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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

“Sì, desidero volare!”

di Serato Stefano
“Nessun incontro lascia indifferente chi lo vive,
in quanto è luogo creativo,
come nessun dono lascia vuoto
chi lo porge in quanto viene dall’alto”.
[Arturo Paoli]

Ormai sono persuaso e consapevole, non per convinzione intellettuale ma per esperienza vissuta, che l’incontro e la relazione stanno assumendo nella mia vita un valore unico e inestimabile. La relazione diventa vitale, come il respiro per il corpo. È nell’incontro gratuito che la vita assume lo spessore dell’unico e del definitivo, perché è nell’esperienza della comunicazione vera che vibrano le corde dell’anima, che si decomprimono negli spazi interiori, che si rivelano i desideri profondi nascosti negli interstizi dell’anima. È nell’evento del “noi” che mi riscopro sognatore e viandante incamminato verso le più riposte e rischiose contrade della mia interiorità, là dove si aprono orizzonti e cieli nuovi. Il camposcuola ad Amelia è stato questo: scoprire nell’incontro e nel dialogo quel nucleo di luce che abita nel profondo, quel sogno non del tutto dimenticato, la Novità Liberatrice che porta ad abbracciare il proprio cammino personale, per portare ad unità e compimento il nostro essere.

La vita è un’opera d’arte!
“Cominciare da se stessi
ma non per finire con se stessi,
prendersi come punto di partenza,
ma non come meta.
La trasformazione di me stesso è il
punto di Archimede a partire dal
quale posso da parte mia sollevare
il mondo”.
[Martin Buber]
Ricercare il senso ma non chiudersi in esso. Scendere nel fondo di noi stessi, non per trovarvi l’io ovvio dell’individuo egocentrico, ma la coscienza dell’individuale, il sé profondo della persona che regala un sorriso, che ama un fiore, che abita il mondo intero. Raggiungere quell’ultima dimensione in cui l’uomo si riconcilia con se stesso e si scopre figlio della Libertà e della Vita. L’ultima dimensione è quella che dà il senso alla nostra vita, per cui valga la pena di esistere, di alzarsi al mattino e di addormentarsi alla sera. L’ultima dimensione è la nostra sete di essere e di creare. Perché siamo chiamati ad essere poeti, cioè creatori dell’impossibile, artisti capaci di osare Nuovi Possibili. Con l’uomo libero, cosciente e responsabile, il possibile fa parte del reale!

Siamo dei primi destinati ad essere secondi
Attendere, aver pazienza, ascoltare. Questo aveva imparato Siddartha dal fiume, e questo lo condusse alla sapienza. Ascoltare! Questo deve essere il nostro passo nel cammino di ricerca. Interamente immersi in ascolto, totalmente disposti ad assorbire il canto delle mille voci della creazione, il flusso degli eventi, la musica della vita, di ciò che eternamente diviene. Ascoltare, per renderci vuoti, terra feconda che lascia spazio al seme e gioisce del fiore che nasce, coma la madre che accoglie il seme nel ventre e si meraviglia della vita che nasce. Svegliarsi ad un evento nuovo, farci aggredire dalla realtà, dall’altro, per acquisire la consapevolezza vitale che siamo, nel momento in cui il Gratuito ci investe, come “l’occhio vede quando si riveste del paesaggio” [Mario Bertin]. La nostra identità sta nella libera espressione che possiamo dare all’Essere Sorgivo che ci abita, nella creaturalità che possiamo esprimere per trasformare la creazione in Regno. Lasciarci andare in caduta libera, come una pietra nell’acqua. “Se tu getti una pietra nell’acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è Siddartha quando ha una meta. Siddartha non fa nulla, pensa e aspetta. La sua meta lo tira a sé, perché egli non conserva nulla nella propria anima, che potrebbe contrastare a questa meta” [H. Hesse]. Vorremmo essere dei primi, ma il nostro compito è umilmente essere dei secondi, chiamati a dare risposte più che a fare progetti.

Lentius, Profondius, Suavius
Tempi di grande disorientamento quelli che stiamo vivendo. Appaiono talvolta tempi di resa più che di resistenza. Tempi in cui siamo tentati di ritirarci in pantofole, chiusi nel limitato orizzonte delle nostre finestre di casa, invece di scendere in piazza. Tempi in cui è necessario farci testimoni, sentinelle profetiche che annunciano tempi nuovi, orizzonti nuovi di senso e di lotta. Tempi in cui occorre guardarsi intorno, recuperare la memoria, dare corpo alle speranze di cambiamento. Tempi in cui bisogna riconquistare il coraggio della speranza, per continuare ostinatamente a sognare l’Umanità Nuova, a ricercare il cammino comune verso l’utopia della Fraternità Possibile. Non si tratta di fuggire la realtà, né di disertare questo mondo per raggiungere un’innocenza che non è di questo mondo. L’utopia è un’altra cosa; ti tormenta e ti invita a cercare quello che non è nel presente, ma che tu devi raggiungere. L’utopista è colui che sta con i piedi nel presente, ma lo sguardo nel futuro, teso all’Alternativa che è principalmente cultura alternativa, il cui valore non risiede tanto nelle sue biblioteche e nella “scienza”, quanto nella sua capacità di approfondire l’umano, di creare vita dentro di noi e attorno a noi. Questa nuova cultura ha le sue origini nel recupero della coscienza di sé che si acquista nella conoscenza e coscienza degli altri. “La riappropriazione della coscienza di sé è legata al riconoscersi in altri con cui si fa comune unione (comunione)”. [Giuliana Martirani]. Recuperare la propria identità personale e comunitaria rompe l’omogeneizzazione culturale, permette la riappropriazione del proprio potere decisionale per arrivare a quella che Capitini chiama l’onnicrazia. Fare comunità per trasformare la realtà, per fare politica. Passare dalla passività del consenso alla coscienza personale comunitaria che erode il potere verticale, per riappropriarsi di un potere diffuso, di un potere di tutti. Il perno del cambiamento è il passaggio dalla delega alla partecipazione. Solo con un tale progetto politico capillare sarà possibile pensare di passare dall’attuale democrazia formale ad una democrazia sostanziale. È una posta in gioco che ci coinvolge tutti e mette dentro di noi l’urgenza della lotta e dell’azione. Un’azione nuova, libera da condizionamenti ideologici, che si nutre alla sorgente profonda della vita.
“Più lento, più profondo,
più dolce, in alternativa
ad una società che ad ogni
livello, personale e politico,
è organizzata secondo il moto,
più veloce, più alto, più forte”.
[Alex Langer]

Uomini nuovi e nuovi uomini!
La fraternità ci sta chiedendo di cambiare il cuore mirando al mondo intero. Aprirsi all’incontro, all’ascolto, alla condivisione, per costruire già da ora, nel nostro quotidiano, delle piccole fraternità. Acquisire coscienza critica della storia, per individuare i meccanismi dell’ingiustizia, per anticipare il gioco dei potenti, per individuare i segni di negazione ma anche quelli di speranza. Proprio l’attenzione alle persone e alla storia ci fa vedere che c’è un miscuglio di ombre e di luci. L’importante è cogliere i motivi e i segni di speranza. Se nella fraternità stiamo scoprendo il vero senso, la nostra vocazione, è nella speranza che ci mettiamo in cammino per realizzarla. “La speranza scruta l’orizzonte, fissa nel cuore le caratteristiche della meta da raggiungere. Essa è come la memoria dell’utopia e della scommessa” [Carlo Carretto]. Alzare lo sguardo oltre il contingente, con gli occhi fissi sulla meta, i piedi piantati a terra, e le mani tese all’uomo, al povero, diventando così servi della fraternità. Questo ci è chiesto se decidiamo di partecipare a questa scommessa. Di condividere gratuitamente le sorti del povero per cercare insieme la liberazione, certi che la storia va nella direzione della giustizia e della pace. La condivisione è il segno più chiaro se stiamo o no camminando. Perché la condivisione chiede l’appartenenza, mentre il servizio fine a se stesso chiede la prestazione. Solo nell’incontro, nell’ascolto e nella condivisione può germogliare la testimonianza vera. Quella testimonianza autentica che è profezia della fraternità che crediamo possibile, e che già possediamo nei presentimenti del nostro cuore. A noi ora il compito di metterci in cammino, trasformando i desideri in speranze, la disponibilità e l’impegno in servizio che si fa condivisione, i sogni nascosti in utopia possibile.