Macondo camp giovanissimi gennaio 2026

E anche i giovanissimi hanno fatto l’esperienza dello stare insieme, di condividere e di sperimentarsi.
Otto impavidi e disorientati adolescenti (tra i 13 e i 15 anni) hanno colto l’opportunità di aprire il 2026 all’insegna della fiducia e dell’allegria.
Eccovi un collage1 dei momenti vissuti e il diario di VIrginia che ben trasmette le sensazioni vissute. Ma non finisce qui, aspettiamo la buona stagione… e altri avventurieri.
- abbiamo l’autorizzazione dei genitori per diffondere le immagini ↩︎

DIARIO DI VIRGINIA
01/01/2026
È ora di fare lo zaino… L’incubo di ogni mio viaggio.
Ogni volta non riesco a chiuderlo e arrivo dalle ragazze con lo zaino talmente pieno che quasi scoppia.
Comincio leggendo la lista delle cose da prendere e quasi mi viene un colpo:
- vestiti pesanti
- cuscino
- sacco a pelo
- beauty per l’igiene personale
- scarponi
E tante altre cose. Ma non erano quelle il mio problema…Eh sì, gente, il mio problema è il cuscino, quell’oggetto che può essere stato ideato solo da Satana in persona. Come fa una cosa così comoda a essere anche così ingombrante???
Dopo più o meno due ore e mezza di binge watching e pianti isterici, finalmente riesco a far stare tutto: due paia di jeans, qualche maglietta, un maglione, i guanti, il berretto e i calzini. Ma poi, rileggendo la lista, mi rendo conto che non ho messo il pigiama. Ricomincia la foga: in circa mezz’ora monto e smonto lo zaino tre volte, finché non realizzo di poterlo mettere nella federa del cuscino insieme alla vestaglia.
Finita la maratona della preparazione dello zaino, mi dedico alla lettura e poi dormo le mie solite otto ore e mezza.
02/01/2026
Sono le 7 e mezza di mattina, tra quindici minuti mi passano a prendere e sono ancora senza scarpe. Praticamente correndo, prendo lo zaino e mi precipito fuori in strada. Arriva la macchina che deve venirmi a prendere, con dentro due compagni di avventura, e partiamo.
Dopo più o meno un’ora giungiamo a Enego: il paesaggio è meraviglioso, bianco candido e con un sacco di energia positiva. Mi sento immediatamente caricata.
Saluto tutti e mi presento ai partecipanti che ancora non conosco.
I nostri animatori ci danno le dritte, ci dicono il tema — i legami familiari — e ci dividono in due gruppi che si alterneranno nei compiti: apparecchiare e lavare i piatti oppure cucinare.
Il programma dei tre giorni è abbastanza semplice:
- il primo giorno si sistemano le cose, si fanno le prime attività (albero genealogico) e poi la sera si vede un film sul tema del campo;
- il secondo giorno consiste nelle attività mattutine (riflessione sul film, descrizione dei vari personaggi, assegnazione di alcune etichette, dare un aggettivo a ogni familiare) e poi camminata nel pomeriggio;
- Il terzo giorno è molto semplice: la mattina si fanno le ultime attività (riflessione sui valori familiari, brainstorming, riflessione sulle etichette) e poi le pulizie della casa.
La casa in cui stiamo è un luogo di ritrovo per gli alpini ed altri gruppi del territorio. Ha tre piani, da quello che ho visto, ma noi staremo solo sul primo — salotto/sala da pranzo/sala ricreativa, bagni, un bar non attivo e la cucina — e sul secondo, che ha camere
da letto e qualche bagno che però non useremo.
Dopo aver sistemato le nostre cose, scendiamo perché senza che ce ne rendiamo conto è già ora di cucinare e apparecchiare la tavola. Il pranzo consiste in tortellini con la panna e, come secondo, cappuccio cotto… che però ha avuto qualche trauma in corso d’opera: è stato condito con talmente tanto pepe che è quasi immangiabile.
Poi aiuto a lavare i piatti (ovviamente bagnandomi felpa e maglia) e ci rilassiamo un po’ con dei giochi da tavolo. Nel pomeriggio, cominciamo la prima attività, che consiste nel ricreare il nostro albero genealogico. Tra una risata e l’altra riusciamo a presentarlo tutti. Dico solo che c’è chi ha messo tutta la famiglia di galline che ha in casa ed espresso pareri su ognuna… ed è stato veramente divertente. La sera ceniamo, si lavano i piatti e poi abbiamo un altro po’ di tempo libero.
Prima di dormire c’è il film: Encanto. Dopo una piacevole visione, tanti popcorn e copertine, finalmente si va a letto.
Passo la serata a gossippare con la mia compagna di stanza e a leggere fino a tardi.
03/01/2026
Non faccio neanche in tempo a chiudere gli occhi che la sveglia suona e mi fa sobbalzare. Mi ricordo subito della felpa che ho appeso alla finestra per farla riprendere dai traumi subiti durante il lavaggio piatti. Appena la prendo in mano mi rendo conto che sul davanti è totalmente ghiacciata. Un bel modo di iniziare la giornata, giusto? Prima di colazione metto la felpa sul termosifone per farla scongelare.
Scendiamo e mangiamo, condividiamo le esperienze della notte (tra gente che parla nel sonno e il freddo gelido) e ci accordiamo per le attività del mattino e la passeggiata del pomeriggio.
La mattina, riflettiamo sul film e cerchiamo similitudini con le nostre relazioni familiari.
Circa alle 14:30 partiamo, dopo la breve visita della Presidente di Macondo. Attraversiamo strade, discese, salite, boschi, cavalli mimetici e tantissime altre cose.
La nostra destinazione è la grotta di Valdicina, dove abbiamo visto da vicino come vivevano un tempo le persone del paesino adiacente. Sui lati della caverna, oltre ai ghiaccioli giganti che ho preso in mano e usato come una spada, abbiamo anche potuto osservare le ragnatele dello Zoropsis spinimana, un aracnide tipico delle cavità italiane.
Dopo il ritorno facciamo tutti la doccia, mangiamo del buonissimo pollo e abbiamo tempo libero per il resto della serata.
La nottata è stata pacifica e devo dire che il pavimento era decisamente più comodo delle brandine cigolanti che avevamo a disposizione.
04/01/2026
Purtroppo è già ora di tornare a casa, quindi la mattina facciamo solo l’attività di condivisione e quella riguardante il nostro tema.
Più tardi facciamo le pulizie e giochiamo con i meravigliosi cani di Ellena: Logan (un adorabile ma testardo husky) e Brienne (un’intelligente e morbida border collie).
Prima ancora che ce ne accorgessimo, la gita era finita ed era ora di ritornare alla normalità. Eravamo pronti? Assolutamente no.
E così, signori miei, finisce la nostra storia che, pur essendo stata breve, è stata molto significativa per ognuno di noi e mi sento di dire che ci ha insegnato molto.
Auguro alle future generazioni di Macondo di trovarsi bene, di riuscire a integrarsi e a divertirsi in compagnia dei propri amici di viaggio.
