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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Toniolo e la legge di coordinazione e solidarietà

di Amoroso Bruno

In un contributo sulle radici etiche della crisi economica, Giulio Sapelli ha illustrato i percorsi della riflessione teorica e dell’esperienza, individuando molto bene quei sentieri – i sentieri neoclassici – che hanno deviato sia la nostra attenzione, il nostro sentire e progredire, dal mondo reale al mondo virtuale, sia il nostro impegno dalla ricerca di armonia e felicità basate sull’affettività e sul legame sociale (il bene comune) all’istituzione di quelle «strutture del male» rappresentate dal calcolo egoistico dell’economia.

Radici della crisi: abbandono delle basi morali

È stato così che le stravaganze del tornaconto finanziario si sono trasformate nella parodia dell’incubo del contabile efficacemente denunciato da Keynes, che avvelena quotidianamente la nostra comprensione dei fatti che ci circondano e alimentano la «paura liquida», le ansie e le angosce.

Capire pertanto dove abbiamo sbagliato, quando e perché abbiamo abbandonato il cammino intrapreso dai nostri predecessori e maestri, che con tanta chiarezza avevano individuato le trappole da evitare poste dalla cosiddetta modernizzazione, è un problema cogente e urgente. In questo compito, il ritorno alla lettura di quei contributi è essenziale e tra questi, il lavoro di Giuseppe Toniolo occupa uno spazio importante.

Penso che tra noi sia acquisita la consapevolezza che alla base del male delle nostre società – l’iniqua distribuzione dei redditi e della ricchezza – non ci sono errori tecnici di questa o quella teoria economica, e tantomeno le imperfezioni giuridiche di questa o quella legge e istituzione, ma l’abbandono delle basi morali dell’impegno di ciascuno per il bene comune e un allontanamento dalle basi etiche che disciplinano il vivere insieme delle nostre comunità e società.

Sul primo punto – l’abbandono delle basi morali – c’è ormai chiarezza sul fatto che questo ha avuto luogo con la trasformazione della persona in individuo, cioè con l’arroganza filosofica di sostituire la sacralità della persona e dell’insieme delle relazioni affettive e sociali che la compongono (il vincolo familiare e comunitario in primo luogo) con la controfigura clonata dell’individuo tenuto in piedi dalle istituzioni, leggi e regolamenti. Il contributo di filosofi, teologi e studiosi è grande e soddisfacente su questo fronte.

Abbandono delle basi etiche

Sul secondo punto – l’abbandono dell’etica – e cioè delle basi che disciplinano i rapporti comunitari e collettivi (la democrazia, nelle semplificazioni di alcuni) il percorso da fare è ancora lungo per addivenire a un comune sentire sulle cause della crisi della politica e dell’economia. Il contributo di Giuseppe Toniolo, nella sua veste di pensatore e di politico radicato nei conflitti del suo tempo, è importante. Si tratta di una linea di lettura e interpretazione che ci porta al cuore dei problemi teorici sui quali si fonda la teoria sociale, di una finestra aperta sull’elaborazione legata al pensiero sociale della Chiesa e, infine, di uno strumento indispensabile per ricostruire il percorso di uno dei grandi movimenti sociali che hanno caratterizzato la storia europea e italiana nel corso dell’industrializzazione capitalistica degli ultimi due secoli.

Toniolo: trasformazione produttiva

Il suo Trattato di Economia Sociale del 1908 fornisce un materiale di studio di rilevanza storica. In esso Toniolo percorre con attenzione critica le fasi storiche della trasformazione industriale, sia in Italia che in Europa. Nel capitolo XIV sono illustrate e analizzate le fasi della trasformazione economica delle società dall’agricoltura all’artigianato e dalla manifattura alla fabbrica moderna. L’impatto di questa «grande trasformazione» sulle persone, sui mestieri, sulla divisione del lavoro e sull’organizzazione economica viene commisurato ai vantaggi e svantaggi che produce in termini umani, economici e sociali. Per Giuseppe Toniolo i risultati dell’intero progetto possono essere minacciati dal prevalere di uno spirito di utilitarismo egoistico e della cupidigia umana. La sua enfasi si concentra quindi sul formarsi di una cultura industriale nella quale prevalga un ceto illuminista imprenditoriale e una capacità di organizzazione e disciplina dei lavoratori.

La legge di coordinazione e solidarietà

Da queste osservazioni sui processi in corso, l’obiettivo dell’economia è – secondo l’autore – il prevalere di un sistema basato sulla cooperazione e la solidarietà che deve comprendere sia le forme dell’organizzazione produttiva e dei rapporti tra imprese dello stesso settore, sia i rapporti tra settori e tra l’industria e l’agricoltura. Questo obiettivo di cooperazione e solidarietà non è calato da fuori dentro i sistemi produttivi, ma costituisce, secondo Toniolo, una legge sociologica sul funzionamento dell’economia (Legge di coordinazione e solidarietà), nella quale la solidarietà è definita come «quel vincolo, che conserta le varie industrie, per cui il benessere e malessere dell’una si ripercuote su tutte» e per cui «il benessere del singolo trasfonde in quello della collettività e viceversa». La solidarietà tra le industrie riguarda tutte le fasi della sua attività, compresa l’organizzazione del lavoro, la commercializzazione, ecc.

È chiaro che qui ci troviamo dinanzi a un approccio teorico che supera la contrapposizione tra etica ed economia, va oltre il pensiero del regolare l’economia sulla base di principi etici che mitigano la violenza dello spirito commerciale, ma interpreta invece l’economia e i processi produttivi come espressione essi stessi dell’etica che tutta la società deve esprimere in ogni sua parte.

Bruno Amoroso
docente emerito di economia internazionale,
Università di Roskilde, Danimarca