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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

One nation, more nations

di Pezzotta Paola

Le fotografie di questo numero di Madrugada

Il volto dell’America, che fa capolino dalle fotografie di Stefano Martellucci in modo sommesso, è un volto contraddittorio, che accoglie, nelle sue espressioni, la frammentarietà e l’eterogeneità di mille paesi, di molte culture, di tante civiltà diverse.
Quella che appare dagli scorci insoliti, è una terra sconfinata e deserta, sulla quale aleggia il senso della provvisorietà. Il copertone che campeggia in primo piano sembra appena abbandonato dalla mano dell’uomo, il camioncisterna, nel lembo estremo della foto, sembra sul punto di uscire dall’inquadratura da un momento all’altro.
Il deserto che appare non è la terra di conquista dei pionieri dell’west. È piuttosto un luogo di confine, una terra di mezzo, mai completamente dominata e posseduta, un luogo di passaggio per un altrove sconosciuto, che sfugge all’inquadratura precisa dell’occhio umano.
Anche la presenza dell’uomo è ridotta, parziale. È una presenza-assenza, che si intuisce per segnali minimi, per sottrazione. È la ruota abbandonata, è l’immagine del cane nella fotografia dell’auto service, è la pompa di benzina, con l’intrico di tubi in primo piano, a lasciarci intuire una presenza umana, ancorché refrattaria, nascosta, invisibile.
È emblematica lo fotografia del bar deserto, con le sedie in primo piano, con gli schienali rivolti a un interlocutore ideale che osserva, non visto.
Gli sgabelli sembrano appena abbandonati, come se gli avventori avessero furtivamente lasciato il locale, per rivolgersi a un indefinibile altrove.
Significative le foto delle croci bianche sulla spiaggia di Santa Monica, posate durante una manifestazione pacifista, contro la guerra in Iraq: appaiono come i simboli di un’assenza irreversibile che si perpetuano sulla stampa delle t-shirt… e la bandiera americana, appoggiata sulla croce, in primo piano, resta come vestigia di un’improbabile identità americana bramosamente cercata e mai completamente posseduta.
L’America è una nazione, sono più nazioni… ma il senso profondo del messaggio è proprio nel contrasto, nella provvisorietà che anima i volti. In ogni viso si scorge la traccia evanescente della duplicità, del contrasto, della giustapposizione, di una mancata identità che si traduce in una pluralità di identità giustapposte, in una immagine di frequente parziale, frammentata.
Il contrasto appare nella fotografia del “giocatore di basket”: sullo sfondo grattacieli altissimi e grigi, e palazzi antichi, cangianti: l’antico e il moderno sono separati dalla luce, dal colore, che divide nettamente, in un punto, la foto. In primo piano il campo da basket, che pare infinito, sterminato, con il giocatore sul punto di tirare il pallone. Ma il movimento è solo intuito e il canestro è solo un’ombra proiettata sull’asfalto: la realtà vera è spesso celata, l’identità, faticosamente cercata, è spesso solo un’ombra, si definisce per contrasto, per antitesi, in controluce.
Emblematico il viso dell’uomo coperto dal cappello, con gli occhiali da sole appesi alla t-shirt: uno sguardo di sbieco, posticcio, che si sostituisce all’occhio umano che si cela dietro la falda del cappello, in un atto pudico ed eloquente, quasi a nascondere un’identità negata.
La presenza umana è, talvolta, roboante, parossistica, esagerata, come l’immagine del centauro, con la ruota della moto in primo piano, quasi a indicare una sorta di identificazione dell’uomo con la potenza del mezzo.
Talvolta la presenza umana è un’identità mascherata.
È significativa l’immagine degli Studios, con gli attori travestiti, mascherati, in una finzione che risulta, talora, più realistica e rassicurante della realtà, quando la realtà risulta dimidiata, complessa, imperscrutabile.
Ed è bellissima l’immagine del volto coperto dalla maschera antigas, trasformato in un’entità a metà strada tra l’uomo e il robot, intento a disegnare un cuore sul muro, ennesimo segnale di una ricerca struggente di un’umanità perduta, di una umanità che è ricerca di se stessi e della propria identità più profonda, nel tentativo, mai pacifico e sempre in divenire, di attribuire un senso alla realtà.
Che è ricerca del senso profondo del proprio esistere.
www.stefanomartellucci.com