MADRUGADA
Il declino del diritto
Lo scatolone di ghiaccio
La Libia non era uno scatolone di sabbia. E la Groenlandia non è uno scatolone di ghiaccio.
«Gli Stati Uniti vogliono comprare la Groenlandia, non invaderla» – sono le parole del Segretario di Stato, Marco Rubio. Parole pesanti ma che forse volevano ammorbidire la posizione più intransigente del presidente Donald Trump che si era detto pronto a prendere la ricchissima (petrolio, oro ecc.) isola di ghiaccio manu militari.
Tutto il mondo, Europa compresa, ha condannato l’ipotesi (la minaccia) americana di annettersi in un modo o nell’altro la Groenlandia, un territorio appartenente alla Danimarca, quindi all’Europa, quindi alla NATO. Ma Trump è stato chiaro: «Della Groenlandia abbiamo bisogno e la prenderemo, con le buone con le cattive».
Ci sono lontani precedenti nella storia americana. Gli Stati Uniti acquisirono la California dal Messico nel 1848, al termine della guerra messico-statunitense. Prima di allora, la California era stata sotto la dominazione spagnola, poi messicana. Una ventina d’anni dopo acquistarono l’Alaska dalla Russia, con la firma del trattato il 30 marzo 1867, per una cifra di 7,2 milioni di dollari di allora.
Ma la Groenlandia è tutta un’altra cosa. Soprattutto, quelli erano (o sembrerebbero essere) tutt’altri tempi. In mezzo ci sono stati i totalitarismi di Hitler, Stalin e Mussolini.
Due guerre mondiali con decine di milioni di morti tra soldati e civili. E la nascita delle Nazioni Unite. E la solenne dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Quanto costa un cittadino?
Non so se alla fine la Groenlandia sarà americana (l’idea di annettersela è vecchia, non nasce con Trump), quel che è sicuro è che il bottino in palio è molto alto: il patrimonio minerario dell’isola è stato stimato in 4.400 miliardi di dollari. Allora la via più semplice sembra essere quella di tirar fuori qualche spicciolo dal portafoglio per comprarsi quella terra. Anzi, non solo la terra, ma direttamente i suoi abitanti e legittimi proprietari. Donald Trump ha promesso ai groenlandesi (in larga parte sono indigeni Inuit) 100.000 dollari a testa per il proprio assenso all’annessione e alla perdita della propria sovranità.
100.000 dollari è un bel gruzzoletto, molto di più della seconda scarpa che il comandante Lauro prometteva ai suoi elettori napoletani, e ha l’aspetto di una “proposta indecente”. Solo il fatto di formulare una proposta del genere (comprare un uomo) è un ritorno alla politica schiavista. Dobbiamo aspettarci questo dal Nuovo Ordine Mondiale? .
Liberi tutti.
Quando hanno rieletto Trump, molti sorridevano ascoltando i suoi proclami, considerandoli semplici sproloqui: le parole di un pazzo scatenato dalla mente instabile. Dopo due anni, colui che si era presentato come l’uomo che avrebbe riportato la pace, ci ha servito il contrario: le armi, le guerre, la legge del più forte dominano in ogni parte del mondo.
A volte l’America è intervenuta direttamente: è il caso del Venezuela (governata da un dittatore, ma estraneo al narcotraffico) che Trump considera “giardino privato”, uno Stato vassallo gonfio di petrolio. Più spesso ha appoggiato la politica criminale di altri, l’invasione della Striscia di Gaza e lo sterminio di 70.000 palestinesi da parte dell’esercito israeliano. E ha “costretto” l’Europa a spendere migliaia di miliardi per armarsi.
Il triste elenco potrebbe continuare, ma forse è più importante chiedersi cosa potrà succedere dopo Trump (perché prima o poi il tycoon americano lascerà il potere). Sarebbe troppo bello se tutta la colpa fosse di Trump, se dopo di lui riprendessero forza il diritto internazionale, gli organismi sovranazionali, la ricerca di una soluzione pacifica dei conflitti. L’era Trump segna invece l’inizio di un’era buia di “liberi tutti”, del dominio del più forte, del potere senza controllo del denaro e delle armi, da cui ogni Stato (in primis le superpotenze) vuole trarre vantaggio.
Per ora l’Europa, un tempo faro di civiltà, fa la parte del vaso di coccio. Divisa, inerme, indecisa, succube della potenza americana. Eppure, solo da una nuova Europa potrà partire la riscossa del diritto e della pace.
L’ultimo regalo
Mario Bertin è sempre stato affascinato dalla figura di San Francesco, rifiutando le letture semplicistiche che lo riducevano al “giullare di Dio”, al rivoluzionario o al penitente obbediente. Francesco, la sua vita, continuano a interrogarci, mettendo in crisi le nostre certezze. Mario ha scritto di Francesco anche su madrugada e ha scritto una sua illuminante biografia ancora in commercio (Francesco, Castelvecchi editore, 2013). Ora, a più di un anno dalla sua morte, Mario ci fa un ultimo regalo e firma l’ultima strenna di Macondo. Il libretto si intitola Il Cantico di Francesco d’Assisi e ripercorre verso per verso il lascito spirituale del santo. È un’analisi profonda, sospesa tra esegesi e stupore, della fratellanza e sorellanza universale che Francesco propone ai suoi seguaci, ai frati che gli stettero vicini fino all’ultimo, ma anche a noi, così lontani e distratti dal rumore del mondo.
La strage invisibile
Morire, tutti si muore: per malattia, per un incidente o per una vecchiaia che si allunga sempre di più. Morire sembra la cosa più naturale e inevitabile del mondo. Sorella morte la chiama Francesco.
Ma non tutte le morti sono uguali. Alcune sono inaccettabili: nel 2025, in Italia, si sono registrati 414 decessi totali tra le persone senza fissa dimora. 414 morti per il freddo, nonostante il ricovero e l’assistenza di alcune associazioni di volontariato, che hanno supplito alle carenze, e spesso all’assenza dello Stato in tutte le sue articolazioni. Dunque, se vi chiedono se l’Italia è un paese civile, ricordatevi dei morti di freddo.
Separare la giustizia
Quando avrete in mano questo numero di madrugada si sarà già celebrato il referendum denominato sulla separazione delle carriere. L’unica cosa assodata è che, quale sarà l’esito del voto, i problemi della giustizia rimarranno tali e quali: la lunghezza infinita dei processi e, prima causa di tale lentezza, gli organici insufficienti nei tribunali. Mancano giudici (almeno un migliaio) come del resto mancano medici e infermieri. La giustizia, come la sanità pubblica, non può funzionare se perennemente sott’organico.
Allora a che serve una nuova legge sulla giustizia? A cambiare in ben 7 punti la nostra Costituzione e, in prospettiva, a portare i pubblici ministeri sotto il diretto controllo dell’esecutivo. Oggi non ancora, ma se avrà vinto il sì, andremo in questa direzione. Se vincerà il no, vincerà la Costituzione.
Che è un raro capolavoro italiano e che sarebbe saggio non toccare. In tutti i casi, si spera che parlamento e governo mettano mano ai veri problemi della giustizia italiana.
Francesco Monini
Direttore responsabile di Madrugada e del quotidiano online Periscopio
