MELQUÍADES
Fonte: We are not numbersripubblicazione consentita
Ciò che non ti uccide ti fa ridere
“Contro l’assalto della risata niente può resistere.”
Mark Twain
Secondo Charlie Chaplin, “Per ridere davvero, devi essere in grado di prendere il tuo dolore e giocarci”. In tal caso, noi abitanti di Gaza dobbiamo essere comici di fama mondiale, perché a Gaza il dolore è l’unica cosa con cui abbiamo a che fare.
Il dizionario ci dice che la risata è un’espressione spontanea di divertimento, di solito in risposta a qualcosa di divertente. Nessuna menzione della guerra. Anzi, quando pensiamo alla guerra, probabilmente possiamo immaginare tutto tranne la risata. Che tipo di persona ride mentre cadono le bombe? Un pazzo? Un codardo? O forse solo un essere umano che cerca di rimanere umano.
Ma gli abitanti di Gaza continuano a ridere: un tipo di risata diverso. Che tipo di risata sopravvive alla guerra? E perché ridiamo ancora?
L’umorismo innocente di prima
Le risate a Gaza erano un tempo gioiose, innocenti e contagiose. Se sentivi una risata, iniziavi a ridere senza nemmeno sapere perché. Ci piaceva ridere. Le conversazioni quotidiane includevano sempre una battuta o due: “Ehi, perché le banane vanno all’inferno? Perché si spogliano davanti a tutti”. Le persone intorno a me, me compresa, usavano battute di famosi film arabi e ne facevano meme sui social media. Io ero più un amante delle “dad jokes” 1.
Ogni volta che trovavo l’occasione di fare qualche gioco di parole, la prendevo sul serio. Una volta, insieme ad alcuni amici, la mia amica Asmaa stava confortando un’altra amica e le disse: “You matter” (“Tu conti”, ma matter significa anche materia, ndt). Asmaa allora mi guardò in attesa di una risposta. Senza battere ciglio, dissi: “Beh, certo che conti. A meno che tu non ti moltiplichi per la velocità della luce al quadrato, allora sei energia”.
La mia battuta suscitò una risata stanca da parte di entrambi, e Asmaa alzò gli occhi al cielo. “Mi ha aiutato molto, Einstein”, disse Asmaa con un sorrisetto. Momenti come quello mi ricordavano come l’umorismo, per quanto nerd, trovi sempre un modo per emergere. Le battute e le risate erano una parte importante della nostra vita.
L’umorismo vuoto di adesso
Il suono delle risate non è più lo stesso. Sì, ridiamo ancora, ma le nostre risate sono secche e vuote, persino forzate. È una risata sarcastica. Quando sentiamo il ronzio dei droni, potremmo sentire qualcuno urlare: “È ora dei fuochi d’artificio!”. E quando sentiamo le esplosioni, le classifichiamo: “Quello era un sette pieno”.
Questo tipo di battute non dovrebbero essere divertenti, ma le diciamo e poi ci facciamo una risata, perché ci aiutano a capire cosa sta succedendo. Ci impediscono di perdere la testa. Secondo Freud, l’umorismo è un modo per liberare le emozioni represse. In un contesto così traumatico, l’umorismo nero ci protegge dal collasso psicologico.
Non molto tempo fa, stavo camminando per strada con mia madre. Abbiamo sentito un anziano, seduto sul marciapiede con alcuni amici, dire: “Wallah 2, Gaza ha tutto: sole, mare, sabbia. Manca solo un po’ di libertà con cibo, acqua ed elettricità”.
Alcuni degli uomini intorno a lui risero sonoramente, dando pacche sulla schiena del vecchio. Altri ridacchiarono, quasi come se si vergognassero di ridere in guerra.
Guardai mia madre e ridacchiai. Lei sorrise e disse a bassa voce: “Esatto!”. Mi fece riflettere sulla complessità dei sentimenti che nutriamo nei confronti di Gaza. La amiamo così tanto che si potrebbe pensare che ci fornisca tutto. Ma in realtà, ci mancano i beni di prima necessità.

Risate online
Scorrendo i social media, noto che i giovani di Gaza usano i loro account per fare battute e pubblicare meme sulle loro difficoltà quotidiane. Una ragazza indossa occhiali da sole mentre cucina su un fuoco di legna perché qualcuno nei commenti ha detto che le avrebbero impedito che il fumo le facesse male agli occhi. Il mio amico Qasem ha pubblicato un famoso meme di Batman, esprimendo la stanchezza dei gazawi 3 a mangiare sempre lo stesso cibo in scatola, appena commestibile. Un gruppo di amici che ha provato a cucinare qualcosa di nuovo con gli avanzi ha iniziato a ridere del suo sapore orribile. I bambini più piccoli erano dietro di loro, a ridere, e non ho potuto fare a meno di chiedermi se sapessero di che cosa stessero ridendo. È come se i nostri anziani sussurrassero l’umorismo, i giovani lo facessero come meme e i più piccoli lo imitassero senza capirlo appieno.
Qualche tempo fa, sui social media si è diffusa la voce che 200 mucche fossero fuggite da Israele e fossero entrate nella Striscia di Gaza attraverso i confini settentrionali. Mio fratello ha detto: “Anche se fosse vero, la gente non ne farà nulla. Saranno cauti, perché cosa succederebbe se le Forze di Difesa Israeliane considerassero queste mucche come ostaggi e decidessero di bombardarle proprio come hanno fatto con gli ostaggi umani?”
Il suo commento era divertente in un modo cupo, un modo che riporta alla realtà e all’assurdità della situazione in cui viviamo. Ma a differenza del resto della mia famiglia, non ho riso. La battuta non mi ha colpito, non perché non fosse intelligente, ma perché ha toccato un nervo scoperto. Online, la gente scherzava sull’inseguire le mucche solo per ottenere un pezzo di carne, prendendo in giro la nostra disperazione. Mi ha ricordato quanto tempo è passato dall’ultima volta che abbiamo visto carne, e come la fame smorzi anche le battute più acute.
Una notte, io e la mia famiglia eravamo seduti sotto il cielo stellato, discutendo di qualsiasi cosa ci venisse in mente. La conversazione si spostò sui diritti delle donne e sulla parità di diritti tra uomini e donne. Stavamo parlando e dibattendo come se a Gaza andasse tutto bene, tranne che per i diritti delle donne, quando fummo interrotti dal rumore di un bombardamento nelle vicinanze. Tutti tacquero.
“Beh, sembra che dovremmo discutere di tutti i diritti umani”, ho detto infine. “Ci mancano decisamente.” Poi sono scoppiata a ridere. Anche la mia famiglia ha riso, ognuno fissando in direzioni diverse quelle che sembravano figure invisibili in lontananza.
È giusto ridere?
Era divertente? È moralmente corretto ridere delle persone che soffrono? Ma anch’io sono una di quelle persone. Questo mi dà il diritto di ridere della nostra situazione?
Si dice che la commedia sia tragedia più tempo, ma cosa significa ridere in un luogo in cui si è sempre in lutto?
Non so nemmeno se ci siano risposte valide a queste domande. So solo che io e tutti a Gaza abbiamo sofferto. Ma in mezzo a tutta questa miseria, ci aggrappiamo a qualsiasi segno di vita. Potrebbe non significare gioia, ma sicuramente significa sopravvivenza.
Non è sempre divertente. A volte è amarezza avvolta nel rumore. A volte è paura mascherata o una reazione sarcastica all’assurdità di vivere in guerra. È un meccanismo di difesa o di difesa. Come minimo, è la prova che qualcosa dentro di noi vuole ancora vivere.
1dad jokes= battute in genere composte con domanda e risposta
2 wallah = giuro. Usato in diverse espressioni, con significati diversi: fede in Allah, invocare la presenza di Allah, esprimere giuramento, esprimere sincerità.
3 gazawi =abitanti di Gaza
Pubblicato da WANN we are not numbers, da noi tradotto.
Roaa Aladdin Missmeh
è un'homo sapiens palestinese che ama leggere libri e trova conforto in essi
