MELQUÍADES
Fonte: The Conversation
CC BY-ND 4.0
Violenza di genere, repressione sessuale: perché “Una giornata particolare” è ancora attuale
A quasi mezzo secolo dalla sua uscita, Una giornata particolare continua ad attrarre spettatori al punto da aver dato vita a un nuovo adattamento teatrale, seguito da una tournée e da un libro.
Il film racconta l’incontro tra Antonietta (Sophia Loren), madre di una numerosa famiglia e moglie di un modesto funzionario fascista al Ministero delle Colonie a Roma, e Gabriele (Marcello Mastroianni), un intellettuale omosessuale recluso nel suo appartamento in attesa di essere spedito al confino in Sardegna. Questo incontro in un palazzo svuotato dei suoi occupanti – ad eccezione del portiere, incarnazione dell’adesione al regime fascista – avviene il 6 maggio 1938, dove il Duce accoglie Hitler davanti a una folla festante.

Inizialmente Scola voleva affrontare la condizione delle donne e degli omosessuali negli anni Settanta, ma gli è sembrato più pertinente ancorare la sua storia al periodo fascista, per evidenziare le continuità tra il regime di Mussolini e la Repubblica italiana.
Tutto deve cambiare affinché nulla cambi?
È davvero sorprendente notare che, fin dalla proclamazione ufficiale del Regno d’Italia nel 1861, le donne e le minoranze sessuali hanno costantemente sofferto di un discredito che i leader hanno solo prolungato, o addirittura accentuato, nonostante le modifiche legislative apportate.
Da un lato, la concezione ineguale dei rapporti tra donne e uomini venne sancita dal primo Codice civile dell’Italia riunificata (1865), largamente ispirato al Codice napoleonico (1804), e rafforzato dalla propaganda mussoliniana: le donne traevano la loro dignità solo dal ruolo di moglie e di madre, illustrato dal personaggio di Antonietta, simbolo di una femminilità asservita alle esigenze di un virilismo trionfante.
Dopo la caduta del regime fascista e la proclamazione della Repubblica a seguito del referendum del 2 giugno 1946, l’Assemblea Costituente adottò la Costituzione il 22 dicembre 1947, il cui articolo 3 sanciva l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Tuttavia, solo negli anni ’70 furono adottate diverse leggi (sul divorzio, sull’aborto, sull’uguaglianza giuridica dei coniugi e sulla parità di genere nel lavoro).
Nonostante i progressi legislativi compiuti, in particolare dalla fine degli anni Novanta, la garanzia dei loro diritti rimane incompleta. Nell’ambito dell’interruzione volontaria di gravidanza, l’accesso alla procedura rimane difficile, in particolare a causa del diffuso ricorso all’obiezione di coscienza tra i medici; statisticamente, le donne continuano a essere discriminate sul lavoro; e la violenza fisica e psicologica, sebbene in diminuzione, rimane significativa.
D’altra parte, la sorte delle minoranze sessuali non è mai stata invidiabile. Mentre il primo Codice penale dell’Italia unita (1890) non puniva le relazioni omosessuali, le incriminazioni, indistinte per relazioni eterosessuali e omosessuali (come l’oltraggio alla morale pubblica), venivano applicate regolarmente e severamente a queste ultime, il tutto unito a una persistente ostilità sociale (stigmatizzazione, insulti, violenza fisica, condanne morali o religiose). Durante il periodo mussoliniano, con il Codice penale del 1930, l’assenza di criminalizzazione di queste relazioni persistette, ma la loro repressione fu comunque accentuata, in particolare attraverso il confino di polizia, una misura amministrativa esente da controllo giudiziario, che consentiva alle autorità di espellere i “deviati” lontano dal loro luogo di residenza, come Gabriele in Una giornata particolare.
Dopo la caduta del fascismo, sebbene l’omosessualità continuasse a non essere oggetto di alcuna specifica criminalizzazione e sebbene la misura del confino della polizia fosse scomparsa negli anni Cinquanta per incostituzionalità, le autorità ufficiali continuarono a interpretare alcuni reati previsti dal Codice penale in senso ostile all’omosessualità.
Solo alla fine degli anni Novanta ha iniziato a delinearsi un movimento legislativo volto a garantire una certa parità di trattamento per le persone LGBTQIA+, mentre si è finalmente ottenuto un quadro giuridico volto a tutelare le relazioni delle coppie omosessuali. Infatti, se l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali non può, allo stato attuale della giurisprudenza della Corte di Strasburgo, obbligare gli Stati ad estendere l’istituto del matrimonio alle persone dello stesso sesso, essi devono comunque garantire, in virtù del diritto al rispetto della vita familiare, un certo riconoscimento giuridico e una certa tutela a tali relazioni. Per non aver introdotto tale riconoscimento, la Repubblica italiana è stata condannata con una sentenza della Corte del 21 luglio 2015. Costretto, il Parlamento italiano ha adottato, nel 2016, una legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, riconoscendo a queste coppie gli stessi diritti e doveri del matrimonio, ad eccezione dell’adozione congiunta e dell’obbligo di fedeltà.

I cambiamenti legislativi da un’epoca all’altra: progresso o illusione?
Nel corso della storia italiana, la condizione delle donne e degli omosessuali è stata influenzata solo relativamente da cambiamenti politici apparentemente radicali (monarchia costituzionale, regime fascista, repubblica). Questo relativismo è particolarmente evidenziato dall’analisi diacronica di Una giornata particolare .
Da un lato, per quanto riguarda le donne e le minoranze sessuali, nonostante negli ultimi cinquant’anni siano state attuate riforme legislative per migliorare la loro situazione, si riscontrano delle continuità. Dall’altro, la realtà sociale rimane piuttosto impermeabile alle garanzie giuridiche offerte. La legge da sola non può apportare i cambiamenti necessari per una reale parità tra donne e uomini nella sfera sociale e per il pieno riconoscimento delle minoranze sessuali.
In sintesi, il destino dei gruppi dominati dipende meno dalle alternanze politiche e dalle riforme giuridiche che da un cambiamento metapolitico, per definizione ben più profondo, nelle mentalità e nelle rappresentazioni del mondo. In Italia, e senza dubbio altrove, questo cambiamento chiaramente non si è ancora verificato.
Infatti, mentre durante la campagna elettorale per le elezioni legislative italiane del 2022 dominava lo slogan di Fratelli d’Italia, “Dio, Famiglia e Patria”, la coalizione di governo ha da allora rispettato questo programma, sia per quanto riguarda le donne che le minoranze sessuali. Così, anche se la legge del 1978 che legalizzava l’aborto non è stata modificata, l’accesso ai consultori delle associazioni antiabortiste è stato autorizzato. Quanto alla violenza contro le donne, ha finito per suscitare una presa di coscienza collettiva dopo l’omicidio di Giulia Cecchetin nel 2023. Allo stesso modo, il governo Meloni è risolutamente ostile alle famiglie omosessuali, che tendono quindi a rivolgersi ai tribunali per ottenere una certa tutela, come dimostra una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha concluso che la legge che negava qualsiasi filiazione alla madre intenzionale era incostituzionale.
Illustrando in questo modo le possibili risonanze tra un’opera di narrativa e una questione sociale, Scola, in Una giornata particolare, non ci parla solo del passato: ci parla anche del presente.
Pubblicato da The conversation, da noi tradotto.
Magalie Flores-Lonjou
Docente HDR di diritto pubblico, Università di La Rochelle
Nicolas Thirion
Professore ordinario presso l'Università di Liegi,
