MELQUÍADES

Fonte: The Conversation
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CC BY-ND 4.0
Articolo di Riyad A. Shahjahan e Michalinos Zembylas

Come i leader di India, Ungheria e Stati Uniti stanno attaccando l’istruzione superiore

L’Università di Harvard è sotto assedio da parte dell’amministrazione Trump, e il mondo la osserva. Ma questo caso non è solo una questione americana.

Fa parte di una tendenza globale: le università vengono considerate nemiche e istituzioni bisognose di riforme. I governi populisti di destra accusano le università di lacerare il tessuto delle nazioni.

Questi attacchi fanno parte di una strategia più ampia nota come nazionalismo affettivo. Si verifica quando i leader usano le emozioni, non solo le idee, per costruire l’identità nazionale. Sentimenti come paura, orgoglio, nostalgia e risentimento vengono utilizzati per creare una storia su chi appartiene, chi no e chi è da biasimare.

In quanto studiosi del nazionalismo, delle emozioni e dell’istruzione superiore, esploriamo le politiche emotive dietro questi attacchi.

Trump e Modi. Autore: The White House |commons.wikimedia.org

Reazione globale

Gran parte della visione e della retorica del presidente Donald Trump trae ispirazione dall’Ungheria, dove il primo ministro Viktor Orbán ha condotto una guerra culturale all’istruzione superiore per oltre un decennio, vietando gli studi di genere e rimodellando la governance universitaria. Gli attacchi di Orbán alla Central European University espongono la sua ostilità alla libertà accademica, al pensiero critico e alla diversità. Tutti questi elementi sono visti come minacce alla sua “democrazia illiberale” nazionalista.

Trump ha seguito la strategia di Orbán. Il 22 maggio 2025, la sua amministrazione ha dichiarato che Harvard non avrebbe più potuto iscrivere studenti stranieri. Una dichiarazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti affermò che i dirigenti universitari “avevano creato un ambiente universitario pericoloso permettendo l’ingresso di agitatori antiamericani e filoterroristi”. La dichiarazione suggeriva che molti dei cosiddetti agitatori fossero studenti stranieri.

Allo stesso modo, in India, gli studenti della Jawaharlal Nehru University sono stati etichettati come “antinazionali ” per aver protestato contro il Citizenship Amendment Act, che garantisce la cittadinanza accelerata ai rifugiati non musulmani. Gli studenti sostenevano che emarginasse i musulmani. Dal 2016, il governo Modi ha fatto sempre più ricorso ad accuse di “antinazionalismo” e sedizione per mettere a tacere il dissenso studentesco e accademico.

Queste etichette – “élite”, “straniero” o “antinazionale” – non sono neutrali. Alimentano paura, risentimento e narrazioni potenti che inquadrano le università come minacce. Harvard, la Central European University e la Jawaharlal Nehru University sono diventate simboli di più ampie ansie nazionali legate a identità e appartenenza.

Il lavoro della studiosa femminista britannico-australiana Sara Ahmed sulla natura delicata delle emozioni aiuta a mettere in luce le due emozioni che spesso emergono negli attacchi alle università: nostalgia e risentimento.

Viktor Orbán. Autore: European People’s Party |commons.wikipedia.org

Glorificare il passato della nazione

La nostalgia è il desiderio di un passato migliore.

Considerate lo slogan di Trump “Make American Great Again”. Implica che la nazione un tempo fosse grande, sia poi decaduta e debba riconquistare il suo antico splendore. È una storia di grande impatto emotivo. Il nazionalismo spesso funziona in questo modo: raccontando la storia di un’età dell’oro perduta e di un futuro che deve essere salvato.

Per questo motivo, la nostalgia è centrale negli attacchi populisti alle università e alle riforme istituzionali. La Segretaria all’Istruzione degli Stati Uniti, Linda McMahon, ad esempio, ha evocato il passato simbolico di Harvard come parte del Sogno Americano, sostenendo che ha perso la sua strada e “ha messo seriamente a repentaglio la sua reputazione”.

In India, il governo di Modi rifiuta l’influenza occidentale, ma usa la nostalgia per far rivivere un passato indù nell’istruzione superiore. Il governo Modi promuove l’orgoglio nazionale nei campus glorificando gli eroi militari e installando figure simboliche – come la statua di Swami Vivekananda, monaco e filosofo indù, presso la Jawaharlal Nehru University – per plasmare l’identità e la lealtà degli studenti.

In Ungheria, Orbán mobilita un glorificato passato cristiano per sfidare i discorsi su diversità, inclusione, ricerca critica e libertà accademica nell’istruzione superiore. Un disegno di legge del 2021 affida alle università il compito di difendere la nazione e preservarne il patrimonio intellettuale e culturale.

Nemici della nazione

Il risentimento è un’emozione potente, spesso usata dagli stati che si considerano difensori dell’unità e dei valori nazionali. Quando Harvard si oppose alle riforme di Trump, il presidente definì la posizione dell’università -in un post su Truth Social- come un tradimento nei confronti della nazione, denunciandola come “malattia ispirata/sostenuta dal terrorismo”. Nel frattempo, il Dipartimento dell’Istruzione pubblicò una dichiarazione in cui accusava l’università di una “preoccupante mentalità di superiorità“.

Allo stesso modo, in India, il governo Modi ha sempre più inquadrato le università pubbliche – soprattutto quelle con voci critiche – come spazi “antinazionali”. Presentando le voci critiche come nemici interni, lo stato trasforma il risentimento in un’arma politica per giustificare l’erosione della libertà accademica.

In Ungheria, il governo Orbán ha mobilitato il risentimento per dipingere università e accademici come élite sleali che operano contro la nazione. Un esempio della guerra dell’Ungheria contro le università è il divieto del 2018 sugli studi di genere, giustificato dal governo Orbán come un rifiuto dei “generi socialmente costruiti” a favore dei “sessi biologici”. Questa mossa riflette come il governo utilizzi il risentimento per affermare il controllo ideologico sulle istituzioni accademiche.

Gli studenti della Jawaharlal Nehru University mostrano le loro lauree durante una cerimonia di convocazione
Harvard University, Boston. Foto di Somesh Kesarla Suresh su Unsplash

Campi di battaglia emotivi?

Le università, soprattutto quelle d’élite come Harvard e la Jawaharlal Nehru University, hanno un profondo valore simbolico. Le persone si interessano a loro per ciò che queste istituzioni rappresentano.

Harvard, con il suo status d’élite, è da tempo simbolo di autorità accademica. Ma più recentemente, è stata bollata come paladina dell’istruzione superiore liberale, diventando così un bersaglio dell’amministrazione Trump.

L’Università Jawaharlal Nehru in India ha un valore simbolico simile. È storicamente associata alla formazione delle élite sociali del Paese ed è considerata, soprattutto dai media mainstream, di sinistra, il che la rende un punto di riferimento nel polarizzato panorama politico indiano.

In Ungheria, il governo Orbán considerava la Central European University un pericolo perché minacciava la visione cristiano-nazionalista dello Stato-nazione del governo.

Le università sono sotto attacco non solo per ciò che insegnano e ricercano, ma per ciò che – e chi – rappresentano. Non si tratta solo di dispute ideologiche; sono lotte emotive per l’identità, l’appartenenza e la fiducia pubblica.

The Conversation

Pubblicato da the conversation, da noi tradotto

Riyad A. Shahjahan

Riyad A. Shahjahan

Professore di istruzione superiore, per adulti e permanente, Michigan State University

Michalinos Zembylas

Michalinos Zembylas

Professore di teoria educativa e studi curriculari, Open University di Cipro