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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Multietnicità e razzismo: il caso Brasile (seconda parte)

di Ripamonti Ennio e Alves Dos Santos Valdira

I LUOGHI E LE PROCEDURE RAZZIALI

Il razzismo permea oggi molte delle tappe e degli ambienti di vita della persona nera o meticcia in Brasile: dalla famiglia alla scuola, dal mercato del lavoro alle istituzioni dello Stato, dal mercato culturale alla comunicazione di massa. È un processo che ha inizio fin dalla primissima infanzia. Sovente sono gli stessi genitori neri, i quali hanno interiorizzato una serie di stereotipi negativi rispetto alla loro razza di appartenenza (e quindi a se stessi), che contribuiscono a perpetuare il pregiudizio razziale. Nello stesso nucleo familiare nero si produce quindi una cultura auto – discriminante.

È questo forse il meccanismo più paradossale e più incistato del razzismo brasiliano, poiché gioca attorno alla sfera di appartenenza ed a livello delle relazioni affettive, tale da produrre quindi introiettamenti molto precoci e molto profondi.

Un esempio emblematico di “razzismo intra-familiare” frequentemente citato in letteratura e ancora molto diffuso a livello quotidiano, è quello della famiglia con molti figli, in cui il padre investe maggiormente (sia in termini economici che affettivi) nell’educazione dei figli più chiari.

Il razzismo assume quindi le forme di una vera e propria pianificazione familiare.

Anche nei comportamenti matrimoniali le aspettative familiari si concentrano su partner più chiari, a volte anche se di classe sociale o condizioni economiche inferiori.

I dati riferiti alla discriminazione razziale nella Scuola Brasiliana sono ancora scarsi. Mancano studi sistematici e spesso i dati forniti dalle fonti governative subiscono manipolazioni (questo è un problema per i ricercatori e gli operatori sociali di varie aree). I pochi aggregati di una certa attendibilità tratteggiano un quadro preoccupante:

– L’analfabetismo interessa oltre il 36% della popolazione nera o meticcia a fronte del 18% della popolazione bianca (vedi tabella 1).

РIl livello di scolarizzazione superiore ̬ concluso dal 9,18% della popolazione bianca contro il 2,15% della popolazione nera o meticcia (vedi tabella 2).

Parecchi studi che analizzano testi didattici utilizzati nelle scuole di primo livello mostrano che molto frequentemente i contenuti sono razzisti.

Anche la classe insegnante (prevalentemente bianca) non è esente da questo fenomeno e tende ad assumere gli stereotipi razziali generando un ulteriore circuito culturale negativo nei confronti degli alunni.

In termini rigorosamente quantitativi è riscontrabile che i bambini neri e meticci fruiscono (per un intreccio multiplo di cause) di meno opportunità educative dei bambini bianchi.

Anche quando si analizzano i dati riferiti ai bambini appartenenti alla stessa classe sociale si riscontra, comunque, un maggiore abbandono scolastico dei bambini neri e meticci, che arrivano, di conseguenza, meno preparati e meno qualificati per affrontare l’adolescenza e le tappe adulte del ciclo di vita.

Il mercato del lavoro riflette e conferma questi processi discriminatori precedenti, per cui riscontriamo che i “non bianchi” occupano posizioni, occupazioni mediamente inferiori rispetto ai bianchi.

Anche in termini salariali i neri ed i meticci hanno, di conseguenza, fasce di reddito inferiori. (vedi tabella 3).

Alle esperienze discriminatorie nell’istituzione scolastica o nel Mercato del Lavoro va sommata quel fenomeno sociale definibile come “ambientazione razziale”.

Lo scenario occupato dall’immaginario collettivo e della comunicazione di massa (molto potente e onnivora in Brasile) rimuove o emargina il nero. Dalla TV il nero è esiliato, o, se compare, assume in genere posizioni subalterne (domestica, autista, bandito, ecc…).

Come si vede quasi tutti i luoghi e le tappe del ciclo di vita della popolazione nera sono contrassegnati da un processo discriminatorio (più o meno marcato), che tende a sedimentare esperienze di difficoltà, d’umiliazione, di ostracismo nella forma di una potente autoimmagine negativa.

La costruzione sociale di un’auto-immagine negativa del nero o del meticcio produce, a sua volta, a livello personale una tendenza alla rassegnazione, al senso di inferiorità, al fatalismo.

ANTAGONISMO/PROTAGONISMO DEI MOVIMENTI NERI

La fine della dittatura e la lenta riapertura a spazi di dibattito e di problematizzazione hanno contribuito a ridare fiato, in forma nuova, ad una serie di fermenti politico – culturali che oggi trovano una forma organizzativa del Movimento Negro Unificato (M.N.U.).

La democratizzazione delle relazioni sociali in Brasile dovrà probabilmente passare anche attraverso una discussione pubblica della “Questao Racial”.

Ma a questo livello il processo è particolarmente complesso. In un paese a democrazia debole e con forti tendenze autoritarie nasce una domanda :

“Quali connessioni ci sono tra classi sociali e Differenze Razziali sullo sfondo del più grande dramma del Brasile attuale, cioè l’enorme disuguaglianza sociale?”

Secondo Carlos Hasenbalg la “razza”, o la “filiazione razziale” delle persone, (intese non in senso biologico ma sociologico, come costruzioni sociali) è quello che funziona ancora come meccanismo di reclutamento e posizionamento all’interno della struttura sociale brasiliana, peraltro profondamente diseguale.

Essere nero o mulatto significa cioè avere maggiori probabilità di essere collocato (e collocarsi) nelle posizioni sociali inferiori.

Secondo Hasenbalg in questo senso la razza continua a funzionare nel Brasile degli anni ’90, come un consolidato meccanismo di “selezione sociale”.

Ed è proprio a questo livello che cerca di collocarsi la lotta del M.N.U., che continua ad essere una organizzazione piuttosto elitaria, che raccoglie un’area nera o meticcia urbana e culturalizzata.

Le prospettive di una lotta antirazziale efficace sono oggi vincolate, nella situazione brasiliana, al superamento di tre problemi – chiave, che la rendono difficile; tre problemi che assumono il carattere di corto circuiti:

1. Una situazione socio-economica di crisi epocale, che fa emergere altre priorità sociali, sia a livello di governo che di opinione pubblica (Inflazione, Recessione, Infanzia Abbandonata, Dissesto Ambientale);

2. Una perdurante tendenza politico-culturale della Sinistra Brasiliana ad un “riduzionismo” di ogni conflitto sociale a conflitto di classe.

La questione razziale non viene ancora affrontata come problema se non dentro quello schema;

3. Una lontananza del M.N.U. e delle altre organizzazioni dalla grande massa di popolazione nera con problemi quotidiani di sopravvivenza, alfabetizzazione, salute, ecc.

Ci pare che sono questi tre gli snodi su cui lavorare per una reale Democratizzazione Razziale nel Brasile degli anni ’90.

Tabella 1

Analfabetismo delle persone da 5 anni in su, di aggregati per razza (fonte Brasil – PNAD, 1987)


Numero %
Bianchi
Neri e meticci
12.481.033
18.823.929
18%
36,3%

Tabella 2

Persone che hanno conclusi gli studi superiori (fonte Brasil – PNAD, 1987).


Numero %
Bianchi
Neri e meticci
3.715.647
484.995
9,18%
2,15%

Bibliografia:

Manoel De Almeida Cruz, “Alternativas para combater o Racismo”, NCAB, Salvador 1989;

Florestan Fernandes, “O Negro no Mundo dos Brancos”, Sao Paulo, Difel 1972;

Joel Rufino Dos Santos, “O Què E’ Racismo”, Coleçao “O que è”, Editora Brasilense,1983;

Carlos Hasembalg e Nelson do Valle Silva, “Estruttura Social,Mobilidade e Pobreza”, Sao Paulo Rio de Janeiro, Vertice, Iupej;

Carlos Hasembalg, “Negros e Mestiços: Vida Cotidiano e Movimento” in “Proposta” Experiencias en Educaçao Popular n.51, FASE, Rio de Janeiro, nov.1991;

Elsa Berquò, “Demografia da Desigualdade”, CF, Novos Estudos, Cebrap, 1988;

Luiz Felipe de Alencastro, “Lugar do Negro”, Jornal do Brasil, 5 agosto 1988.

Ennio Ripamonti, formatore e consulente di Asscom Professional

Valdira Alves Dos Santos, brasiliana, animatrice socio-culturale, ha realizzato una tesi sull’esperienza di autorganizzazione delle donne straniere a Milano