MELQUÍADES

Fonte: The Conversation
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CC BY-ND 4.0
Articolo di Joëlle Lagier, Nathalie Montargot e Magali Trelohan

Viaggiare da sole per ritrovare se stesse

Negli ultimi anni è emersa una tendenza unica: sempre più donne scelgono di viaggiare da sole. Tra il 2014 e il 2017, il numero di donne che viaggiano da sole è addirittura raddoppiato, secondo i dati raccolti da Hostel World, portando la percentuale di viaggiatrici solitarie nel mondo al 37% attuale.

Ma dietro questa cifra si cela una realtà intima, molto più complessa di una semplice scelta turistica. Il nostro studio, recentemente pubblicato su Current Issues in Tourism , basato su interviste approfondite a donne backpacker di età compresa tra 23 e 47 anni, rivela come queste esperienze solitarie possano essere un potente vettore di empowerment identitario.

donna con zaino di fronte alle cascate | Photo by Josiah Weaver on Unsplash

Perché andare da sole?

Lungi dall’essere una semplice ricerca di avventura o di evasione, viaggiare in solitaria risponde spesso al desiderio di conoscere meglio se stessi e di superare i propri limiti. Léa, 29 anni, riassume chiaramente questa sensazione:

«Oggi, fisicamente e mentalmente, ho chiaramente superato i miei limiti. Non pensavo di esserne capace prima di partire da sola.»

L’esperienza di queste viaggiatrici si svolge generalmente in tre fasi chiave che ne plasmano in modo duraturo l’identità: la scoperta, la condivisione e il confronto con le paure.

La prima fase, quella della scoperta, è segnata dall’esplorazione di nuovi territori geografici, ma anche personali.

Amélie, 36 anni, esprime questa doppia dimensione:

«Viaggiare da sola mi ha permesso di scoprire me stessa e di incontrare persone meravigliose, che ricorderò per tutta la vita anche se non le rivedrò mai più.»

Questo passo è decisivo. Lontane dai loro punti di riferimento abituali, queste donne scoprono una nuova autonomia e una capacità insospettata di reinventarsi.

Il secondo momento chiave è quello della condivisione, spesso inaspettata ma sempre intensa. Questa condivisione si manifesta in forme diverse, sia attraverso incontri spontanei sul posto, sia attraverso scambi digitali con altri viaggiatori. Fanny, 32 anni, testimonia questo forte legame con una comunità temporanea:

«Ho partecipato molto ai gruppi Facebook, per rassicurare chi voleva partire. Era il mio modo di condividere ciò che avevo vissuto.»

Paradossalmente, i viaggi in solitaria si rivelano spesso ricchi di incontri umani, consentendo alle donne di sentirsi meno isolate nel loro cammino.

Affrontare le tue paure

La terza fase è senza dubbio la più intensa: comporta il confronto con paure e rischi. Il viaggiatore solitario, e certamente ancor di più la viaggiatrice solitaria, è esposto a molte difficoltà, come spiega Leina, 24 anni:

donna che cammina per strada circondata da edifici | Photo by Timo Stern on Unsplash

«La mia esperienza più significativa è avvenuta durante il mio primo viaggio da sola. Ero a Londra e avevo solo 18 anni. Viaggiavo da sola con il mio zaino. Sono andata in un ostello della gioventù e sono stata avvicinata da un signore molto insistente, sulla cinquantina… Ha iniziato offrendomi da bere… e questo mi ha messa molto a disagio. Ero abituata a viaggiare con gli altri fino ad allora e quindi mi sono posta molte domande: era normale il suo comportamento? Non normale?… Non avevo punti di riferimento e mi fidavo del mio intuito… Così ho deciso di andare a parlare con la receptionist con cui ero già diventata amica e le ho descritto la situazione. La receptionist mi ha spiegato che non ero la prima persona a cui quest’uomo si era avvicinato in questo modo e mi ha consigliato di andarmene. Quest’uomo è stato anche ammonito e informato che al successivo ammonimento sarebbe stato cacciato fuori.»

Sebbene tutti sottolineino che questi rischi esistono anche al di fuori del viaggio, la solitudine del viaggio, il fatto di non avere i soliti punti di riferimento e di sostegno trasforma i momenti difficili in prove particolari. Romane, 25 anni, afferma:

«Ciò che è pericoloso è, ad esempio, guidare in Albania… gli autobus vanno molto veloci lì, con la portiera aperta! Le strade sono estremamente tortuose tra i villaggi e gli autobus viaggiano molto vicini al bordo della strada… È molto impressionante, si ha la sensazione che il pericolo sia imminente.»

Questo confronto con il pericolo può quindi contribuire a rafforzare la loro fiducia e sicurezza in se stessi. Fanny, 24 anni, lo spiega così:

«Mi ha reso più forte, più testarda… Ha rafforzato i miei tratti della personalità, ho acquisito fiducia in me stessa. Non importa quanto sia difficile, c’è sempre una soluzione… Se mi perdo in una città, se non ho più un telefono, troverò qualcuno che mi aiuterà, troverò sempre una soluzione.»

Trasformate al ritorno

Al loro ritorno, le donne riferiscono costantemente una notevole trasformazione della loro identità. Questi cambiamenti ruotano attorno a tre temi principali: crescere, ricostruirsi e vedere il mondo in modo diverso. Il concetto di “crescere” ricorre frequentemente nei loro racconti, riflettendo un senso di maturazione, di fiducia in se stesse e di autonomia. Questa sensazione è spesso accompagnata da una nuova consapevolezza delle proprie risorse interiori.

Il secondo asse, la ricostruzione personale, spesso si verifica dopo un momento difficile della vita, come una rottura sentimentale o la perdita del lavoro. Sabrina, 36 anni, illustra perfettamente questa situazione:

«Ero a un punto di svolta nella mia vita dopo una rottura. Viaggiare da sola è stato un modo per ritrovare me stessa, per rimettermi in piedi. Mi sono ricostruita.»

Infine, questi viaggi cambiano in modo permanente la loro percezione del mondo e degli altri. Fanny, 32 anni, spiega:

«L’autostop mi ha reso vulnerabile e, allo stesso tempo, mi ha riconciliato con il mondo. Ho ritrovato la fiducia nell’umanità.»

Questo cambiamento di prospettiva consente a queste donne di tornare con una nuova apertura e comprensione, spesso più profonda e felice.

“Empowerment” dell’identità, un nuovo concetto

La nostra ricerca mette in luce un concetto innovativo l’empowerment dell’identità :

A differenza delle nozioni classiche di empowerment incentrate sulle competenze o capacità individuali, l’empowerment dell’identità integra pienamente la dimensione trasformativa dell’identità personale attraverso l’esperienza vissuta.

Individuiamo tre dimensioni chiave di questo empowerment : la crescita personale (growing), la ricostruzione dell’identità (rebuilding) e l’evoluzione della visione del mondo (vedere il mondo in modo diverso).

Questo approccio teorico dimostra che l’empowerment può andare oltre il semplice rafforzamento delle capacità individuali e corrispondere a una vera e propria ricostruzione del sé, influenzata da particolari contesti di vita ed esperienze significative. Questo viene quindi chiamato “empowerment dell’identità“.

Questo processo dinamico riecheggia la trasformazione identitaria vissuta durante l’adolescenza, un periodo caratterizzato anche dall’esplorazione, dall’impegno personale e dalla ricerca di coerenza interiore. Il parallelismo con l’adolescenza sottolinea come il viaggio in solitaria costituisca un vero e proprio rito di passaggio moderno, che consente alle donne di ridefinire profondamente la propria identità, indipendentemente dalle aspettative e dalle norme sociali prestabilite.

Tensioni al ritorno

Tuttavia, questo ritorno non è sempre facile. Può sorgere una tensione tra la nuova identità e la percezione immutata che ne hanno coloro che le circondano. Come per gli adolescenti, la difficoltà risiede nell’adattamento tra la nuova immagine interiore forgiata e lo sguardo esterno che rimane fisso.

In definitiva, queste storie dimostrano che il viaggio in solitaria va ben oltre il turismo. Si tratta, infatti, di un vero e proprio rito di passaggio contemporaneo che permette alle donne di affermare la propria identità, la propria libertà e il proprio posto in una società in continua evoluzione. Questo fenomeno merita senza dubbio di essere meglio compreso, sostenuto e valorizzato nel turismo e nelle politiche sociali.

Nuova ricerca

La concettualizzazione dell’empowerment identitario attraverso il viaggio in solitaria dei “backpacker” richiede ulteriori ricerche per identificare altre esperienze, se presenti, che potrebbero avere lo stesso impatto. Potremmo quindi studiare, ad esempio, lunghi soggiorni all’estero per lavoro o studio, l’espatrio o persino cambiamenti radicali di vita che comportano l’immersione in culture o ambienti molto diversi.

Sarebbe inoltre importante esplorare se questa emancipazione venga vissuta in modo diverso a seconda di variabili culturali, generazionali o socioeconomiche, al fine di approfondire la nostra comprensione di questo concetto emergente. Queste nuove linee di ricerca ci permetterebbero di perfezionare questa teorizzazione innovativa, ma anche di ampliarne le implicazioni pratiche, in particolare nelle politiche sociali, educative e turistiche. Ciò rappresenterebbe un’opportunità per le destinazioni e gli attori economici di comprendere meglio le sfide, i bisogni e le motivazioni di queste viaggiatrici sole.

backpacker: zaino in spalla

Empowerment: emancipazione

Pubblicato da The conversation, da noi tradotto

The Conversation

Joëlle Lagier

Joëlle Lagier

Professoressa emerita di marketing, Excelia

Nathalie Montargot

Nathalie Montargot

Collaboratrice della rivista accademica Questions de Management e professoressa associata presso Excelia

Magali Trelohan

Magali Trelohan

Docente-ricercatrice, marketing sociale, EM Normandie