MADRUGADA
São Tomé e Príncipe, i porti degli schiavi
São Tomé (San Tommaso) e Príncipe (precedentemente chiamata Sant’Antonio) sono due isole di un arcipelago al largo del Gabon, nel golfo di Guinea, lungo circa 500 chilometri, abbracciato dalla baia del Biafra.
Le due isole appaiono come paradisi per turisti, ma la principale gode di un triste primato storico: São Tomé fu il primo Paese a sperimentare lo schiavismo per il lavoro agricolo su larga scala, già alla fine del Quattrocento, e Príncipe la seguì a ruota.
I piani dei colonizzatori
I portoghesi scoprirono l’isola il giorno di San Tommaso 1470: era tutta foresta pluviale e spiaggia, un pezzo di terra perlopiù disabitato. Pensarono di usarla come porto ufficiale per il commercio degli schiavi, che deportarono in gran parte in Brasile. In quegli anni, i nativi americani erano stati decimati e i colonizzatori avevano un problema di manodopera.
All’inizio della tratta, tuttavia, le principali destinazioni degli schiavi africani non uscivano dal continente stesso e i deportati finivano, in particolare, a coltivare le canne da zucchero.
A partire dal 1518 si autorizzò l’invio diretto di schiavi dall’Africa all’America ispanica.
São Tomé (a cui in seguito si aggiunse Príncipe) non solo doveva fungere da porto sicuro, ma doveva, nei progetti degli occidentali, ripopolarsi grazie alle già presenti materie prime e alle nuove coltivazioni di canna da zucchero. Ma il piano riuscì solo a metà, poiché la maggior parte di coloro che avrebbero dovuto trasferirsi nel nuovo insediamento moriva per le malattie tropicali.
Invece, funzionava bene e si espandeva la tratta di esseri umani dal Niger, dal Luanda, dall’allora Regno del Congo, tanto che – in particolare fra il 1500 e il 1600 – le navi portoghesi furono depredate, in particolare dai francesi e dagli olandesi. La città di São Tomé era messa a ferro e fuoco con una certa frequenza. Oltre a ciò, anche le rivolte degli schiavi e le crisi nella produzione dello zucchero ostacolarono l’arricchimento senza etica dei portoghesi. I danni sono stati tali che, nei primi mesi del 2024, il governo locale del presidente Carlos Vila Nova, nella persona della ministra dell’Istruzione e della Cultura Isabel Abreu, ha chiesto al Portogallo un risarcimento.
Dal lato di Lisbona, il presidente De Sousa (di centro-destra) era disponibile al dialogo.
Purtroppo, il negoziato fu interrotto sul nascere da un rimpasto di governo e dalla nascita in Portogallo di una nuova maggioranza (anch’essa di centro-destra) che non voleva fare i conti con il proprio passato. Si ignora il semplice fatto che il passato coloniale per l’Africa e il Sud America ha una grande incidenza sul presente: basti pensare che la gran parte della popolazione di São Tomé e Príncipe (un totale minore di duecentomila abitanti) è discendente dagli schiavi.
Il periodo coloniale, come quasi ovunque in Africa, fu lungo: São Tomé e Príncipe divenne uno Stato indipendente solo il 12 luglio 1975.
La repubblica semipresidenziale e il primo ministro in fuga
Questo piccolo territorio, dittatura fino al 1991, è oggi considerato un esempio di democrazia relativamente stabile rispetto ad altri Paesi di cui ho trattato in questa rubrica.
L’economia, trainata dalle esportazioni di cacao, caffè e prodotti tropicali, è in crescita: a dicembre del 2024, l’ONU l’ha tolto dalla lista dei Paesi meno sviluppati al mondo.
Tuttavia, ha le sue contraddizioni, come ogni democrazia nata dal colonialismo. L’ultimo colpo di Stato risale al 2022, quando sette persone, senza riuscirci, tentarono di prendere il controllo delle forze armate.
In una forma di governo semipresidenziale, come quella di questo piccolo arcipelago, il presidente della repubblica è eletto direttamente, mentre vi è un primo ministro nominato dal presidente sulla base del risultato elettorale (come in una repubblica parlamentare).
Ora São Tomé si è trovato per molto tempo in un clima politico teso. Fra il presidente Vila Nova e il primo ministro Patrice Emery Trovoada (figlio dell’ex premier e presidente Miguel Trovoada), com’era risaputo dai cittadini, non vi era alcuna stima, ma le dimissioni arrivate a inizio 2025 hanno colto tutti di sorpresa. São Tomé ha attraversato, dunque, una crisi di governo e un ridimensionamento di ADI (Azione Democratica Indipendente, il partito conservatore di cui Trovoada era leader). Vila Nova ha accusato Trovoada di inefficienza e soprattutto di prolungate assenze dal Parlamento, dovute a poco chiari viaggi all’estero, che – stando al presidente – avrebbero comportato per il Paese spese pubbliche inutili e improprie.
Un mare più povero e meno sicuro
La macchia più grave sulla carriera politica di Trovoada, tuttavia, riguarda il colpo di Stato del 2022. Secondo un’indagine, partita proprio dal governo di Lisbona, i soldati avrebbero torturato e ucciso sei dei sette autori del fatto. Trovoada avrebbe premiato i torturatori con incarichi politici e promozioni nell’esercito. L’indagine prosegue con un rapporto della ONG statunitense Freedom House, il quale testimonia che – dopo l’episodio del 2022 – il premier dispose una serie di arresti di persone che avevano accusato il suo partito di brogli e ricorso alla Corte Costituzionale. Vennero accusati di essere i mandanti del golpe e fermati.
Trovoada si dimostrò anche non all’altezza di gestire il problema della pirateria, che minaccia tuttora la sicurezza dei pescatori nel Golfo di Guinea. Si limitò a inasprire le pene per i fuorilegge e aumentare i poteri della Guardia Costiera. Tuttavia, il principale problema del mare è il cambiamento climatico: il livello e la temperatura dell’acqua si stanno alzando troppo rapidamente, diminuiscono i pesci e di conseguenza gli introiti derivanti dalla pesca. Inoltre, sempre più navi europee pescano nello stesso luogo.
Per uno Stato dalla conformazione insulare, non poter contare sulle ricchezze del mare è un grave colpo alla crescita. Il rinnovo dell’accordo per lo sfruttamento delle risorse ittiche con l’Unione Europea riuscirà ad arginare le perdite? In conclusione, studiare la storia di São Tomé insegna molto sull’impatto che lo schiavismo ha avuto sulla vita di molte persone, compresi noi stessi. Serve anche a ricordarci che l’aumento della temperatura ha conseguenze tangibili, oggi, soprattutto su questi Paesi e sulla loro fauna.
Bibliografia > per approfondimento di quanto raccontato in questo articolo, si veda il libro di Arlindo Manuel Caldeira, Schiavi e trafficanti attraverso l’Atlantico, edito per l’Italia nel 2020 da Mimesis Edizioni, nonché la rivista Nigrizia.
Cecilia Alfier
Laureata in scienze storiche, aspirante giornalista, giocatrice di scacchi e di bocce paraolimpiche. Componente della redazione di Madrugada.
