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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Dal garage alla discarica Tragitti del nostro tempo

di Comitato di Redazione

Accatastiamo in garage. Tracce di vita, resti di antiche consuetudini.
Non c’è senso di liberazione più grande di quando aggrediamo il mucchio, di quando troviamo il coraggio per affrontarlo, allontanando da noi ciò che ormai intralcia, facendo spazio per ciò che verrà.
Portiamo tutto in discarica, almeno quello che non può essere riciclato.
Al moto di liberazione subentra presto il senso di colpa: da qualche parte finirà il peso, l’immenso peso, di tutta la nostra spazzatura, e durerà, più di noi, più dei nostri sogni. Così breve il passaggio da nuovo, fragrante a consumato, rotto, da buttare; interminabile il tempo del rifiuto.
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Pazzesco cosa trovi in un garage. E non si finisce mai. Guardo: la polvere innanzitutto, poi l’oggetto che trovo sotto i miliardi di atomi di pulviscolo accumulato. Quasi un mondo parallelo. Poi decido ed esco dal pensiero cosmico tra il noir e il fantasy. Vado in discarica. Un giro, due, tre. Poi un altro giro.
Il tempo muta. E io con lui. Siamo mutanti. Non sono più quella che ero. Sono altro. Sono nuova. Chissà dove porta questa consapevolezza.
(ps)

Buttare via il vecchio, l’inutile, l’impaccio.
Rimuovere! E serve però un luogo per tutto questo rimosso, per tutto questo ingombro.
Un luogo chiamato oasi ecologica: forse la vera oasi della contemporaneità, dove trova finalmente pace la nostra irrequietezza.
O è meglio chiamarlo più brutalmente, e con più verità, discarica? Strato su strato, immondizia ammucchiata, schiacciata, compressa.
Umida di percolato, fetida.
Lontana dagli occhi, non dal naso.
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Poi, succederà qualcosa.
Andremo altrove.
Saremo altro, saremo oltre.
O più semplicemente non ci saremo.
Per colpa nostra? O di qualche virus? Un asteroide forse? Trenta milioni di anni compatteranno il nostro presente.
Pressioni immani trasformeranno migliaia di discariche, trascinate nel profondo della crosta terrestre.
I resti di miliardi di vite verranno trasmutati, metamorfosati.
Sarà il rifiuto lite, saranno rocce rifiuti che, spesse centinaia e centinaia di metri.
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Forse diventeranno pregiati materiali lapidei, nel commercio interstellare: «Ecco un prezioso Secondo Novecento terrestre, guardate che striature, che colori, guardate cosa racchiude, quali fossili incantevoli…
Non potete perderlo!».
(ap)