in Brasile, corrispondente di Macondo. Jornalzinho da AMAR &#8211; ùltimas notícias]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo in allegato il file del Notiziario Informativo di Amar.<br />
E&#8217; in portoghese&#8230; per chi non conosce la lingua parlata in Brasile, ci sono delle belle foto che raccontano l&#8217;esperienza dell&#8217;associazione che si occupa delle adozioni a distanza in Brasile, corrispondente di Macondo.</p>
<p><a href="http://www.macondo.it/wp-content/uploads/Jornalzinho-da-AMAR-ùltimas-notícias.pdf">Jornalzinho da AMAR &#8211; ùltimas notícias</a></p>
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		<title>Rinnovata la Presidenza e la Segreteria generale di Macondo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è tenuta domenica 20 novembre 2011 dalle ore 10:00 alle ore 13:30 l'assemblea generale per il rinnovo delle cariche dell'Associazione Macondo per il triennio 2011 - 2014.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta domenica 20 novembre 2011 dalle ore 10:00 alle ore 13:30 l&#8217;assemblea generale per il rinnovo delle cariche dell&#8217;Associazione Macondo per il triennio 2011 &#8211; 2014.</p>
<p>Alla seduta di seconda convocazione erano presenti 47 soci.</p>
<p>Lo scrutinio ha dato i seguenti risultati:</p>
<p><strong>Presidenza</strong> &#8211; è stato riconfermato alla carica di presidente Giuseppe Stoppiglia.</p>
<p><strong>Segreteria Generale </strong>- sono risultati eletti:<br />
- Farinelli Gaetano (Pove del Grappa, Vi) &#8211; vicepresidente<br />
- Deganello Vittorino (Piovene Rocchette, Vi)<br />
- Giorgioni Matteo (Bologna)<br />
- Pedrazzini Samuele (Parma)</p>
<p>Al Presidente e alla nuova Segreteria un augurio di buon lavoro!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La gita</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 07:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[¡Hola!]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[La grande marcia degli Yucacaré contro la costruzione di una grande strada, vista dagli occhi di un bambino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">Oggi di ritorno da scuola, la mamma mi dice che il 15 agosto saremmo andati in gita. Che emozione, che gioia! In GITA! Ho 11 anni e per me questa parola è magica. Durante il pranzo la mamma comincia a spiegare, a me e agli altri due fratelli di otto e sei anni, del perché andavamo in gita. Dice mamma: 	«<em>Noi Yuracaré, viviamo in questo territorio fin dai tempi antichi e desideriamo continuare a viverci e preservarlo per voi figli e per tutti i boliviani. Ora ci sentiamo minacciati da molte persone che vogliono appropriarsi di parti del territorio per i loro interessi. Molti sono penetrati per tagliare gli alberi in modo incontrollato, senza conoscere i bisogni del bosco, altri perforando il sottosuolo alla ricerca di petrolio o gas, taluni occupando praterie per costruire insediamenti e alcuni gruppi per piantare coca da destinarsi al mercato clandestino. Sono quasi quaranta anni che questa zona è stata denominata area protetta e da venti denominata territorio indigeno, prendendo il nome di TIPNIS, Territorio Indigeno Parco Nazionale Isiboro-Secure. Tuo nonno nel 1990, quando avevo 10 anni, mi portò con lui alla prima marcia indigena per la terra, il territorio e la dignità. Arrivati a La Paz abbiamo ottenuto che il parco diventasse territorio indigeno cioè di nostra gestione o meglio amministrazione.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"><em>«Evo Morales, il presidente, nostro fratello indigeno, ora vuole costruire una </em><em>grande strada </em><em>che attraversi il Tipnis. A noi comunità indigene del territorio, questo tracciato che passa per il cuore del parco, non convince affatto: meglio girarci attorno. Sapete una cosa figli miei? Il fratello Evo non ci ha neppure interpellato prima di approvare il progetto e questo ci sembra tradimento. Lui, che agli occhi del mondo appare come il difensore dell&#8217;ambiente e della Pachamama, ora vuole tagliare in due il parco. Il papà sospetta che voglia fare gli interessi dei cocaleros».</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Ho ascoltato la mamma senza fiatare e senza fare domande. Il giorno seguente, a scuola, ho chiesto al maestro spiegazioni circa la <em>grande strada</em>. Ci ha spiegato che è una proposta del vicino Brasile e che la carrettera partirà da Manaus, capitale dello stato di Amazonas, per raggiungere l&#8217;oceano Pacifico attraversando appunto la nostra Bolivia. Ci ha espresso con fermezza il suo disappunto al passaggio della strada per il Tipnis. Per questo motivo anche la sua sposa parteciperà alla marcia indigena in difesa del parco. Ma non doveva essere una gita? Adesso capisco tutte le riunioni e i preparativi che si stanno svolgendo al villaggio! Uffa! Sarà una gita&#8230;a piedi.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">Mio papà è il rappresentante del villaggio e ha chiesto a tutta la famiglia di partecipare, compresa la mamma incinta di sei mesi e la nonna che è in buona salute. Il nonno, assieme ad altre persone indicate, vigilerà il villaggio. La partenza avverrà da Trinidad, capitale della nostra regione Beni. Noi dovremmo incamminarci due giorni prima per raggiungerla. Alle sei del mattino, festa della Madonna, la messa in cattedrale celebrata dal Vescovo. Mai avevo visitato la capitale e tanto meno visto un vescovo con quello strano cappello. D&#8217;ora in avanti tutto sarà nuovo e unica occasione di conoscere, passo passo, un po&#8217; di Bolivia. La piazza era piena di gente e la colonna di marciatori era già lunghissima, colorata e rumoreggiante. Quel primo giorno ero frastornata da tanta confusione. Nei giorni successivi ho fatto conoscenza con altre bambine, così, durante il cammino, chiacchieravo con loro e alla sera giocavamo. La seconda settimana, inaspettatamente, arrivò il freddo e la pioggia. Quasi la metà della carovana si ammalò e dovette far rientro a casa. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;">Furono sei giorni di sofferenza unica. Dormivamo in tenda e teloni di nylon. Successivamente altri indigeni delle terre basse si unirono alla marcia mentre alcuni vi ritornarono dopo esser guariti. I piedi cominciarono a far male. Le ciabatte, che al villaggio uso poco, vanno bene per camminare sulla terra, ma quando ci sono i sassi son dolori. La mamma era stanca. Qualche tratto di strada lo faceva con il camioncino che trasportava le pentole, così aiutava a cucinare. Adesso è il caldo a farci soffrire. Noi bimbi chiediamo spesso acqua, ma non sempre ci accontentano. C&#8217;erano al seguito gli uomini della televisione: a loro il papà ha chiesto collaborazione. Quella sera, nella piazza del paesetto dove giungemmo, qualcuno aveva posto una tele per poter seguire le notizie del telegiornale. Parlarono molto della marcia e dell&#8217;acqua che scarseggiava. A metà settembre, dopo un mese di scarpinata, ci accampammo vicino a Yucumo. La mamma ci informa che, a causa di alcuni problemi, rimarremo in quel posto per diversi giorni. Ora si che è vacanza! Eravamo accampati vicino al campo sportivo e c&#8217;era pure il torrente per lavarci. Vennero a farci visita alcuni uomini del Presidente, così si pronunciò la mamma, ma era il fratello Evo che i dirigenti della marcia volevano incontrare. A me l&#8217;unica visita gradita fu quella di due maestre spagnole. Con loro noi bambini e bambine riprendemmo a scrivere e far di conto. Tra le notizie del tg, una asseriva che la grande strada migliorerà l&#8217;educazione. Una strada che migliora l&#8217;educazione? Io penso che intendano dire che quando la strada sarà pronta, si potranno trasportare i mattoni per costruire una nuova scuola. E cambiano anche il maestro? Noi bambini molte cose non le impariamo a scuola, ma dai genitori, dai nonni e dagli altri adulti del villaggio che conoscono la foresta, i fiumi, i prati, gli animali e assieme viviamo in armonia. Penso che il papà e la mamma abbiano ragione; non ci serve una scuola nuova. Quella di fango e paglia va benissimo. E anche il maestro.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Ricordo, con dispiacere, che domenica pomeriggio, 25 settembre, i ragazzi giocavano a pallone, alcuni adulti erano intenti a macellare una vacca, regalataci dagli amorevoli abitanti di questo paesino, mio papà era riunito con altri dirigenti all&#8217;ombra di un maestoso albero e noi bambini, sotto lo sguardo attento di alcune mamme, stavamo giocando di là del torrente, al limitare della selva, quando, come il vento all&#8217;improvviso, a decine piombarono i poliziotti sull&#8217;accampamento, dirigendosi rapidi verso gli adulti riuniti disperdendoli, percuotendoli e trattenendo alcuni con la forza . Progressivamente invasero tutto l&#8217;accampamento bastonando senza ritegno uomini, donne, ragazzi. Noi bambini fuggimmo dentro la selva e impedirono alle mamme di seguirci. Tutti gridavano e correvano. Correvano e gridavano. Piangendo. Per fortuna sono riuscita a raccogliere mio fratellino e caricarlo in braccio. Non sentivo il peso del suo corpo, solo il cuore che batteva forte. Quanto tempo sia trascorso correndo e piangendo non lo so. Ero sfinita, così come gli altri. Ci raggruppammo sotto un albero. Abbiamo fatto la conta: 12 bambine e 4 bambini. Ansimanti, tremolanti ed esterrefatti. Che stava succedendo? Ma non era una GITA a piedi? Che avevamo fatto di male? La vacca ci era stata data in dono, ad ogni paesino che incontravamo nel cammino ci rifornivano di acqua, riso, yuca e latte. Ci battevano pure le mani. Non avevamo interrotto le strade, quindi cosa diavolo avevamo combinato?</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Ci volle del tempo per calmarci. Sentimmo in lontananza alcuni spari. Poi la quiete. Cominciò rapidamente ad avanzare l&#8217;oscurità. Non sapevamo che fare. Non conoscevamo il territorio. Decidemmo di rimanere uniti: le mamme ci ritroveranno. E così fu. Era scuro scuro quando sentimmo gridare i nostri nomi. Rispondemmo piangendo. Che piacevole riabbracciare il pancione di mamma! Dormimmo riuniti sotto un tendone. Ci avevano distrutto tutto i vandali! Il mattino seguente ho potuto constatare la loro minuziosa opera. Anche la carne, cibo, era sparsa per il terreno. Sacrilegio! E continuo a chiedermi: perché? Anche nel volto triste di mamma potevo leggere la stessa domanda. E in tutti i volti. Ma non c&#8217;erano tutti. E papà? La mamma mi disse che ha visto la polizia mentre lo caricava, con le mani legate, su una camionetta con destino sconosciuto. E molti altri mancavano. Anche la moglie del maestro, che è una dirigente del parco, non era presente. Il telegiornale della sera ha parlato quasi esclusivamente dell&#8217;intervento della polizia. Condannandolo! Ho potuto vedere come trascinavano la moglie del maestro, ammanettata e con la maglietta insanguinata. Che vergogna. Ma dove viviamo?</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Trascorsi un paio di giorni i “presi” ritornarono. Papà era tra loro. Ci riunirono tutti al campo sportivo. Dovevamo decidere se continuare o meno la marcia. La interrogazione comune era: chi ordinò questa vigliaccheria? La nonna mi ha detto che quando c&#8217;erano i militari al governo, potevi aspettarti azioni di questo tipo ma, dal governo del fratello Evo no. Da che parte sta scivolando? Ci fideremo ancora di lui? Lo consideriamo ancora fratello? Questi i dubbi della nonna mentre i marciatori decidevano che sì o sì bisognava continuare e arrivare a La Paz, davanti al palazzo del governo, per incontrare e dialogare col presidente Evo. E ripartimmo. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Il cammino cominciò a salire e salire. Arrivarono, grazie alla bontà della gente, calzettoni, scarpe, maglioni, giacche e quant&#8217;altro per non patire il freddo e l&#8217;altura. Mamma mia che freddo! E che vento stilettante! Che buona la zuppa calda che le mamme preparavano! Sono passati 64 giorni e domani, mi avverte con gioia la mamma, arriveremo in città. Quella stessa notte caricarono la mamma in auto e la portarono all&#8217;ospedale. Lei voleva arrivarci a piedi alla piazza Murillo ma era stremata. Giorno 65, La Paz. Venimmo accolti da due ali di folla: che emozione. I cittadini di La Paz, quelli delle terre alte, che accolgono quelli delle terre basse: che bella lezione di pace e fratellanza! Tanta tanta gente e che bei vestiti colorati che indossavano le donne. E giornalisti e telecamere ad ogni passo. Una giornalista nordamericana, accompagnata da uno spilungone pelato, mi ha fatto alcune domande e con trepidazione ho risposto. Il tipo mi ha regalato un suo braccialetto che conservo orgogliosa.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Noi bambini siamo stati sistemati in una palestra e finalmente una vera doccia. E vestiti puliti. Gli studenti di un corso di parrucchiera si sono offerti di tagliare i capelli a chi lo desiderava. Figuratevi se non ne ho approfittato. Quanta terra avevo in testa! Ora ho le treccine. Simba, si chiama il taglio, mi specifica la mia parrucchiera. Pure papà e gli altri due fratellini sono passati sotto i ferri. La nonna non ha voluto che qualcuno tocchi i suoi capelli. Boh!? Subito dopo il papà è corso all&#8217;ospedale. La mamma è migliorata e domani nascerà la sorellina. Tutti presenti il giorno seguente, puliti e ben pettinati. La sorellina, nata in città, non deve pensare che siamo indigeni brutti e sporchi. Tre chili, non male per otto mesi. E la mamma sta bene in quel letto con lenzuola bianche e le infermiere che la coccolano. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Bitstream Charter,serif;"><span style="font-size: small;"> Il papà ora deve pensare all&#8217;incontro con il Presidente. Tutto lo sforzo compiuto con la marcia, deve dare frutto. Trascorsi alcuni giorni di incomprensioni, finalmente il dialogo. Una nostra delegazione ha potuto incontrare e dialogare con il Presidente. La <em>grande strada </em>non attraverserà il Tipnis, questo il comunicato ufficiale di Evo Morales, Presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia. E in Piazza Murillo comincia la festa. Balli e canti tutto il giorno. Sembrava festa nazionale, nel senso che tutte le etnie presenti giubilavano alla vittoria della marcia. Una fatica enorme per preservare la natura dall&#8217;egoismo e dall’ignoranza di alcuni malviventi, ma, in fondo al cuore la gioia di aver lottato per chi non ha voce. Un&#8217;altra grande emozione l&#8217;ho provata al momento del ritorno. La famiglia al completo, assieme alle altre famiglie con bambini, in aereo. Lo Stato ci ha concesso questo privilegio. Realmente un&#8217;incantevole GITA.</span></span></p>
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		<title>E que assim seja. E così sia.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 08:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti dal 2005]]></category>

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		<description><![CDATA[Il congedo di Edith Moniz e Paolo D'Aprile dalla collaborazione con Macondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="color: #000000;"><em>A todos os amigos que nos seguiram com interesse e afeto, pela paciência demonstrada, a costância e por ter acreditado em nós, vai o nosso fraternal abraço. </em><em>Muito Obrigado.</em></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><em>A tutti gli amici che ci hanno seguito con interesse e affetto, per la pazienza dimostrata, la costanza e per aver creduto in noi, il nostro fraterno abbraccio. Muito Obrigado</em></span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p>Con un piccolo sforzo proviamo ora ad immaginare. Attenzione, ho detto “immaginare” e non “adesso vi racconto la verità”. Mamma mia, la verità. Un libro di Cesare Zavattini si intitola proprio così, La veritàaaa, con tante A finali. È la storia di un pazzo rinchiuso in manicomio a causa della sua mania di dire la verità, appunto. E siccome io non voglio fare quella fine, nello stesso modo in cui ho inventato tutte le altre, invento anche questa storia. Immaginiamo allora una città, una grande città, una enorme città, là lontano, lontanissimo, in quel paese in cui adorate passare le vacanze e sudare, che fino a ieri ci venivate pieni di soldi da scialacquare, vestiti da scemi in braghette, cappellino e maglietta con pappagallo. E andavate in due città, tra le più belle del mondo e vi dimenticavate di quella che sempre descrivo e che oggi chiedo di immaginare. Non è così bella, non c’è quella combinazione magica che vi piace assai di mare-sole-opulenza-favelas-meninos de rua, miscela pittoresca ed esplosiva che suscita in voi dubbi di coscienza e voglie di affinità nazional-popolare con gente così buona, poverini. Qui infatti ci manca il mare e il sole è sempre offuscato da una cappa di piombo e cemento. E allora niente. Due città, le cascate, al massimo la gita alla grande foresta al nord. Basta così, i vostri venti giorni di ferie passavano in un attimo. Molte foto, qualche ricordino. Ora venite molto meno, è la crisi, Papandreu, il Berlusca, robaccia. Dicevo dunque, immaginiamo la città. E i suoi infiniti problemi, gente dappertutto, fin dove non si può, perfino per le strade, a dormire per le strade, a vivere per le strade. Un bel giorno, quasi contemporaneamente, arrivarono due importantissime organizzazioni internazionali. Arrivarono da lontano, lontanissimo, come dischi volanti di altri mondi. Arrivarono. La prima invitata direttamente dal Governatore in persona, la seconda invece esclusivamente per scopi religiosi: predicare e convertire. La prima ricevette in gestione una struttura capace di ospitare più di mille persone al giorno. Quelle persone a cui accennavamo e che ancora oggi in piena crescita economica si ostinano a vivere per le strade come indigenti, mendicanti, drogati, barboni, delinquenti e puzzoni. La struttura venne migliorata sia nelle istallazioni che nel funzionamento. E cominciò un lavoro a pieno ritmo. Così bene da guadagnare l’ammirazione di tutti. La seconda organizzazione praticamente seguì gli stessi passi della prima. Ricevette dalle mani sante e pietose della moglie del governatore terreni e case da usare in favore di quelli di cui sopra. Sia la prima che la seconda sono diventate vere e proprie multinazionali del bene e della carità. Nelle loro iniziative coinvolgono migliaia di persone, barboni e no. Una vera bellezza. Poco importa che spesso utilizzino metodi di lavoro proibiti nel loro paese di origine, roba che li manderebbe in galera seduta stante, poco importa. Qui la situazione è diversa, facilmente si chiude un occhio e anche due. Migliaia di persone coinvolte, barboni e no, sia in quella città che stiamo immaginando, sia nel loro paese di origine. Godono dell’ammirazione di tutti, di istituzioni pubbliche e della società civile che non perdono occasione di rendere loro i giusti omaggi, gli onori e i formaggi che tanto si meritano. E per la loro attività benemerita, possono così sfoggiare sacrosanti allori, premi e riconoscimenti.</p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT">Alla riunione di ieri i soliti capoccia affermano: Tolleranza zero. I mondiali e le olimpiadi sono alle porte e non si può più tollerare che l’immagine della nostra città, la più ricca e opulenta dell’emisfero sud, sia ancora deturpata da gente di questo tipo (i barboni, i miserabili ecc ecc). Tolleranza zero. Il lavoro sporco nelle favelas di periferia sarà a carico della polizia di sempre secondo le direttive prescritte che fanno (è comprovato!) diminuire gli indici di criminalità. In città, o meglio, in centro, adesso ci pensa la Guardia Municipale.</p>
<p lang="it-IT">Ragazzi che botte. Arrivano coi manganelli e fanno un macello. Di notte, perché di giorno invece allontano in malo modo, ma senza la truculenza notturna quando il sangue ribolle, e son botte, e giù botte. È annunciato, e realizzato. Qualche giornalista di nascosto lo ha pure filmato. Chi lavora in questo ambiente lo sa, lo vede, lo ha visto. Le due organizzazioni di cui si parlava, con il loro prestigio, il loro potere, i loro appoggi, i loro soldi&#8230; basterebbe una parolina a tu per tu al governatore per interrompere il massacro. Una parolina: Governatore in the name of God smettiamola! Niente, silenzio assoluto. Andare contro il governo significherebbe negare se stesse e la loro vocazione: legarsi ai potenti per servire gli umili, oppure legarsi agli umili per servire ai potenti… nel senso di essere utili ai potenti che facendosi fotografare e filmare in compagnia dell’organizzazione (e di qualche barbone sullo sfondo) ne assorbono il prestigio… e viceversa. Gli umili, migliaia e migliaia di umili accolti a braccia aperte dalle organizzazioni benemerite, lavati e ripuliti, filmati e postati in internet, sorridenti e profumati, riabilitati, bastonati dal governo continuano a fare quello che gli hanno insegnato: ringraziare. Ringraziare il governo per averli bastonati e non uccisi, ringraziare le organizzazioni per averli lavati e ripuliti. È veramente bello e commovente vedere i poveri, il governo e le organizzazioni benemerite lavorare insieme per il bene comune. Non una parola, non una presa di posizione drastica. Mai.</p>
<p lang="it-IT">Il mio amico, si alza e dice la sua. Critica il massacro deliberato. Ormai lo conoscono tutti, governo e organizzazioni. Nessuno più lo prende sul serio. Come l’eroe di Zavattini crede di dire la veritàaa, ma è solamente un pazzo. Le organizzazioni lo conoscono bene, quelli del governo non lo degnano neanche di uno sguardo. Lui però si ostina e continua a blaterare e scrivere che le organizzazioni sono tra i responsabili per il mantenimento della miseria. È semplice, dice: quando esiste la mano che aiuta e l’altra che viene aiutata si crea il processo di dipendenza da cui uscirne è impossibile. Viene stabilita una gerarchia di valori e di funzioni, di ruoli e pratiche da osservare per comportarsi secondo quelle norme arrivate coi dischi volanti e stabilite in precedenza dalle sedi, là, lontanissimo. Insomma, mette in discussione non solo l’operato ma l’essenza stessa dell’esistenza delle benemerite organizzazioni. Sarebbe come mettersi a discutere con Madre Teresa: scusi Madre santissima, forse sarebbe meglio lavarsi le mani dopo che si abbraccia un lebbroso e se ne vuole toccare un altro…, scusi Madre, ma secondo me il lebbroso dovrebbe essere portato all’ospedale…, scusi… Ecco, che cosa direste di un tipo simile che si mettesse a discutere con una santissima?</p>
<p lang="it-IT">Comincio a pensare che il mio amico sia veramente pazzo: non riesce a vedere il bene, solo il marcio e la malafede dovunque.</p>
<p lang="it-IT">Aspettate un momento&#8230;, avevo detto che questa storia è tutta una invenzione. E se è tutta una invenzione niente di quello che ho detto è vero: barboni, governo, organizzazioni, amico pazzo&#8230; Allora vuol dire che non avete niente di cui preoccuparvi, che la crisi economica non c’è e il vostro Papandreu se ne è andato via e voi felici e contenti potete continuare a passare le ferie qui e sudare, braghette e cappellino, che tra un po’ comincia il carnevale: ci siete già stati al sambodromo?</p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">EPILOGO</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">Quante volte ci siamo guardati in faccia attoniti chiedendoci il perché&#8230; quante volte! Il perché di tanto lavoro, di tanta fatica. Le soddisfazioni provate nel vedere i successi dei nostri bambini. Le delusioni, mai digerite fino in fondo, nel constatare che alla fine tutto è inutile perché l’atroce mentalità assistenziale pervade l’animo e la prassi esecutiva di coloro che hanno effettivamente i mezzi. Abbiamo di fronte montagne insormontabili fatte di quel burro e di quel miele appiccicoso su cui si fonda l’industria degli aiuti e della collaborazione internazionale che tante volte abbiamo denunciato. Abbiamo visto la nostra gente scuoiata viva per essersi fidata e appoggiata, essere manipolata da decisioni e modi di agire concepiti altrove.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">Siamo invecchiati, fisicamente invecchiati, stanchi e un po’ malati. A dir la verità, non ce la facciamo più, non abbiamo più né l’età né le forze per continuare. Abbiamo perso, siamo stati sconfitti dalla marmellata, dai confetti, dai dolciumi. La nostra non è una ritirata strategica: è una vera capitolazione.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">E con la stessa rassegnazione con la quale affrontiamo il nostro destino, con la fiducia rivolta sempre verso il prossimo passo, verso il tempo che tutto cura&#8230; &#8211; quando invece sappiamo molto bene che la fine è inesorabile &#8211; con lo stesso stato d’animo, accettiamo il crucifige. E que assim seja, e così sia.</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">Edith Moniz</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">Paolo D’Aprile</span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;">São Paulo, Brasil, novembre 2011</span></p>
<p lang="it-IT">&nbsp;</p>
<p lang="it-IT">EPÍLOGO</p>
<p>Quantas vezes nos olhamos frente a frente atônitos perguntando um ao outro o motivo, a razão&#8230; quantas vezes! A razão de tanto trabalho, de tanto desgaste. As satisfações provadas vendo os sucessos dos nossos meninos. As decepções, nunca digeridas até o fim, constatando que no final tudo é inútil porquê a atroz mentalidade assistencial impregna o ânimo e a práxis executiva daqueles que tem efetivamente os meios. Temos a nossa frente montanhas intransponíveis feitas daquela manteiga e daquele mel grudento sobre o qual se funda a indústria das ajudas e das colaborações internacionais que tantas vezes denunciamos.Vimos a nossa gente esfolada viva por ter confiado e ter se apoiado, manipulada por decisões e modos de agir concebidos em outro lugar.</p>
<p>Envelhecemos, estamos fisicamente envelhecidos. Casados e um pouco doentes. Para dizer a verdade, não agüentamos mais. Não temos mais nem a idade e nem a força para continuar. Perdemos, fomos derrotados pela geléia, pelos confetes, pelos docinhos. A nossa não é uma retirada estratégica: é uma verdadeira capitulação.</p>
<p>E com a mesma resignação com a qual enfrentamos o nosso destino, com a confiança voltada sempre em direção ao próximo passo e ao tempo que tudo cura&#8230; – quando, ao invés, sabemos muito bem que o fim é inexorável &#8211; com o mesmo estado de ânimo, aceitamos o <em>crucifige.</em></p>
<p>E que assim seja.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Edith Moniz</p>
<p>Paolo D’Aprile</p>
<p>São Paulo, Brasil, novembro de 2011</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Verremo noi</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 08:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti dal 2005]]></category>

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		<description><![CDATA[E adesso per favore non mandateci più nessuno a vedere i progetti sociali, le favelas e i meninos de rua. Che tra un po’ organizzeremo noi le escursioni da qua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Papai Noel chegará no Boulevard do Shopping com musica, artistas circenses e um lindo show de neve. Natal no shopping: único, como cada floco de neve.</em><br />
Babbo Natale arriverà nel Boulevard dello Shopping con musica, acrobati e un bellissimo spettacolo di neve. Natale allo Shopping: unico, come ogni fiocco di neve.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2e/%C3%81rvore_de_natal_do_shopping_boulevard_tatuap%C3%A9.JPG/240px-%C3%81rvore_de_natal_do_shopping_boulevard_tatuap%C3%A9.JPG" alt="Árvore de natal do shopping boulevard tatuapé" width="154" height="205" /> Comincia il giorno 6 di novembre e andrà avanti fino a Natale. L’albero di cinquanta metri è già stato montato da un paio di settimane, arriva fino alla cupola di vetro. Lo spettacolo di neve finta è la gioia di grandi e piccini. Se è come quello dell’anno scorso è una meraviglia. Quest’anno promette essere ancora meglio. Dicono che babbo Natale arriverà volando, letteralmente. Te lo immagini che bello? La facciata dello Shopping scintilla anche di giorno grazie a un nuovo sistema di lucine intermittenti venuto direttamente dalla Cina. O dall’India.<br />
Ma è la notte che è meraviglioso, uno spettacolo degno del “primeiro mundo”.  Lo sai che c’è gente che viene da tutto il Brasile per vederlo E pensare che io ce l’ho sotto casa mia. Sono proprio un uomo fortunato. Le palme illuminate, la musica, una cascata di luci&#8230; è lo spirito del Natale che allo Shopping è cominciato a metà ottobre.<br />
Dal 1980 al 2003 sguazzavamo nel fango del pozzo. Scoprivamo che l’ultimo gradino dell’abiezione, in realtà non era l’ultimo, ce n’era sempre un altro. E andavamo sempre più giù. Impregnati di frustrazione ci consideravamo esattamente come ci sentivamo. Dicevamo che l’unica vera uscita per la nostra situazione era il portone della sala d’imbarco<img class="alignleft" src="http://img2.imageshack.us/img2/1869/cacoal082.jpg" alt="via paulista iluminada" width="197" height="147" /> dell’aeroporto. Emigravamo a milioni. Soprattutto gli studenti universitari. Andavamo a studiare in Europa. Là cercavamo di sopravvivere con i pochi dollari che ci mandavano da casa e con lavoretti da cani, baby sitter, lavapiatti. Terminavamo gli studi, alcuni riuscivano a lavorare e, per la loro competenza riuscivano a sistemarsi bene, struggendosi di saudade e malinconia. I più non ce la facevano e tornavano a casa con la coda tra le gambe ad ingrossare le fila della disoccupazione o a lavorare in modo precario. Eravamo così dipendenti di un sistema economico venuto dall’estero, le cui regole non eravamo noi a scriverle, che qualunque venticello soffiasse, per noi si trasformava in tempesta. L’inflazione arrivò al ventimila per cento all’anno. La nostra moneta letteralmente si polverizzò. Un giorno sbarcarono gli uomini grigi del Fondo Monetario Internazionale e imposero la loro politica ortodossa fatta di tagli alla spesa pubblica. La strage fu peggiore di qualunque guerra. Il settore pubblico fallì completamente: ospedali e scuole a catafascio. La grande siccità del 1975 obbligò milioni di persone a trasferirsi nelle città per non morire di fame. Morirono lo stesso nelle favelas sterminate, uccise dalla fame, dalle malattie, dalla violenza, dalla corruzione. Avevamo bisogno di soldi. Li chiedevamo in prestito alle banche europee. Più ne chiedevamo, più queste banche li volevano indietro subito e a interessi da strozzini. Ci indebitammo a un livello catastrofico. Sgobbavamo in una settimana lavorativa di 50 ore per poter pagare il prestito impagabile. Eravamo la vittima preferita degli usurai internazionali. La nostra vera moneta ufficiale non era il Cruzeiro, il Cruzado, il Cruzado Novo, il Cruzeiro Real, la URV, il Real&#8230; (tante furono le monete che in ventitrè anni di svalutazione giornaliera eravamo costretti a cambiare, ogni volta tagliando tre zeri: i mille cruzeiro trasformati in 1 cruzado&#8230; i mille cruzodos in 1 cruzado novo&#8230; e via dicendo), allora, la nostra vera moneta era il dollaro, quotato in due modi distinti: il cambio ufficiale (un indice assolutamente nominale, usato unicamente come punto di riferimento, come ipotesi) e il “cambio negro”: questo sì vero indice usato da tutti, perfino dal governo. Il cambio negro dettava ogni transazione commerciale, sia quelle ufficiali che quelle tra informali. Qualunque tipo di merce era quotata in moneta nazionale e in dollari (al valore del cambio negro). Le imposizioni del Fondo Monetario furono catastrofiche. La nostra infrastruttura venne ingoiata dal debito impagabile. Il resto è storia recente. Si formò una oligarchia economica ricchissima e una massa di milioni di diseredati. La politica, dominata da una élite di privilegiati, serviva esclusivamente agli interessi di pochi industriali che monopolizzavano l’intero mercato. Adesso abbiamo un albero di natale di cinquanta metri e un bellissimo spettacolo di neve finta con babbo natale che arriva volando, le lucine che vengono le lacrime agli occhi da quanto son belle.<br />
Oggi al tavolo dei grandi c’è anche il nostro nome. Dilma ha detto che è disposta ad aiutarvi. Dilma ha detto che il Brasile è disposto ad aiutarvi a pagare i vostri debiti, a tirarvi dal buco nel quale vi siete cacciati con le vostre stesse mani. Non accetta però la politica di recessione, di tagli alla spesa pubblica, alla scuola, alla sanità. Vi ha messo con le spalle al muro. Se volete i nostri milioni del petrolio, della soja, dell’etanolo, dovete ubbidire alla nostre disposizioni. Noi alle vostre abbiamo ubbidito ciecamente per ventitré anni e trentotto crisi economiche. E le nostre disposizioni sono molto meno rigide di quelle che ci avete imposto per tanto tempo. Anzi, sono disposizioni a vostro favore: milioni di dollari (o di Reais, Cruzeiros, cruzados, dollari, fate voi)  in cambio di preservare la politica dei benefici sociali. Io se fossi in voi ci penserei. Siete con l’acqua alla gola, avete visto che di gradini da scendere ce n’è sempre uno in più.<br />
E adesso per favore non mandateci più nessuno a vedere i progetti sociali, le favelas e i meninos de rua. Che tra un po’ organizzeremo noi le escursioni da qua. Andremo a Napoli a vedere i rifiuti, a Padova e Bologna a vedere come si spaccia l’eroina in pieno giorno a due passi dalla piazza principale. Verremo noi a vedere e fotografare i vostri poveri mendicare una cesta alimentare alla Caritas, magari in fila come facevano i nostri, perché non riescono ad arrivare a fine mese. Verremo noi a vedere la vostra classe politica affogata in una inefficienza e in una corruzione senza precedenti. Verremo noi, a fotografarvi e filmarvi, magari anche a chiedervi cosa si prova a vivere così male mentre poca gente invece vive da nababbo, anzi da babbo natale. Non scomodatevi più, ragazzi, verremo noi a dettare regole e riscrivere la Storia, verremo noi.<br />
<em>Distruggeranno Roma</em><br />
<em>E sulle sue rovine</em><br />
<em>Deporrano il germe</em><br />
<em>Della Storia Antica</em><br />
<em>(Pier Paolo Pasolini – da Alì dagli occhi azzurri)</em></p>
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		<title>Manuale per l&#8217;azione diretta nonviolenta 2</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 09:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo manuale, curato da Maria G. Di Rienzo, è stato ed è un valido punto di riferimento per l'operato di molti gruppi nonviolenti e ambientalisti. È un ottimo aiuto per coloro che desiderano conoscere e intraprendere azioni nonviolente]]></description>
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