Sulle tracce dell’infinito

A Jacqueline nei suoi cinquant’anni di vita religiosa.

Dal più profondo dell’anima mia ti ascolto, Signore
giunge la tua voce nelle correnti di acqua tumultuose,
sulla montagna posso spiare dall’alto e scoprire la tua voce.

Sono i tuoi passi che ascolto quando mi chino sulla terra,
quando bacio la polvere dei miei stessi piedi,
viandanti per antichi sentieri.

Formo in me la cella per udirti
ogni mattino e ogni sera
son muri che ho costruito con pietre lavorate.

Strutture mentali che hanno imparato a giocare
con lo spazio e col tempo,
per abitare questa casa senza tempo reale dell’alba.

Con l’indispensabile ho fatto il giro dell’universo,
dal freddo e da caldo la scintilla ho protetto,
e nulla ho perduto di ciò che ho incontrato a occhi chiusi e nella penombra.

Dare è ricevere, come semina di speranze.
Essere è come stare attenti al bisbiglio del cader delle foglie
e al crescere della corteccia degli alberi.

La presenza è ricerca delle mani salde,
è abbandono alla corrente del fiume che non ritorna,
è compagnia vicina al cuore dell’altro.

L’accumularsi di energia sono gli occhi
di quelli che vedono il futuro in ogni atto.
Folle che sognano radunate da un grido.

Questo amore alla Patria che forgiamo
m’ha condotto ai porti,
a sciogliere ormeggi e a superar barriere.

Non è arrivato il momento di rinunciare
perché l’incontro è inesauribile.
Rimarrò fin dopo la battaglia.

L’infinito si trova accanto alla lotta,
vi son ragioni storiche per vivere e morire,
sono la giustizia, la verità e la speranza.

Cominciammo a balbettare il tuo nome, libertà,
e ci siam riempiti di fuoco e di illusioni.
Il nostro corpo è cresciuto a ogni colpo.

Da ogni dolore nasce l’attesa,
il pianto trasformiamo in forza
in coraggio le ferite da spada e da oblio.

Non moriamo in questo sforzo,
rinasciamo in ogni voce che ti pronuncia
e diventiamo vento per ogni vela.

È questo il morir riconciliati con la vita,
è il vivere integrando i pezzi
della totalità di cui siam stati fatti.

Porterò il mio centro ovunque.
Sazierò la mia sete al pozzo di tutti.
Unirò il mio canto ad altri canti.
Costruirò la parte che mi tocca.
Giungerò con la luce del tramonto.

Teopisca, Chiapas, 16 marzo 1998.



Persiguiendo el infinito

A Jacqueline en sus 50 años de vida religiosa.

Desde lo más profundo de mi alma te escucho, Señor,
viene tu voz en las corrientes del las aguas tumultuosas,
en la montaña puedo otear y descubrir tu luz.

Son tus pasos los que escucho cuando me inclino en la tierra,
cuando beso el polvo de mis propios pies,
caminantes de antiguos senderos.

Formo en mí la celda para oirte
cada mañana y cada atardecer,
son muros que costruí con piedras labradas.

Estructuras mentales que aprendieron a jugar
con el espacio y con el tiempo,
para habitar esta casa sin tiempo real del alba.

Con lo indispensable le di la vuelta al universo,
en el frío y en el calor cobijé la chispa,
y no perdí nada de lo que encontré con los ojos cerrados y en penumbra.

Dar es recibir, como la siembra de esperanzas.
Ser es como estar atento al murmullo de la caída de las hojas
y al crecimiento de la corteza de los árboles.

La presencia es la búsqueda de las manos firmes,
es entrega a la corriente del río que no retorna,
es compañia cercana al corazón del otro.

La acumulación de energía son los ojos
de los que ven el futuro en cada acto.
Multitudes soñando convocadas por un grito.

Este amor a la Patria que forjamos
me condujo a los puertos,
a desatar amarres y a traspasar barreras.

No ha llegado el momento de renuciar.
Porque el encuentro es inagotable.
Permaneceré hasta después de la batalla.

El infinito está cerca de la lucha,
hay razones históricas para vivir y morir,
son la justicia, la verdad y la esperanza.


Empezamos balbuceando tu nombre libertad
y nos llenamos de fuego y de ilusiones.
Nuestro cuerpo creció con cada golpe.

Desde cada dolor nace la espera,
vamos cambiando el llanto en fortaleza
en caraje las por sable y por olvido.

No morimos en este esfuerzo,
renacemos en cada voz que te pronuncia
y nos hacemos viento en cada vela.

Este es el morir reconciliando con la vida,
es el vivir asumiendo los pedazos
de la totalidad con la que fuimos hechos.

Voy a llevar mi centro a donde quiera.
Colmaré mi sed en el pozo de todos.
Uniré mi canto a otros cantos.
Construiré la parte que me toca.
Llegaré con la luz de la tarde.