Anderlini Gianpaolo

si occupa da oltre trent’anni di studi sull’ebraismo (Bibbia, lingua ebraica, Midrash, Talmud) e di poesia.

Il nome di Dio

Nella Torà Il nome di Dio è proclamato, nella rivelazione del Sinài, nella prima parola del Decalogo: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, da una casa di schiavi. Non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,2; Dt 5,6). Dio si rivela in prima persona (‘anokì,

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Nella Torà Il nome di Dio è proclamato, nella rivelazione del Sinài, nella prima parola del Decalogo: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, da una casa di schiavi. Non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,2; Dt 5,6). Dio si rivela in prima persona (‘anokì,

La promessa

Nella Torà Nella tradizione ebraica le promesse di Dio sono rivolte ai Padri (Abramo, Isacco e Giacobbe) e, per i loro meriti, alla loro discendenza e sono rinnovate, in altra forma e con altra prospettiva, a David e alla sua discendenza, dalla quale è destinato a uscire il Messia. La critica biblica moderna parla di

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Nella Torà Nella tradizione ebraica le promesse di Dio sono rivolte ai Padri (Abramo, Isacco e Giacobbe) e, per i loro meriti, alla loro discendenza e sono rinnovate, in altra forma e con altra prospettiva, a David e alla sua discendenza, dalla quale è destinato a uscire il Messia. La critica biblica moderna parla di

Ospitalità

Nella Torà Nella Bibbia ebraica l’ospitalità affonda le sue radici nel concetto di «stranierità» che caratterizza il rapporto del popolo ebraico con Dio e con la terra d’Israele. Il popolo della terra, promessa da Dio ai Padri, in quanto ebreo (‘ivrì), ovvero: «colui che oltrepassa, è oltre (la frontiera)», si riconosce senza una terra d’origine

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Nella Torà Nella Bibbia ebraica l’ospitalità affonda le sue radici nel concetto di «stranierità» che caratterizza il rapporto del popolo ebraico con Dio e con la terra d’Israele. Il popolo della terra, promessa da Dio ai Padri, in quanto ebreo (‘ivrì), ovvero: «colui che oltrepassa, è oltre (la frontiera)», si riconosce senza una terra d’origine

Il maschile

Nella Torà Nella tradizione ebraica il maschile richiama e coinvolge direttamente il femminile in un rapporto di gerarchia e di diversità. Il rapporto di gerarchia è fissato e definito nei racconti della creazione. In primo luogo, la determinazione «maschio e femmina li creò» (Gn 1,27;5,2) ci propone una parità condizionata: nell’ordine delle parole, che nella

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Nella Torà Nella tradizione ebraica il maschile richiama e coinvolge direttamente il femminile in un rapporto di gerarchia e di diversità. Il rapporto di gerarchia è fissato e definito nei racconti della creazione. In primo luogo, la determinazione «maschio e femmina li creò» (Gn 1,27;5,2) ci propone una parità condizionata: nell’ordine delle parole, che nella

Il femminile

Nella Torà La tradizione ebraica parla di Dio in modo simbolico secondo schemi propri dell’immaginario maschile (creatore, giudice, padre, uomo di guerra, liberatore, consolatore, redentore), e, nello stesso tempo, riesce a far emergere il lato debole e inerme, sofferente e amorevole (quindi femminile) della sua presenza/assenza (la Shekinà). Ma Dio, del quale si può parlare

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Nella Torà La tradizione ebraica parla di Dio in modo simbolico secondo schemi propri dell’immaginario maschile (creatore, giudice, padre, uomo di guerra, liberatore, consolatore, redentore), e, nello stesso tempo, riesce a far emergere il lato debole e inerme, sofferente e amorevole (quindi femminile) della sua presenza/assenza (la Shekinà). Ma Dio, del quale si può parlare

Ortodossia

Nella Torà «(Mosè) prese in mano il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: Tutto quello che il Signore ha detto noi lo faremo e lo ascolteremo» (Es 24,7). Nella Scrittura non c’è un passo che esprima in modo più profondo il rapporto che lega strettamente il popolo ebraico a Dio e

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Nella Torà «(Mosè) prese in mano il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: Tutto quello che il Signore ha detto noi lo faremo e lo ascolteremo» (Es 24,7). Nella Scrittura non c’è un passo che esprima in modo più profondo il rapporto che lega strettamente il popolo ebraico a Dio e

Misericordia

Nella Torà La tradizione ebraica, nel definire il rapporto di Dio col mondo da lui creato, individua una doppia articolazione o una doppia misura (middà): la misura della giustizia (middàt ha-din) o della correzione, simile a quella di un padre che guida con mano dura, sicura e inflessibile il figlio fino a punirlo; la misura

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Nella Torà La tradizione ebraica, nel definire il rapporto di Dio col mondo da lui creato, individua una doppia articolazione o una doppia misura (middà): la misura della giustizia (middàt ha-din) o della correzione, simile a quella di un padre che guida con mano dura, sicura e inflessibile il figlio fino a punirlo; la misura

Dolore

Nella Torà Il dolore è una costante che caratterizza l’esistenza di tutti gli esseri viventi. Accompagnato dalle sofferenze e dalla morte, diviene quasi una punizione riparatrice destinata a porre rimedio agli effetti e alle conseguenze che la trasgressione o la colpa commessa dall’uomo possono produrre sia sull’ordine delle cose create, sia sul contesto sociale, sia

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Nella Torà Il dolore è una costante che caratterizza l’esistenza di tutti gli esseri viventi. Accompagnato dalle sofferenze e dalla morte, diviene quasi una punizione riparatrice destinata a porre rimedio agli effetti e alle conseguenze che la trasgressione o la colpa commessa dall’uomo possono produrre sia sull’ordine delle cose create, sia sul contesto sociale, sia

Perdono

Nella Torà Due passi della Scrittura ci aiutano a definire gli attori e i tempi del perdono secondo l’orientamento proprio della tradizione ebraica. Il primo passo: «Se tu dovessi considerare le colpe Signore, Signore chi potrebbe stare ritto? Ma con te è il perdono, affinché tu sia temuto» (Sal 130, 3-4). Il secondo passo: «Cercate

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Nella Torà Due passi della Scrittura ci aiutano a definire gli attori e i tempi del perdono secondo l’orientamento proprio della tradizione ebraica. Il primo passo: «Se tu dovessi considerare le colpe Signore, Signore chi potrebbe stare ritto? Ma con te è il perdono, affinché tu sia temuto» (Sal 130, 3-4). Il secondo passo: «Cercate

Empietà

Nella Torà La tradizione ebraica non definisce il concetto di empietà, ma descrive e stigmatizza le azioni dell’empio, ovvero la sua condotta di vita volta a operare il male e a sovvertire l’ordine fissato da Dio secondo verità e giustizia. La via dell’empietà è la via del caos, del disordine e della violenza, come insegna

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Nella Torà La tradizione ebraica non definisce il concetto di empietà, ma descrive e stigmatizza le azioni dell’empio, ovvero la sua condotta di vita volta a operare il male e a sovvertire l’ordine fissato da Dio secondo verità e giustizia. La via dell’empietà è la via del caos, del disordine e della violenza, come insegna