MELQUÍADES

Fonte: Eldiario.es
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CC BY-SA 4.0
Articolo di Miguel Roig

Matteo Salvini, nazionalismo per camaleonti

Matteo Salvini è l’uomo che Vox, per fortuna, non ha tra le sue fila (i suoi indici di gradimento potrebbero aumentare ulteriormente). A differenza di Santiago Abascal, “Il Capitano “, come lo chiamano i suoi sostenitori, può vagare di spiaggia in spiaggia, mojito in mano, raccogliendo consensi, facendo il DJ o condividendo birre con chiunque lo avvicini in qualsiasi città italiana. È una versione un po’ ruvida del personaggio interpretato da Vittorio Gassman nel Il Sorpasso di Dino Risi, road movie : un semplice bon vivant, un frivolo seduttore, al volante di una veloce Lancia Aurelia, che percorre la costa adriatica durante un’estate degli anni ’60 in compagnia di un imberbe Jean-Louis Trintignant, che scopre il mondo con lui al ritmo di un twist.

Matteo Salvini, nazionalismo per camaleonti
Vox España, CC0, via Wikimedia Commons

L’entourage di Salvini è composto da seguaci adoranti, affascinati da ogni atto oltraggioso di questa figura camaleontica, capace di qualsiasi cambiamento politico, che oggi, almeno nella narrazione, si è posizionato alla destra della Presidente Giorgia Meloni e del suo partito, Fratelli d’Italia. La sua influenza è ora offuscata dalla brillantezza pragmatica della Meloni, ma come Vicepresidente della Repubblica italiana, gioca un ruolo centrale nello scacchiere geopolitico delle forze dirompenti in Europa.

Salvini capì molto presto che la politica è un mezzo per raggiungere il potere, che lui stesso era il programma, e che quindi non c’era tempo da perdere. Fu eletto al consiglio comunale di Milano quando era ancora studente di giurisprudenza, a soli vent’anni. Avrebbe trascorso sedici anni all’università senza laurearsi, ma quando finalmente abbandonò gli studi, fu rieletto deputato al Parlamento europeo. La sua carriera era altrove. A quei tempi, la sua tabella di marcia era liberare la Padania dalla morsa di Roma. 

Giornalista autodidatta ma irrequieto, l’esperienza gli permise di scoprire l’influenza che la televisione aveva allora nel plasmare le narrazioni politiche. Quando iniziò il suo attivismo nella Lega Nord , il partito indipendentista di Umberto Bossi, Salvini era una figura della sinistra radicale, una forza politica chiave attraverso la quale esprimeva le sue tendenze secessioniste. Tanto che quando Bossi, in una creativa dimostrazione di nazionalismo portatile, decise nel 1997 di indire le elezioni per il Parlamento padano, un’istituzione immaginaria, Salvini si presentò in cima alla lista elettorale dei “Comunisti padani”.

Parafrasando Verdi, Salvini è mobil1 e, istintivamente, spinto dal senso pratico, abbraccia la versione più estrema del populismo secessionista e xenofobo. Come sottolineano i politologi Daniel Vicente Guisado e Jaime Bordel Gil nel loro saggio Salvini & Meloni, Children of the Same Rage, la prova di ciò è stato un suo bersaglio: una donna nera, Cécile Kyenge, ministro del governo progressista di Enrico Letta, cui lanciò accuse ormai all’ordine del giorno in Spagna: “È il simbolo perfetto di una sinistra ipocrita e benevola”, ha urlato, “che vuole legalizzare l’immigrazione clandestina”. Salvini è riuscito a costringere Kyenge alle dimissioni e, da allora, nessun’altra persona di colore ha ricoperto una carica in un governo italiano. Salvini è un catalizzatore che trasforma tutto ciò che tocca. 

A quei tempi, Il Capitano era preoccupato per un referendum, anch’esso immaginario, che il governo italiano lasciò procedere, aderendo al principio pragmatico di non cadere nella follia di perseguire ciò che non esiste. In seguito, la popolarità calante di Bossi e le limitate dinamiche di un’alleanza regionale permisero a Salvini di prendere il controllo e, dalla sua leadership della Lega Nord, di iniziare a ridimensionare la richiesta di indipendenza e a lanciare invettive contro l’Europa: “Questa non è l’Unione Europea, è l’Unione Sovietica, un gulag da cui usciremo”. 

La Padania è un ricordo del passato, una mappa che esisteva solo sui giornali della Lega , così come Macondo è confinata alle pagine di Cent’anni di solitudine . Salvini, con una nuova svolta, altera il suo quadro nazionalista e svela la puerilità di una narrazione che ha origine in una delle regioni più ricche d’Europa, l’Italia settentrionale, dove una classe politica bloccata nell’adolescenza, come affetta da una malattia infantile, vittima dell’opulenza e di un patologico bisogno di distinguersi, crea confini immaginari. Borges lo notava a proposito del suo Paese: “Il vizio più incorreggibile degli argentini è il nazionalismo, la mania dei primati”. 

La plasticità politica di Salvini e la fortuna che asseconda molte delle sue svolte gli permettono di essere uno dei beneficiari del processo di Tangentopoli , noto come Mani Pulite , lo tsunami giudiziario che negli anni Novanta gettò nel discredito la classe politica italiana, liquefacendo i partiti storici e consentendo l’emergere di Silvio Berlusconi, preludio all’attuale governo populista di Meloni e Salvini.

Giuliano da Empoli2 afferma che se Heinrich Mann avesse insinuato che Napoleone fosse una palla di cannone sparata dalla Rivoluzione francese, si potrebbe dire, a ragione, che Beppe Grillo e Matteo Salvini sono le palle di cannone sparate da Tangentopoli. Da Empoli, tuttavia, demistifica l’operazione di pulizia etnica, sottolineando che i semi del populismo stanno già germogliando in Mani Pulite, trasformando in spettacolo l’epica lotta dei giudici di grado inferiore contro le élite corrotte. Non è un caso che diversi magistrati siano entrati in politica, abbiano fondato partiti e siano diventati ministri. Questo è il palcoscenico pronto perché un comico come Beppe Grillo porti al potere il Movimento Cinque Stelle e perché Salvini dia il suo sostegno al governo italiano con la Lega

La rivista Time ha accolto il nuovo vicepresidente e ministro dell’Interno italiano con una copertina che ne mostrava il volto incorniciato dai bordi, con un sorriso affabile, sotto il titolo: “Il nuovo volto dell’Europa”. Questo titolo, tuttavia, si è trasformato in una minaccia nelle pagine interne dell’articolo: “Perché Salvini è l’uomo più temuto d’Europa?”. La risposta risiedeva nella sua gestione dei social media, dove, da “La Bestia“, la sua piattaforma di comunicazione, ha inondato i social network di odio razziale, facendo riferimento a presunti abusi commessi da immigrati clandestini senza riguardo per la portata del problema. A volte, ha persino abbracciato cause involontarie come i diritti degli animali, come si vede nel suo tweet con le immagini di un uomo musulmano a Napoli che si preparava a macellare una capra per un sacrificio rituale. 

Oggi Salvini è sullo sfondo, ma insieme a Meloni, coprono lo spettro dell’estrema destra in Europa con interessi geopolitici divergenti che, in ultima analisi, abbracciano l’intero blocco di estrema destra. Salvini è alleato di Marine Le Pen, Viktor Orbán e Abascal, mantenendo legami con Vladimir Putin, mentre il presidente italiano copre lo spettro atlantista allineato a Trump, insieme a gruppi di estrema destra polacchi, cechi e belgi, tra gli altri partiti radicali europei. Se l’evoluzione elettorale nell’Europa meridionale si tradurrà in vittorie per Abascal e Le Pen, Salvini sarà una figura che, a quel punto, aspirerà a essere, per parafrasare la rivista Time, “il vecchio volto dell’Europa”. 

“Il Gattopardo” di Giuseppe Lampedusa è un romanzo esistenzialista diventato un manuale politico, la cui pedagogia suggerisce che i cambiamenti devono rimanere immutati. Georgia Meloni, con una mossa machiavellica, finge di seguire questa strategia, ma per lei si tratta solo di una manovra tattica: il suo obiettivo finale è quello di cambiare il panorama politico italiano. Salvini, con lo stesso obiettivo, è spietato e non ha altro progetto che distruggere l’Italia e poi, con i suoi alleati, l’Europa: cambiare tutto affinché nulla sia più come prima.

Finirà come il protagonista de Il Sorpasso? Gassman accelera con la Lancia, spronato dal giovane Trintignant che continua a incitarlo, finché non si scontrano in curva e l’auto precipita in un burrone, trascinando con sé Trintignant, ma Gassman sopravvive. Enric Juliana, forse l’analista spagnolo che conosce meglio questo Paese, sostiene che in Italia amano i leader forti per poterli abbattere. Se la sua profezia si avverasse, Salvini, come Meloni, cadrebbe. Naturalmente, come è successo a Trintignant nel film di Risi, anche gli italiani subirebbero la stessa sorte.

  1. nel senso di volubile ↩︎
  2. scrittore italiano, presidente del think tank Volta e professore di politica comparata all’Istituto di studi politici di Parigi. ↩︎

Pubblicato da El diario.es, da noi tradotto

Miguel Roig

Miguel Roig

Miguel Roig (Rosario, Argentina) è saggista e direttore creativo dello spazio culturale Hotel Kafka, di cui è socio fondatore.