MADRUGADA

Articolo di Francesco Monini

Cara GPT, non mi imbrogliare!

100 cavalli e un’oca
L’intelligenza artificiale generativa si riferisce a modelli di apprendimento profondo, in grado di generare testi, immagini e contenuti di alta qualità basandosi sui dati su cui sono stati addestrati. Sono 15 milioni gli italiani che usano GPT-4 o qualche altro modello di intelligenza artificiale, Grok di Elon Musk o Gemini, sviluppato da Google per non essere tagliato fuori dai concorrenti. 15 milioni è un numero enorme, anche se comprende diversi approcci e una diversa frequenza nell’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma al di là dell’utilizzo di IA in campo linguistico, medico e scientifico in genere (dove i risultati sono straordinari), quello che colpisce è l’enorme diffusione in ambito privato: si usa, anzi, si parla, si dialoga, si interroga GPT-4 per avere una risposta ultrarapida a una semplice domanda (In che giorno Colombo è sbarcato nel Nuovo Mondo?) o per fare una scommessa (Vincerà il Real Madrid o il Barcellona?) o per sfidare l’intelligenza di Gpt4 con un arguto indovinello (Chi ha la meglio tra 100 cavalli grandi come un’oca e un’oca grande come un cavallo?).

L’amico immaginario
Ma GPT-4 non serve solo per giocare o passare il tempo. Molti ragazzi, e non solo i ragazzi, lo usano come consigliere. Gpt diventa così una specie di amico immaginario, talmente fedele, talmente intelligente che può sostituire gli amici reali, quelli in carne e ossa. Gpt è a tua disposizione, non ti lascia mai solo, spingi un tasto o lo chiami a voce: «Ci sei?» e lui ti risponde, «Sto male» e Gpt viene subito in tuo soccorso. E subito (in 2 secondi di numero) ti propone 5 soluzioni. Se non ti convincono, te ne propone altre. E ti chiede di raccontarle di te, di spiegarle cosa ti ha fatto soffrire: un amore, un amico, il capoufficio. Con Gpt puoi restare a parlare per ore, perché lei non si stanca mai: ti consiglia, ti appoggia, ti incita, ti consola.
Una sera ho provato. La velocità di Gpt è impressionante. Le ho chiesto 5 idee per superare un problema economico, fingendomi un disoccupato trentenne. Mi ha proposto immediatamente 5 percorsi credibili. Ho scelto il numero 4 e ho chiesto a Gpt di fornirmi più dettagli. Gpt si è complimentata con me per la mia scelta e subito mi ha fornito i dettagli richiesti.
Se invece di un problema economico avessi proposto un problema affettivo, una delusione amorosa, l’incomprensione con un amico, il comportamento di un figlio, Gpt mi avrebbe ugualmente fornito il suo aiuto. Un aiuto veloce e competente.
Parlo con un ragazzo laureato che usa abitualmente Gpt. «Non mi dà la soluzione – mi dice – mi aiuta ad approfondire, mi fornisce dati per capire meglio il mio problema, per superare il mio momento di crisi». Sullo sfondo rimane la domanda di fondo: IA ci aiuta o ci condiziona? Entrambe le cose. Solo il futuro ci darà una risposta definitiva.

Confido in te
Succede che la letteratura anticipi la realtà. Indianapolis, Indiana, anni Cinquanta, Kurt Vonnegut deve ancora diventare l’acclamato romanziere della controcultura americana. Il giovane Kurt scrive 14 racconti e li pubblica in volume.
Il racconto che apre la raccolta, dichiaratamente distopico, si intitola Confido. 70 anni fa non esistevano né i cellulari né i personal computer, né tantomeno l’intelligenza artificiale, ma quel giorno Henry Bowers, tecnico in una ditta di apparecchi acustici, torna a casa dal lavoro euforico e chiede alla moglie Ellen di provare la sua invenzione: «È una scoperta più grande della televisione e della psicoanalisi messe insieme che ci farà far soldi a palate». Henry Bowers tiene in mano un piccolo oggetto, sembra un semplice auricolare, l’ha chiamato Confido.
La mattina dopo Ellen accende l’apparecchio e subito una vocina metallica incomincia a parlarle all’orecchio: «Io sto dalla tua parte». La riempie di complimenti, la incita: deve farsi valere di più, a casa, con i vicini, con il marito, con i figli. Perché solo lei è perfetta e il fedele Confido (fedele fino a quando è al suo orecchio) le sussurra i segreti inconfessabili degli altri. Ellen si spaventa e a fine giornata decide di sbarazzarti di Confido sotterrandolo sotto un’aiuola in giardino. Spiega al marito inventore che quel piccolo aggeggio è un catalizzatore di cattiverie, «un filo diretto con il peggio che abbiamo dentro».

La politica artificiale
Sappiamo come la politica, le sue regole, le sue istituzioni, perfino le sue parole, vivano oggi una profonda crisi. Abitiamo un mondo governato (malgovernato se prendiamo le parti del cittadino comune) dall’economia e dalla finanza. A questo si aggiunge l’eclissi morale della classe politica e delle élites dirigenti. La crescita dell’astensionismo, la cosiddetta disaffezione verso la politica, è un segno evidente di questa crisi, non solo un sintomo ma un esito.
Se dimentichiamo la speranza di una rivincita della morale sulla politica (è quello che predica papa Leone provocando le ire di Donald Trump), se cerchiamo una qualsiasi soluzione per un pianeta immerso nel sangue e nelle ingiustizie, allora (non so ancora quando) crescerà inevitabilmente la tentazione di affidarci all’IA.
In fondo già la usiamo in tutte le scienze, la interpelliamo per rispondere alle nostre domande e per risolvere i nostri problemi privati, perché non affidarsi a lei per il governo degli Stati? Viviamo nel caos? La politica è ridotta a propaganda? IA, al contrario, è molto ordinata, lei sa (quasi) tutto, prende in considerazione e valuta tutte le prospettive. IA, per principio e definizione, è intelligente. Sicuramente più intelligente di buona parte dei nostri parlamentari.
Che ce ne facciamo allora di un parlamento? Qualche controindicazione Farci governare direttamente dall’IA (perché almeno un po’ già l’IA orienta indirettamente le nostre scelte) non è una tentazione del presente.
In vista di un prossimo, imprecisato futuro, ho voluto fare una piccola prova. Ho chiesto a Gpt di indicarmi la persona giusta per governare l’Italia e ridare al Paese una stagione di prosperità. Gpt mi ha sfornato in un attimo cinque pagine di economia e tabelle, e un nome: Mario Draghi, e in subordine, se volevo un profilo diverso, quello di Giorgia Meloni. Assenti i nomi dell’opposizione. Ma allora anche Gpt fa politica? Il suo algoritmo era allergico alla sinistra? Gpt, come pure gli altri modelli di IA, attraverso precisi algoritmi è tutt’altro che neutrale. Dietro ci sono potenti multinazionali di proprietà dei più grandi miliardari del pianeta. Per ora con IA si limitano a far soldi a palate, ma hanno in mano uno strumento in grado di governare il mondo. Non avranno bisogno di un voto democratico, gli basterà il consenso. Il nostro.
Come Confido, anche Gpt è sempre dalla nostra parte. Già oggi non possiamo farne a meno: ci serve, ci semplifica il lavoro, ci aiuta a riflettere… Attenzione però a non varcare la linea invisibile del consenso. Varcato quel confine, sarà Gpt a comandare.

Alex Zanardi, il mio eroe
Seguivo a occhi spalancati Alex Zanardi, la sua infinita voglia di vivere, di correre, di competere. Ecco, io che non ho mai creduto agli eroi, ecco, pensavo, lui è un eroe. Il mio eroe.
Un eroe così vicino, nato a Bologna e cresciuto a Castelmaggiore, il padre Dino idraulico e la mamma Anna sarta.
Alex, come succede a emiliani e romagnoli, era saganato per i motori, voleva salirci sul motore, voleva provare la velocità. Ma dove poteva arrivare con una famiglia così? E invece Alex ci è arrivato, perfino in Formula 1, territorio di miliardi e di figli di papà.
Mi piaceva la faccia di Alex, una faccia antica, il suo naso storto, mi ricordava il Gino Bartali di Paolo Conte.
Al battesimo gli avevano dato un gran nome, Alessandro Leone Zanardi, ma è stato Alex per sempre.
Dopo le vittorie in automobile, dopo il tragico incidente che nel 2001 lo spezzò in due, dopo una serie infinita di operazioni, Alex ha ripreso a correre: campione di handbike, una pioggia di medaglie, ai mondiali e alle olimpiadi.
Dice in un’intervista: «Non sono Superman, ma solo un ottimista». Un altro incidente lo mette definitivamente al tappeto. O forse no, credo che il suo ottimismo l’abbia accompagnato anche in questi ultimi terribili anni.
O così voglio pensarlo. Un eroe comune, così vicino a noi e così lontano dalla fabbrica di eroi che la cronaca sforna tutti i giorni. Come negli anni ’20, quando gli italiani guardavano a occhi spalancati Maciste, il gigante buono che veniva dal popolo e combatteva ogni torto e vinceva ogni nemico

Francesco Monini

Francesco Monini

Direttore responsabile di Madrugada e del quotidiano online Periscopio