MELQUÍADES

Fonte: Catalunya Plural
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Articolo di Silvio Falcón

Kast: la vittoria del pinochetismo

La politica cilena tende a catturare l’attenzione internazionale solo ogni quattro anni, in concomitanza con le elezioni presidenziali. Tradizionalmente, a parte le mobilitazioni del 2011 e del 2019, il sistema bipartitico è riuscito a controllare le istituzioni politiche del Paese, e questo sistema alternato, unito a una certa moderazione centripeta, ha plasmato le dinamiche politiche cilene. Nonostante il contesto di mobilitazione sociale, la vittoria di Gabriel Boric alla guida di una coalizione di sinistra a sinistra della Concertación – la tradizionale alleanza tra socialisti e democristiani, di cui faceva parte l’ex presidente Michelle Bachelet – non ha portato un cambiamento sostanziale in questo senso.

La polarizzazione politica che permea la politica globale ha riconfigurato le forze di destra e di sinistra, alterando gli attori chiave del sistema bipartitico cileno. Da un lato, la coalizione di sinistra – che questa volta comprendeva anche socialisti e socialdemocratici – sosteneva una candidata del Partito Comunista, Jeannette Jara. Dall’altro, c’era la minaccia di un ritorno al passato: José Antonio Kast, che, al secondo turno, ha ricevuto il sostegno della destra tradizionale.

José Antonio Kast saluta i suoi sostenitori durante un evento elettorale. TEAM KAST / CC BY 4.0

Kast (Partito Repubblicano) rappresenta un’ideologia politica di destra che combina quattro elementi principali: populismo, neoliberismo, conservatorismo sociale e autoritarismo istituzionale. Il suo programma promuove una narrazione di scontro tra un “popolo perbene” ed élite politiche e culturali progressiste, che accusa di aver minato l’ordine e la sicurezza. Allo stesso tempo, sostiene un programma economico profondamente neoliberista basato sulla deregolamentazione del mercato e sulla minimizzazione del ruolo dello Stato.

Questo approccio è completato da un conservatorismo sociale intransigente, soprattutto per quanto riguarda i diritti riproduttivi, la diversità sessuale e l’istruzione, che ha deliberatamente scelto di omettere dalle sue comunicazioni pubbliche durante questa campagna, a differenza di quanto accaduto nel 2021. La sua dottrina in questi ambiti non differisce affatto da quella promossa in Spagna da gruppi ultraconservatori come Hazte Oír. Da parlamentare, ha votato contro la distribuzione gratuita della pillola del giorno dopo, si è opposto alla legge contro la discriminazione di genere e ha respinto l’accordo sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso. Il pacchetto completo.

Infine, il neoeletto presidente cileno sostiene una concezione autoritaria del potere che legittima pene più severe – soprattutto contro le comunità di migranti – e un ruolo più prominente delle forze di sicurezza all’interno del quadro istituzionale cileno. Secondo Kast, la democrazia deve essere subordinata al mantenimento dell’ordine e della sicurezza. La combinazione di questi quattro elementi colloca Kast all’interno della nuova destra radicale globale, con profonde radici locali nell’eredità politica del pinochetismo.

Kast e il pinochetismo

Una caratteristica contemporanea della nuova ondata di movimenti populisti di destra, in ascesa a livello globale, è la distanza che tendono a mantenere dalle dittature o dai regimi autoritari vissuti nei loro paesi d’origine. La battaglia di Marine Le Pen per appropriarsi dell’eredità gollista e la posizione di VOX contro il franchismo ne sono chiari esempi.

Il Cile, tuttavia, rappresenta un’eccezione. Sebbene Pinochet abbia rinunciato al potere nel 1990, rimase comandante in capo delle Forze Armate fino al 1998 e senatore fino al 2002. L’eredità autoritaria riuscì a sopravvivere al cambio di regime, spostando il centro politico del Paese leggermente più a destra rispetto a quanto avviene di solito nel resto della regione.

Kast non aderisce formalmente alla dittatura, ma ne articola e rappresenta l’eredità politica e simbolica. Ad esempio, suo fratello Miguel Kast era membro dei cosiddetti Chicago Boys, un gruppo di tecnocrati cileni che, ispirati dalle teorie di Milton Friedman e Arnold Harberger, promossero riforme strutturali neoliberiste nell’economia cilena. Questo gruppo ricoprì posizioni chiave nel governo Pinochet: Miguel Kast fu Ministro dell’Ufficio Nazionale di Pianificazione (1978-1980), Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale (1981-1982) e Presidente della Banca Centrale del Cile (1982). Sì, in effetti, il fratello del nuovo presidente cileno fu ministro durante la dittatura.

Sebbene indicativo di un legame familiare, non è l’unico legame tra il neoeletto presidente e la dittatura di Pinochet. Kast ha espresso il suo sostegno alla grazia per gli agenti statali responsabili di violazioni dei diritti umani durante quel periodo, arrivando persino a visitarli in prigione per offrire il suo sostegno. Ciò non sorprende, dato che Kast si è spinto fino ad affermare che il regime militare era un “male necessario” per salvare il Cile “dal comunismo”. Nel 2017, l’attuale presidente cileno ha persino dichiarato che, se Augusto Pinochet fosse stato vivo, avrebbe votato per lui.

Alla destra di Bolsonaro?

In termini comparativi, José Antonio Kast può essere chiaramente collocato alla destra di Jair Bolsonaro, soprattutto in ambito economico e istituzionale. Mentre il bolsonarismo combina un discorso ultraconservatore con un populismo economico irregolare, condizionato dalla logica del sistema politico brasiliano, Kast appartiene a una tradizione cilena di neoliberismo duro molto più ortodossa e coerente, erede diretto delle riforme strutturali attuate dai Chicago Boys durante la dittatura.

Sulla stessa linea comparativa, Kast può essere paragonato anche al presidente argentino Javier Milei, con cui condivide una difesa radicale del neoliberismo e una sfida frontale allo Stato come attore redistributivo, ma dal quale si differenzia sia nello stile che nel fondamento ideologico. Milei fonda il suo progetto su un anarco-capitalismo dirompente, antipolitico e fortemente personalistico, che mette in discussione persino l’esistenza stessa dello Stato e si presenta come una rottura con il precedente ordine istituzionale. Kast, d’altro canto, non intende distruggere lo Stato, ma piuttosto metterlo al servizio di un ordine sociale gerarchico, conservatore e disciplinare, rafforzandone le funzioni coercitive e riducendone il ruolo sociale.

Kast sarebbe quindi un candidato populista e neoliberista come Milei, ma autoritario e ultraconservatore come Bolsonaro. Una formula decisamente pericolosa.

Che cosa possiamo aspettarci dalla sua presidenza?

Il programma economico di Kast propone un significativo aggiustamento fiscale – stimato in 6 miliardi di dollari in soli diciotto mesi – con notevole ambiguità riguardo ai meccanismi specifici per realizzarlo. La sua strategia si basa sulla deregolamentazione, sui tagli alla spesa e sull’eliminazione di alcune imposte, come quelle sulla proprietà. Tutto questo, pur sostenendo che non eliminerà benefit come la pensione universale garantita, nonostante avesse precedentemente sostenuto la riduzione delle pensioni.

Sul tema della sicurezza, Kast ha proposto il cosiddetto “Piano Implacabile”, che mira a inasprire le pene, a espandere l’apparato repressivo dello Stato e a costruire carceri di massima sicurezza, oltre a creare forze speciali per intervenire nei territori controllati dalla criminalità organizzata. Questo approccio si estende alla politica sull’immigrazione, dove riprende proposte già avanzate in precedenti campagne, come il finanziamento di voli per l’espulsione di massa di immigrati clandestini. Queste misure rafforzano la visione dell’ordine pubblico come fulcro centrale dell’azione governativa, ma sollevano notevoli interrogativi sia sul loro costo effettivo che sulla loro compatibilità con il quadro giuridico vigente.

La buona notizia?

In Cile, i presidenti possono essere rieletti solo per due mandati non consecutivi. Tra il 2006 e il 2022, il Paese ha avuto solo due presidenti e quattro mandati: Bachelet, Piñera, Bachelet, Piñera. Pertanto, Gabriel Boric potrebbe ricandidarsi tra quattro anni, anche se al momento è difficile prevedere quale sarà il panorama politico in quel periodo.

Kast, quindi, ha una data di scadenza, un fatto particolarmente rilevante data la natura marcatamente personalistica del suo movimento. Inoltre, sarà necessario osservare come si concretizzerà l’integrazione della destra tradizionale nel suo governo e come funzionerà questa coesistenza politica. Altri ex candidati difficilmente sospettati di progressismo, come Franco Parisi (Partito Popolare, 19,71% al primo turno) o Johannes Kaiser (Partito Nazional-Libertario, 13,94% al primo turno), avranno chiari incentivi a contribuire all’erosione della presidenza di Kast.

In conclusione, l’arrivo di José Antonio Kast alla Moneda non può essere interpretato come una mera svolta a destra, bensì come la normalizzazione di un progetto politico che combina neoliberismo radicale, autoritarismo istituzionale e un’eredità di Pinochet mai del tutto superata. Il suo mandato metterà alla prova sia le istituzioni cilene sia la capacità delle forze politiche e sociali progressiste di articolare un’alternativa solida. Kast ha una data di scadenza, ma le idee che rappresenta non scompariranno da sole; la vera sfida per il Cile sarà impedire che questo ritorno al passato diventi l’orizzonte prevalente per il futuro.

Silvio Falcón

Silvio Falcón

Politologo e analista politico