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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

PIL criminale?

di Panebianco Fabrizio

Lo scorso maggio i giornali hanno riportato una proposta dell’Istat di introdurre, a partire dal prossimo autunno, alcune attività illegali quali traffico di droga e prostituzione nel calcolo del PIL. L’indignazione è stata, giustamente, unanime, ma le motivazioni si sono fermate per lo più ad argomentazioni che riguardano l’eticità di tale scelta, su un terreno enormemente scivoloso. Si è infatti argomentato che non sarebbe giusto inserire nel PIL le suddette attività in quanto non contribuiscono al benessere delle persone, sono immorali, ecc.. Questa argomentazione è ovviamente comprensibile ma non considera il fatto che nel PIL vi sono già alcuni prodotti e merci che questo benessere non lo creano e che, a rigor di logica, andrebbero escluse. Inoltre, per poter inserire solo le attività che creano «benessere» occorre che qualcuno decida cosa sia benessere e cosa no per i cittadini: per me le sigarette non creano alcun benessere e potrebbero essere escluse dal PIL, ma ogni fumatore fuma perché questo lo rende più contento. E questo varrebbe per ogni tipo di prodotto in quanto le etiche individuali sono eterogenee e non si può imporre un’etica dall’alto per decidere che PIL utilizzare. Ugualmente difficile sarebbe argomentare l’esclusione di questi settori dal PIL perché generano danni ad altri e sfruttamento. Anche fumare e bere alcolici genera danni a sé stessi e pesi economici sul servizio sanitario nazionale, così come tutta una serie di prodotti legali in realtà si basa su uno sfruttamento del lavoro e del corpo delle persone non meno barbaro della prostituzione. Ovviamente in questi casi i danni imposti ad altri da questi settori sono evidenti così come lo sfruttamento, ma si tratta di una differenza quantitativa o, nel caso della prostituzione, «visiva» e non di qualità. Probabilmente, e più semplicemente, queste attività non potrebbero rientrare nel PIL in quanto il PIL registra i beni e i servizi prodotti da una nazione e quindi quelli prodotti da chi si pone al di fuori delle regole di una determinata nazione infrangendone le leggi non possono rientrare nel conteggio.

Possibile misurare l’attività del crimine?

Se passiamo alla stima di quanto grandi siano i fatturati delle attività criminali, venirne a capo è impossibile. Normalmente i media riportano gli studi con le cifre maggiori, ma generalmente le stime vanno da qualche decina a qualche centinaia di miliardi di euro. Cifre astronomiche, seppur con differenze enormi. Le differenze derivano dal fatto che le stime si basano su approssimazioni a partire da quanto, di volta in volta, emerge dal sommerso: per esempio si ipotizza che il traffico di stupefacenti sia dieci volte tanto l’ammontare dei sequestri. Oppure l’attività criminale è stimata calcolando l’uso del contante in una data zona, poiché la relazione tra criminalità e uso di denaro contante è provata. Ecco perché negli ultimi tempi si sta ponendo enorme rilevanza all’uso della moneta elettronica disincentivando il contante, perché vuol dire togliere mezzi all’economia sommersa. Purtroppo le recenti levate di scudi contro l’introduzione obbligatoria della macchinetta POS per il pagamento con carta non fanno ben sperare. Date quindi le difficoltà di stima delle attività criminali non riporteremo qui dei dati numerici, perché sarebbero probabilmente errati.

Settori dell’attività criminale

Più credibile invece è l’importanza dei vari settori in cui opera la criminalità organizzata. Prendiamo per esempio la ’ndrangheta. Può contare su circa 60mila affiliati in 30 paesi del mondo. Il podio delle attività più lucrative è composto, nell’ordine, da commercio di droga, usura e appalti pubblici. A parte la prima, le altre due attività, oltre a essere enormemente remunerative, sono anche quelle che garantiscono un legame forte al territorio, rispettivamente con la popolazione e con la politica. La quarta attività è strettamente legata al gioco d’azzardo. Questo settore sta oramai cambiando il panorama delle nostre città, con aperture di sale slot ovunque. Fortunatamente una campagna chiamata SlotMob sta ponendo l’attenzione su questo tema, cercando di convincere quante più persone possibile a preferire i bar e i tabaccai che sono senza slot machines. Lo sfruttamento del gioco d’azzardo sta diventando un enorme problema e la criminalità organizzata non ha perso l’occasione di trarne vantaggio. Una delle ultime voci nella lista delle attività riguarda lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Rende poco, ma garantisce manodopera a basso costo e corpi a basso costo per tutte le altre voci della classifica.