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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Macondo e dintorni

di Farinelli Gaetano

5 maggio 2006 – Pove del Grappa (Vi). Segreteria di Macondo. All’ordine del giorno la festa imminente, che sovrasta, che preme. Qualche disguido, qualche ritardo. E poi i campi estivi, che si faranno in Bosnia per uomini e donne; e al lago Trasimeno sull’isola Polvese, che pare essere uno dei laghi meno inquinati d’Italia, per i giovani e per le giovani. La segreteria è allargata a quanti fanno formazione e a quanti sono interessati all’organizzazione della festa.
11 maggio 2006 – Padova. L’associazione «Donne insieme per la vita» ha organizzato una serie di incontri per tutto il mese di maggio sui luoghi educativi, che costituiscono il fondamento della vita della persona: la famiglia, la religione, la scuola e la politica. A Giuseppe tocca la religione, ma il tema subito si sposta sul rapporto con l’altro, che è il valore, il senso della vita; se la religione lega, la relazione costruisce la responsabilità, che diviene impegno e sentimento, per seguire un desiderio che va oltre i confini, ma non dimentica il senso del limite, ed è la nostra creaturalità.
16 maggio 2006 – Pove del Grappa (Vi), sede di Macondo. Incontro coi giovani di Rossano Veneto, che si preparano al viaggio in Brasile che ha come meta Rio de Janeiro e l’esperienza dei ragazzi di strada. Li accompagna don Sandro, che ha già la testa e il cuore a Nyahururu in Kenya, a vivere una vita di condivisione e di relazione intensa. I ragazzi e le ragazze chiedono la nostra esperienza di viaggio e di vita in Brasile nei lunghi anni che vanno dal 1977 ad oggi. Poi ascoltano, alcuni prendono nota, qualcuno già sogna i luoghi e le strade di Rio, altri sgomita il vicino che ha l’occhio fermo sulla parete. Il viaggio a Rio de Janeiro da parte della parrocchia di Rossano è alla terza tappa. Ed è sempre una novità per chi parte e per chi ritorna.
18 maggio 2006 – Cartigliano (Vi), scuola materna. Come educare la coscienza del bambino. Rubem Alves, grande pedagogo brasiliano, che ho avuto il piacere di conoscere nel mio ultimo viaggio in Brasile, a Campinas, dice che per educare non servono i pedagoghi o gli psicologi, ma vivere intensamente la vita e le sue relazioni. Se il genitore vive intensamente i valori della vita, il bimbo vive sui ritmi che il padre e la madre gli comunicano. E più sarà intensa la vita dei genitori, senza infingimenti e più il bimbo troverà alimento e pane per crescere la sua coscienza. Il rapporto con il trascendente, con Dio, nasce dalla fiducia che i genitori hanno nella vita e nell’altro. I volti delle madri (pochi al solito i padri) sono rivolti al relatore che parla, che racconta, che si anima e richiama il malcapitato che gli sta di fronte, sempre quello fino alla fine. A volte dopo una provocazione, il relatore ride; il pubblico si guarda attorno e poi ripiega sugli appunti che già avevano segnato la pagina bianca.
19 maggio 2006 – Pove del Grappa (Vi). Conferenza stampa in occasione della Festa di Macondo. Nei sotterranei della sede, mentre fuori avvampano, arrancano in salita, sdruccioli in discesa i preparativi della festa, la presidenza e parte della segreteria incontrano la stampa e la TV locali.
Sempre fedeli i giornalisti Silvano professor Mocellin e la signora Cristina prof. Bellemo, che hanno anticipato e accompagnato con dovizia di resoconti e riflessioni il calendario della festa e del convegno di Macondo.
25 maggio 2006 – San Giuseppe di Cassola (Vi). Spettacolo musicale di Lorenzo Esposito Fornasari, con la partecipazione di Mara Redeghieri e di Giovanni Lindo Ferretti, presso il teatro Vivaldi, per l’occasione concesso gratuitamente all’associazione Macondo da parte del Comune di Cassola come luogo di incontro per i giovani. Non era un anticipo della festa, non era un’attività giovalistica, era il desiderio di introdurre una nota musicale: «Vaga l’Am», il viaggio, il cammino, la ricerca, la fuga e il ritorno a casa, la nostalgia, la parola e il canto. Il tutto sommerso dalla batteria, ed era il battito del cuore, come il rombo di un motore, che se parli non ti senti, ma restano il ritmo e i volti.
Noticina in bemolle: un filo di fumo sul pronao, a fronte dell’ingresso, ma non era incendio. Luigi Zuccheri (di Zucchero) ha saputo comporre questa iniziativa e raccoglierla mano a mano nel tempo e nello spazio, con l’ausilio di una équipe varia e fedele.
26 maggio 2006 – Bassano del Grappa (Vi), Palazzo Roberti. Il sindacato della Cisl organizza la presentazione del libro di Barcellona: «Critica della ragion laica»; alla conversazione partecipano, assieme all’autore, monsignor Tomasi e il professor Umberto Curi.
Ed è utile segnalare la presenza al tavolo della presidenza di un sacerdote rappresentante della Chiesa locale e di un docente in filosofia di matrice laica, piccolo segnale di una società che apre i confini al dialogo e al confronto sereno.
25/27/28 maggio 2006 – Spin di Romano d’Ezzelino (Vi). Come ogni anno uguale, come ogni anno diversa.
Quest’anno la festa ha avuto un risvolto nuovo, e giovedì 25 maggio c’è stato lo spettacolo musicale di Esposito Fornasari, con la partecipazione di Giovanni Lindo Ferretti.
Al sabato sera c’è stata la presentazione del libro «La cittadinanza interiore» della Bruna Peyrot, un’opera che affronta il tema della cittadinanza a partire dal femminile, che dell’uomo rappresenta l’anima, lo spirito. Gli interventi che hanno aperto la presentazione del libro hanno insistito nel richiamo a figure femminili, al meticciato delle lingue e delle culture, all’importanza dell’amicizia, come fattore che accompagna e conclude l’azione politica; alla storia personale che si confronta con la storia collettiva, alla libertà personale che diviene stimolo responsabile dei cambiamenti a favore del bene comune.
La domenica, il convegno Dio ti dà il volto, sorridere tocca a te: è decisamente una frase poetica, per richiamare ciascuno alla responsabilità, ma anche alla stima di sé per costruire un mondo in cui l’uomo scopra la felicità.
Il filosofo Roberto Mancini al convegno diceva: il mondo si divide tra coloro che credono e cercano la felicità e coloro che la intralciano con i vincoli dell’economia o di religioni che impongono pesi insopportabili all’uomo.
L’idea, l’anima della festa di Macondo è l’incontro, rappresentato al tavolo della presidenza dai volti degli ospiti provenienti dal Brasile, dal Kenya, dal Centrafrica e dall’Italia naturalmente, testimoni che raccontano la fatica e la gioia di costruire rapporti nuovi, in cui prevalga il bene comune rispetto agli interessi di parte.
Il vescovo di Bagé, dal Brasile, ha raccontato la sua fatica di uomo negro di essere riconosciuto nella chiesa come aspirante al sacerdozio fino a divenire vescovo della sua terra. La signora Rejane, di Salvador di Bahia, che segue un rito religioso che è una miscela di riti cristiani e riti animisti, raccontava dell’importanza di fare il bene delle persone che si incontrano nella relazione con il sacro. Padre Alfredo, un gesuita di Bahia, svolge il suo lavoro pastorale prendendosi cura di quanti sono emarginati per la malattia o per la professione che esercitano, come le prostitute, i travestiti.
La globalizzazione, diceva il professor Mancini, che viene presentata come la salvezza dell’umanità, è lo strumento di pochi per inglobare il mondo, per ridurre le differenze e imporre un modello unico; purtroppo le vittime di questo modello sono molte; ed è difficile credere in una consolazione che nasce e muore sulle labbra di chi bandisce quel progetto. Credere nella felicità significa mettere in moto la compassione, che è accoglienza e responsabilità, prendersi cura dell’altro, e difendere i viventi dalla fame, dalle guerre e dall’abbandono.
Ed è su questo punto che padre Gabriele, della Comunità Saint Martin di Nyahururu (Kenya) ha richiamato l’assemblea: «la pietra scartata dai costruttori, è diventata testata d’angolo», il povero, l’ammalato, il bambino abbandonato possono diventare la benedizione della Comunità; il deficiente fisico o psichico non sono un sacrificio o una maledizione per il gruppo, ma possono diventare il suo motivo di essere, gli fanno riscoprire il senso del vivere, e dello stare assieme, che risiede nella relazione.
Su questa linea è poi seguita la testimonianza del giovane Makara, ferito dalla polizia, e che ora dedica la sua vita allo studio del diritto in difesa del debole. L’assemblea seguiva attenta le parole dei testimoni, che continuavano a succedersi al richiamo del presidente Giuseppe Stoppiglia, come ha poi sorriso nell’intervento del comico Paolo Hendel che si dichiara dispiaciuto dei tempi di magra che aspettano ora la satira, visto che è venuto a mancare quello che Paolo Rossi definisce il Grande Comico.
Il pomeriggio della domenica ha raccolto le preghiere e i canti della messa all’interno; e all’esterno le musiche e le danze che circondavano e coinvolgevano la folla. E la notte sul parco si è accesa la luna, mentre l’ultima macchina in ordine a fari spenti solcava il portone di uscita.
2 giugno 2006 – Padova. Matrimonio di Anna e Alberto. È dall’alba che Alberto attende sulla porta la sposa; il sacrestano lo aveva invitato gentilmente ad aspettare al bar vicino, ma il bar era chiuso; al mattino i fratelli della sposa gli avevano portato caffè e cornetti, ma si era fermato al caffè. Finalmente era arrivata la sposa, che a causa dello stupore da bellezza non aveva tosto riconosciuto; aveva poi soppesato l’orario che coincideva.
Celebrava il rito Giuseppe, che pur non battendo il record di permanenza in terreno sacro, ha trattenuto gli invitati fino all’ora di pranzo, sotto la scorta avveduta del parroco che lo ha invitato a leggere tutte le rubriche del rito e a firmare gli atti in grafia gotica rotonda con penna a sfera. Gli sposi erano felici e nell’aria ridondavano la grazia e la musica nuziale.
3 giugno 2006 – Arzerello (Pd). Nella casa dove lei ha vissuto e cresciuto i suoi figli, abbiamo celebrato la messa di trigesimo di Artenilde, mamma di Andrea Agostini. Si sentiva la sua presenza morale e affettuosa, e insieme il desiderio di lei che è partita anzitempo. Erano presenti il marito, i figli, le sorelle, il fratello, la madre anziana e i nipoti, che ascoltavano con gli occhi sgranati le parole, i ricordi, i sospiri di quanti l’hanno amata.
8 giugno 2006 – Modena. Il segretario della Fiba Cisl Paolo Bellentani invita suor Adma e Roberto a parlare della condizione dei bambini di strada a Rio de Janeiro, che raccontano del degrado sociale cui spinge la povertà, la miseria e le condizioni sociali delle famiglie carenti. Il problema dei ragazzi di strada è complesso, non si risolve soltanto con il denaro, ma con il riconoscimento concreto, esistenziale, del diritto alla vita, al lavoro, alla casa, all’istruzione di ogni uomo, di ogni brasiliano. La domanda di solidarietà può essere un primo passo per il riconoscimento di un diritto, che tale diviene nella misura in cui la società di oggi lo riconosce.
San Giuseppe di Cassola (Vi). Si conclude il torneo di calcetto.
Sugli spalti illuminati dai grandi fari nella notte il pubblico attento applaude e negli intervalli parla, discute, sorride. In campo si susseguono le squadre, prima quelle che si competono il terzo posto; poi si raccolgono in campo gli atleti che si competono il primo posto e vince una squadra che si affaccia per la prima volta al torneo e fa parte di un’azienda di Pove del Grappa. Bruno e Tiziano, gli organizzatori, sono contenti della partecipazione, ma insieme preoccupati, perché non è sempre facile mettere insieme tante squadre con uno spirito che sia insieme sportivo, competitivo, ma anche tollerante e solidale. Macondo è presente con un rappresentante della presidenza, impegnata a Bologna a una conferenza.
10 giugno 2006 – Pove del Grappa (Vi). Verifica della festa nazionale di Macondo. Subito nei giorni successivi la festa, numerosi messaggi di congratulazione e di stima sono giunti in sede. Osservazioni: numerosi gli ospiti e qualificati, qualche disguido nel servizio di parcheggio; la partecipazione delle associazioni alla preparazione della festa è stata modesta, la sfida che resta è quella di motivare e preparare un gruppo di lavoro più coordinato e articolato secondo i compiti e le funzioni; viene proposto come coordinatore Luigi Zuccheri.
18 giugno 2006 – Venezia. Giuseppe e Gaetano partono per il Brasile.
Faranno tappa in Cile, passando per São Paulo e Rio de Janeiro. Rientreranno all’inizio di luglio, al riparo dall’inverno cileno e brasiliano. In Cile incontrano padre Mosé Mora che vive nel Quartiere di Renca, alla periferia di Santiago. In Brasile breve soggiorno a São Paulo in casa di Dilvo Peruzzo; visita a Sorocaba dove lavora e opera Giovanna Binotto, che ci mostra i progetti per le ragazze madri costruiti in collaborazione tra Brasile e Italia, un’attività che contempla il momento formativo e operativo.
Incontrano un grande pedagogo a Campinas, Rubem Alves, che ha raccontato la sua esperienza di scrittore e maestro, con arguzia e simpatia; a Campinas si sono lasciati a mezzogiorno, ché premeva la partita tra Brasile e Francia.
A Rio de Janeiro abbiamo trovato la gioiosa accoglienza di Mauro, che ci accompagnato per tutto il tempo assieme a Paola e Debora di ritorno da un periodo di lavoro come medici nel Minas Gerais. Abbiamo parlato con lo spirito ottimista e propositivo di Luis Alberto Gomez de Souza dell’università Candido Mendes. All’Istituto IBASE abbiamo incontrato il direttore Grzybowski che ci ha offerto una panoramica del Brasile e dell’America Latina, con le luci e le ombre, ma anche le prospettive di cammino di liberazione. Abbiamo incontrato poi gli amici dell’associazione Amar, coi quali collaboriamo da molto tempo per l’infanzia. Grande incontro di affetto e amicizia è stato quello con padre Edilberto, che ci ha raggiunto a Rio de Janeiro e con il quale abbiamo vissuto lunghe conversazioni di memoria e di confronto nel suo fluente raccontare le vicende di Amazzonia e della sua vita e del suo lavoro pastorale, politico, educativo, di grande maestro.
8 luglio 2006 – Crespano del Grappa (Tv), Casa Don Paolo Chiavacci.
Due giornate per i formatori che operano nei campi estivi, per ragionare attorno al significato della formazione.
Introduce Fulvio Gervasoni che dà il via all’attività del gruppo, cercando di riscoprire il senso della formazione, che non è adesione e consenso, ma ricerca di autonomia, capacità di dissenso.
Parla anche Giuseppe che, di ritorno dal viaggio, rivolge un saluto a nome degli amici incontrati in Cile e Brasile. E poi rammenta il significato dell’incontro, che è quello di rinnovare i processi formativi per dare risposte ai tempi che avanzano e non fossilizzarsi nei modelli sperimentati, che sono oramai sorpassati. Il lavoro riprende poi a livello individuale. Concludono poi Gaetano e Giuseppe, raccontando la loro esperienza di formazione, che diventa pure racconto di vita, testimonianza. La sera del sabato il gruppo si raccoglie all’interno del planetario per leggere il cammino delle stelle e accorgersi che siamo sfasati di circa duemila anni sui segni dello zodiaco, ma è poco rispetto al tempo che hanno attraversato le stelle e le costellazioni.
15 luglio 2006 – Fellette di Romano d’Ezzelino (Vi). La chiesa è allestita, sul presbiterio i fotografi si muovono e approntano le macchine. In cima alla navata di destra l’orchestra e il coro strimpellano e gorgheggiano in attesa dell’ingresso dello sposo e della sposa.
Simone e Selenia convolano a nozze, colombe che prendono il volo, il sole che guarda la luna, e la luna che fugge, inseguita dal sole che la cerca mentre lei aspetta e sorride. Il celebrante impugna il microfono e invita i presenti a parlare, a dire i loro sentimenti a fronte di questo gesto consueto e pur nuovo d’amore. E nascono messaggi che passano al vaglio dei sentimenti.
Gli sposi chiamano per nome i presenti e ringraziano commossi; mentre la musica suona e canta il coro melodie nuove, melodie antiche.
30 luglio 2006 – Milano. Parte la prima carovana per Sarajevo e Tuzla, un lungo viaggio verso il campo di incontro con i giovani bosniaci che aspettano il convoglio degli italiani, mentre sulla corriera si parla, e si canta; e qualcuno racconta gli avvenimenti drammatici di questi anni e di noi che abbiamo atteso e forse dormito. Il campo avrà la durata di una settimana. Sarà un tempo di scambio: di racconti lunghi, interrotti forse solo dai traduttori, dalle musiche e dalle notti pur sempre brevi, tra sguardi italiani e intese bosniache.