MADRUGADA

Articolo di Adriano Cifelli

Tra memoria e prospettiva

In una società in cui niente tocca nessuno

«Non è finita, non è finita.
Può sembrare ma la vita non è finita
basta avere una memoria e una prospettiva
a prescindere dal tempo, a prescindere da me».
[Niccolò Fabi, A prescindere da me, 2019]

Benito Boschetto e il suo sguardo sul futuro

La pagina bianca incute sempre in me un po’ di timore. Affidare alle parole tutto ciò che passa nella mente e nel cuore, cercando solo però di scrivere cose importanti e non banali, non è semplice. Metto ordine come si fa quando si entra in una stanza rovistata e sottosopra.
La prima emozione che affiora è di tristezza per la perdita di una persona speciale, amico di Macondo e prima di tutto del suo fondatore, Giuseppe Stoppiglia. Una persona che ho incrociato anche nella mia vita e ne ha lasciato una traccia profonda: Benito Boschetto, che è morto da poco, è difficile da raccontare; una vita impegnata, non solo nella sua Milano, ma davvero in giro per il mondo. L’ultima volta avevo chiacchierato con lui nel suo salotto, in compagnia della moglie Valeria. Nonostante la malattia si fosse affacciata in modo severo, aveva ancora mille progetti. Pensava molto al futuro e ai giovani.
Grazie Benito, per il tuo modo visionario e mai pessimista di guardare questo mondo.
Che sembra impazzito. Un mondo che sembra aver perso la bussola. La guerra ha ripreso a essere non più qualcosa di lontano, almeno per noi europei che dopo averne iniziate molte nel secolo scorso sembravamo avviati a un tempo di pace, dove i valori e i diritti umani sotto la guida del diritto internazionale avevano un ruolo efficace.
Un’epoca segnata da populismi e dittature, nuovi e paventati ordini mondiali che spaventano e la domanda è: cosa succederà ora, schiacciati costantemente su un presente che non dà più punti di riferimento? Manie di grandezza e nuove potenze. Ma davvero non c’è scampo per Davide, ogni Davide, quando incontra Golia? Che speranza ha questo mondo, che sembra rimpicciolirsi e dove sempre più è impossibile non interessarsi a chi è anche dall’altra parte ma entra prepotente nel nostro quotidiano?

La strada si fa stretta

Un amico che vive a Leopoli, a cui costantemente chiedo notizie, mi rende l’Ucraina molto vicina. Così come Gaza, i giovani iraniani e le donne, tutti i venezuelani che sognano libertà ma sembrano solo pedine di un gioco più grande.
I giovani sono di sicuro le prime vittime di questo scorcio di secolo. ansiosi e angosciati. Iperconnessi, ma spesso isolati. Come scrive in un suo saggio Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano, «il regime neoliberale è un regime dell’angoscia. Esso isola le persone rendendole imprenditrici di loro stesse. Il ripiegamento narcisistico su di sé produce solitudine e angoscia». E ancora: «Siamo connessi alla perfezione senza tuttavia essere legati gli uni agli altri. E così viviamo in una società dove niente tocca nessuno». Sempre ByungChul ci ricorda che l’angoscia spegne la speranza. Per riaccendere la speranza serve tenere viva la fiamma e sentirci un Noi.
Ecco allora la forza che ho sentito quando, come un Noi collettivo, abbiamo seguito in tanti la rotta della Flottilla che, come un piccolo resto di umanità, cercava di salpare verso Gaza e la disumanità che ancora la devasta.

Un mondo senza rabbia, un mondo senza guerra

Le donne che fumano usando fogli con l’immagine di Khamenei sfidano la morte, sapendo che quella che vivono interiormente è peggiore di quella fisica. La speranza non è uno slogan ma un atteggiamento che nasce dalla nostra profondità e che ci riallaccia con legami profondi a chiunque non si arrende a questo presente, in una storia che seppur sembra ripetersi è sempre nuova. Se non ora, quando? e se non noi, chi? Mi verrebbe da dire, con le parole di una canzone, «serve memoria e prospettiva». Memoria grata di ciò che siamo stati, generando però la prospettiva di un futuro, sempre in viaggio e in ricerca come novelli homo viator, o come il quarto Re Magio che non compare nella scena semplicemente perché sta ancora arrivando. Sta sfidando Erode che cambia nome ma non tattica o strategia. Sta orientandosi con i suoi mezzi tecnologici, tra satelliti e finte stelle che oscurano l’unica, la sola, da seguire davvero.
La rotta non è cambiata e segna sempre una sola direzione: un’umanità riconciliata e liberata da vecchie e nuove schiavitù, animata da una spiritualità autentica che affonda nell’interiorità di ogni uomo. Scriveva Giuseppe Stoppiglia che il contemplativo raggiunge il centro creativo e organizzativo delle cose: contemplare il mondo in una nuova “epifania di gratuità”.

Adriano Cifelli

Adriano Cifelli

Prete, svolge il suo ministero a San Giuliano nel Sannio (CB), redattore di Madrugada.