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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Cronaca

di Zanetti Lorenzo

Tre sono gli argomenti centrali nella vita politica e sociale del Brasile.
I giornali riempiono pagine, i vari canali televisivi dedicano grande parte del loro tempo, i programmi umoristici e la propaganda commerciale approfittano e usano frequentemente fatti e parole legate a questi argomenti. Nei bar, nei gruppi di giovani e adulti, di uomini e donne i discorsi finiscono sempre per entrare in uno dei tre argomenti:

* campionato mondiale di calcio e squadra brasiliana;
* nuovo piano economico (il sesto negli ultimi otto anni) e la nuova moneta “REAL”, che a partire dal 1° luglio sostituirà il cruzeiro (è la quinta volta, in otto anni, che la moneta cambia);
* elezioni politiche, che quest’anno sono elezioni “sposate” perché nello stesso giorno, 2 ottobre, i brasiliani (quasi 100 milioni) andranno alle urne per scegliere il Presidente della Repubblica e il suo vice, due terzi dei senatori e i deputati federali, 27 governatori con i rispettivi vice e i deputati degli stati federali. Qui il diritto di voto si acquisisce a 16 anni, l’obbligo di voto comincia a 18.

Campionato mondiale
Un anno “caldo” quindi, per il Brasile, questo 1994: sicuramente la discussione sui mondiali è la più immediata e la più “democratica”. Questo tipo di argomento non rispetta la differenza di classe. Solo pochi “anormali” non sanno il nome di tutti i giocatori convocati, il calendario delle partite, i difetti del commissario tecnico, Porreira, le condizioni fisiche di Bebeto, Branco o del diciassettenne Ronaldo, ecc. La vittoria è solo una questione… di tempo, con certezza sarà “tetra-campione”; non si può dire il contrario, porta sfortuna, è meglio toccar legno per “isolare” la squadra, che dico?, il Brasile, contro l’invidia o il malocchio.
Alle volte ho sentito dire sia da brasiliani che da italiani che il calcio rappresenta per i brasiliani quello che il “pane e circo” rappresentava per i romani. Non credo sia esattamente uguale, per lo meno per gran parte dei brasiliani. Preferisco pensare che il calcio rappresenti uno sport molto praticato (è impressionante quanto) e un momento di igiene mentale (a basso prezzo) che aiuta a continuare con grinta la lotta di tutti i giorni. Chi da qualche anno vive in Brasile sa che c’è molta gente che fa il tifo, ma c’è pure molta gente (alle volte la stessa) che si impegna con serietà e coraggio nella lotta per la sopravvivenza, per un pezzo di terra dove lavorare, per migliori condizioni di lavoro e, negli ultimi vent’anni, per costruire un paese democratico.
In questo senso ricordo le manifestazioni di piazza – per chiedere l’elezione diretta nella scelta del presidente (nell’ultimo anno di dittatura) e contro la corruzione nel governo e nel parlamento – capaci di mobilitare milioni e milioni di persone. Le grandi assemblee sindacali, la creazione della “Centrale unica dei lavoratori” (CUT), l’organizzazione di una “Centrale dei movimenti popolari” (CMP) e le centinaia di altri movimenti, attivi in tutto il territorio nazionale sono segni e forme concrete di partecipazione sociale.

Il REAL
Il nuovo piano economico è un argomento che interessa molti. C’è chi fa il tifo perché vada bene, ma per la maggioranza dei lavoratori la speranza si mescola a dubbi, apprensioni o reazioni come quella organizzata dai pubblici dipendenti, in sciopero da settimane. A differenza di altri, questo piano economico è stato divulgato e discusso prima di entrare in vigore e la sua realizzazione si sta costruendo per tappe. Ci sono le condizioni per il successo.
La situazione economica del Brasile (non dei brasiliani) è in ascesa; il piano progettato dal ministro Cardoso e dal presidente della repubblica, persone ritenute oneste, con una carriera politica pulita, è stato approvato dal parlamento. Il nuovo piano mantiene il difetto di fondo di questa nostra società che discrimina i lavoratori ai quali sempre si chiede il sacrificio maggiore per… “salvare la patria”. Uno dei segni più evidenti di questa discriminazione è la nuova politica salariale, che mantiene il minimo a 67 dollari mensili (c’è una commissione incaricata di presentare proposte per far arrivare il valore del salario a 100 dollari). Con molta difficoltà è stata accettata la proposta di recuperare le perdite salariali dopo quattro mesi di “real”.
Per i prezzi non c’è regola fissa, la libera concorrenza garantirà che si evitino abusi. Questa “fede” nel mercato suona un po’ ridicola per lo meno qui dove abbiamo un’economia altamente monopolizzata. Ci dicono però che anche se ci sarà qualche sacrificio questo sarà compensato dalla fine dell’inflazione che oggi si aggira sul 45-50% al mese e che, con la nuova moneta, che avrà il valore del dollaro, dovrà cadere quasi a zero.
Puoi crederci, se vuoi!?

Lula presidente?
Le elezioni politiche sono il terzo interesse nazionale. Con certezza, avvicinandosi la scadenza, sarà il tema principale. I mondiali saranno passati e, soprattutto, ci saranno due ore al giorno, sia alla radio che alla televisione, di campagna politica gratuita e anche i più poveri saranno importanti (la Costituzione del 1988 ha concesso il diritto di voto agli analfabeti) e molti di loro ne approfitteranno per ottenere qualche vantaggio.
Per ora, e già da mesi, i sondaggi d’opinione danno Lula, candidato del partito dei lavoratori (PT) al primo posto. Per la grande maggioranza di quelli che da anni lavorano per la crescita della democrazia attraverso la partecipazione organizzata dei settori popolari, Lula è il candidato che ha migliori condizioni per realizzare quel cambiamento profondo che porti alla direzione del paese i settori sociali da sempre esclusi e che sono gli unici capaci di realizzare riforme di base che portino un nuovo ordine nel Brasile.
Le nostre élites, che hanno sempre fatto quello che hanno voluto, senza ammettere nessun tipo di contestazione ed hanno cercato una legittimazione non nel popolo ma nel governo di altri Paesi, giudicandosi sempre al di sopra della legge, useranno tutta la loro “esperienza” e il loro potere per impedire questo cambiamento. Anche per loro le cose non sono più così facili, perché i brasiliani delle classi popolari sono organizzati, hanno preso coscienza dei loro diritti e della loro forza, ma, come abbiamo ripetutamente provato, la mancanza in queste élites di qualunque principio che non sia il profitto ed il potere, può portare a reazioni imprevedibili e gravi.
Le elezioni sono un momento importante; possono significare l’inizio di una nuova era, ma devo dire che non è il risultato delle elezioni il punto su cui si radicano le speranze più profonde; queste hanno la loro origine, il loro fulcro nelle organizzazioni popolari e nei nuovi quadri dirigenti che da queste sorgono; è la parte sana della nostra società che in questi ultimi anni ha cominciato a mostrare tutto il suo valore ed il suo peso.

dal Brasile, giugno 1994