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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Burkina Faso – Togo – Benin

di Santacà Antonella

Marcello Selmo ha intrapreso il viaggio documentato dalle foto di questo numero di Madrugada in territori geograficamente molto diversi tra loro, che passano da zone desertiche fino ad arrivare al mare del Golfo di Guinea, dove vivono popoli di diverse etnie, che hanno mantenuto nel tempo le loro tradizioni culturali: i popoli della regione del Sahel, nel nord del Burkina Faso, come quelli della catena montuosa dell’Atacora, sulle colline del nord Togo.
Ha percorso la “rotta degli schiavi”, quei luoghi che hanno visto milioni di africani strappati alle loro famiglie per non tornare più, costretti a imbarcarsi dai porti della costa e diretti a lavorare nelle piantagioni delle Americhe. Ha incontrato e fotografato i Tuaregh, i Bella, i Peul (detti anche Fulbe), i Mossi, i Gourounsi, i Fon, gli Yoruba, i Baribé, i Moba, i Tamberma, i Taneka, i Somba, gli Ewe.
Dal punto di vista culturale è stato un viaggio ricco di componenti, carico di particolarità, vista la gamma di gruppi etnici indagati e di cui ha portato testimonianza.
Per la prima volta Marcello ha realizzato un reportage a colori in fotografia digitale. Questa esperienza gli ha permesso di cogliere degli aspetti nuovi rispetto al metodo tradizionale del reportage in bianco e nero e, nonostante alcune situazioni di forte contrasto luce/ombra, il colore ha retto molto bene, più di quanto si aspettasse.
Il lavoro che ha realizzato è una continuità della sua ricerca di sempre: focalizzare su quei popoli che vivono nei Paesi in cui l’indice ISU è molto basso. È entrato nelle scuole primarie per fotografare i bambini che studiano: l’istruzione è importante per lo sviluppo di un paese ed è stata un’esperienza davvero molto toccante, stupito del rispetto e dell’accoglienza che gli hanno rivolto.
In Burkina Faso l’indice di alfabetizzazione è all’ultimo posto a livello mondiale, ma i valori tradizionali di questi popoli sono molto forti: essi tramandano la propria cultura attraverso l’educazione della famiglia stessa, anche oralmente. È stata una ricerca di contatto con le persone, calandosi dentro le situazioni, a volte cercate a volte casuali, per vivere pienamente le emozioni che scaturiscono imprevedibilmente, entrando nella vita quotidiana non come un estraneo ma come un amico.
Un lavoro in linea con i valori dell’Unesco, che vuole difendere le culture diverse dei popoli del mondo, minacciate oggi da una cultura omologante, con un forte interesse verso le popolazioni povere, umili e rispettose dell’altro anche se sconosciuto; spesso esse valorizzano la solidarietà.
4000 km di strada che hanno lasciato un segno profondo nel cuore.