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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Madagascar

di Horace Candice

Situato a sud dell’equatore, nell’oceano Indiano, il Madagascar è la quinta isola al mondo per superficie (592.040 km2) dopo l’Australia, la Groenlandia, la Nuova-Guinea e il Borneo. Fa parte dell’Africa, dal momento che solo il canale del Mozambico, largo appena 400 km, lo separa dall’Africa est continentale.

La grande isola, chiamata a volte «l’isola rossa» in riferimento alla laterite che colora le sue pianure, si estende per 1.580 km da nord a sud e 500 km da est a ovest con una larghezza massima di 575 km. È circondata dall’arcipelago delle Comore, delle Seychelles, dall’isola della Réunion così come dall’isola Maurice.

Ci sono due stagioni: quella delle piogge (stagione calda), da novembre ad aprile, e la stagione secca (stagione fresca), da maggio a ottobre.

Il suo lungo sviluppo geologico e la sua insularità hanno consentito al Madagascar di sviluppare una biodiversità eccezionale, caratterizzata da record di endemicità stimati all’80% per la fauna e al 90% per la flora. I lemuridi sono tra i simboli della grande isola. Oggi se ne contano 102 specie, ma se ne scoprono di nuove ogni anno. Riguardo alla flora, diverse varietà di baobab crescono solo in Madagascar. Senza essere esaustivi, 166 specie di palme, la stragrande maggioranza delle quali al «100% malgasce», innumerevoli orchidee (tra cui la rarissima Eulophiella dell’isola Sainte-Marie), cactus ed euforbie, costituiscono la grande vegetazione del sud e compongono sontuosi paesaggi.

La popolazione malgascia (circa 25 milioni di abitanti) è rurale per più del 75% della popolazione: una grande maggioranza vive di agricoltura di sussistenza. Circa il 64% della popolazione ha meno di 25 anni, di cui circa la metà (47%) ha meno di 15 anni. La popolazione malgascia è, dunque, una popolazione molto giovane; il che è una caratteristica dei paesi in via di sviluppo. In Madagascar si contano 18 tribù tradizionali: la diversità non è di tipo etnico ma piuttosto di ordine geografico, politico o economico. Le due lingue ufficiali del paese sono il francese e il malgascio.

È impossibile evocare il Madagascar senza parlare del riso e dello zebù. Con questa graminacea, che rappresenta il loro nutrimento di base, i malgasci hanno un rapporto che va ben oltre la semplice alimentazione e ogni fase della sua coltivazione è occasione di riti e feste. Lo zebù, al di là della carne che fornisce, è venerato e molto spesso viene associato a riti tribali e sacrificali. Molto più di un semplice capitale, lo zebù è il simbolo di tutti i valori. Il colore del suo manto esprime le circostanze gioiose o dolorose della vita. Il bucranio (cranio e corna) orna le tombe, e il loro numero è in proporzione alla potenza del defunto.

Il Madagascar ha ottenuto l’indipendenza nel 1960 dopo 64 anni di colonizzazione francese. Indebolito da 4 crisi politiche, la prima delle quali nel 2008, il Madagascar, tornato all’ordine costituzionale nel 2013, ambisce a diventare «una nazione moderna e prospera». La grande isola vuole diventare un punto di riferimento mondiale in materia di valorizzazione e salvaguardia del suo immenso capitale naturale, basandosi su una crescita forte e inclusiva a servizio dello sviluppo equo e durevole di tutti i suoi territori.

Il Madagascar, grande 60 milioni di ettari, 30 dei quali adatti all’agricoltura, dispone di 18 milioni di ettari inutilizzati e disponibili per lo sviluppo. L’isola dispone di abbondante manodopera, con una popolazione rurale di circa 15 milioni di persone, ma anche di un ventaglio completo di ecosistemi così come di abbondanti risorse idriche come 2.000 km di fiumi per approvvigionare l’energia e l’irrigazione. Il Madagascar è, inoltre, il primo produttore mondiale di vaniglia.

Ricco di una natura a 5 stelle, il Madagascar si sta rivelando molto attrattivo sul mercato dell’ecoturismo, con 4 riserve naturali, diversi parchi nazionali, 5.000 km di spiagge, isole paradisiache e 3 siti inscritti nel patrimonio mondiale.

Il Madagascar è anche conosciuto per la ricchezza del suo sottosuolo, che ha consentito lo sviluppo di filiere di piccole miniere (artigianali) e di grandi miniere. Oltre alle risorse di energia rinnovabile, in Madagascar viene stimato un potenziale di 7.800 MW di energia idroelettrica.

Candice Horace, medico malgascio,
presidente dell’Associazione «Etica ed Economia» del Madagascar