MADRUGADA

Articolo di Gaetano Farinelli

Macondo e dintorni

2 maggio 2025 – Pove del Grappa (Vi).
Funerale di Clara Stoppiglia, madre di Baldassare, Paola e Alessandro Zanchetta. È una giornata calda, di sole. C’è gente in chiesa, che aspetta; arriva la salma, accompagnata da uomini in nero. Dietro si forma il corteo dei familiari e dei parenti. Il celebrante apre il saluto a Clara che parte ed è già in cammino verso la nuova dimora, dove l’attendono i santi e c’è pure san Cesco, il marito; Clara direbbe: preferisco solo il mio Cesco. In fondo al corteo degli angeli, ci stanno Dio Padre, il Figlio Gesù appena risorto e poi lo Spirito Santo che deve ancora scendere sugli apostoli a Pentecoste. Dall’ambone di destra, il concelebrante ricorda la figura lieve di Clara che cura l’orto, che annaffia le campane dei fiori, che vive nella vita dei suoi figli e dona il suo contributo alla vita che governa il mondo. Poi le sue bimbe le lanciano parole di affetto e trema la voce del gruppo. Il coro delle amiche che sta in alto, dal balcone dell’organo intona un canto di addio. E Clara scompare ai nostri occhi, mentre la folla si stringe attorno ai familiari per dare conforto e pace.
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9 maggio 2025 – Bassano del Grappa (Vi). Il tecnico della sede di Macondo, Piergiorgio Carollo, durante una gita non competitiva in bicicletta si ferma prima del traguardo. L’amico che lo accompagna lo invita a scendere. Per prendere fiato.
Altri raccontano che si era rotta una gomma. Altri ancora che a venti non succede, a sessanta forse, cosa? Non s’è capito. I medici dell’ospedale, dopo il consulto a tre, dicono che è una questione di cuore, senza specificare. Poi lo hanno dimesso. Adesso, dopo lo spavento, si sta riprendendo. La gara non competitiva non si sa quando, ma lui sorride e preme Carollo per caracollare.
In bici, s’intende. Non a cavallo.
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18 maggio 2025 – Marghera (Ve). Convegno di Macondo. Dove vi siete cacciati? – dirà qualche curioso scettico. Polo chimico, lotte sindacali, inquinamento dell’acqua e dell’aria, malattie professionali, tumori. L’ospitalità ci viene data da due parrocchie cittadine, il teatro Aurora sarà la sede del convegno. Il tema si ispira alla presenza della ferrovia in città: Ti riconoscerò sul binario della stazione e ti chiamerò per nome. Ci sono tanti stranieri a Marghera, una comunità numerosa di pakistani. Il riconoscimento. Tempi tristi, occasioni opportune. Ai relatori viene affidato un tema, una testimonianza. A Lidia Maggi il tema Facciamo l’umano, non è bene che sia solo. Di lei ci portiamo a casa la voce che sottolinea l’errore attraverso il quale la Scrittura Sacra racconta e richiama la nostra attenzione sul riconoscimento mancato, nel canto di Adam che non riserva spazio al controcanto di Eva, nella gioia lirica della prima madre per Caino che dimentica Abele, e sulla preferenza di Dio per Abele, una scelta di parte, che provoca la gelosia di Caino che non sa trovare le parole per trasformare la forza e la rabbia di morte in nuova energia di vita. Errore, errori che sono monito per noi al presente, per conoscere il senso del nostro vivere ed è l’amore umano che rivela nel Tu e nel diverso la propria dimensione personale.
Seguono Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, fondatori di Linea d’Ombra: L’accoglienza dei migranti della rotta balcanica. Lorena appoggia sul tavolo delle testimonianze un lenzuolo bianco, un sudario segnato dalle firme delle madri di chi e per conto di chi è morto di stenti o ucciso sulla rotta balcanica dalle mani e dai bastoni della polizia di confine. E sul velario, come una madre, Lorena racconta di un ragazzo fermato ai controlli, derubato, malmenato assieme ad altri innocenti.
Di un giovane che ritorna sui suoi passi per rivedere sui monti l’acqua, sorella umile che gli ha salvato la vita e intona un canto di grazie. Della piazza di Trieste, la piazza del mondo dove giungono i relitti della nostra umanità, i viandanti della rotta balcanica, frutto delle rapine coloniali e che insegnano a noi un’umanità gentile, avanguardia solenne di quella che sarà l’odissea dei futuri migranti di questo secolo. Accanto a Lorena, Gian Andrea ricorda altre violenze, il ragazzo che compie il viaggio della salvezza sotto un camion, con la paura di mancare la presa e di morire e scomparire come non fosse mai nato e rimarca l’azione compiuta da uomini e donne di Linea d’Ombra a difesa della vita dei migranti: una lotta per la vita contro le leggi di morte dell’Europa e dell’Italia e lancia un atto di accusa contro l’Occidente che rimane indifferente a fronte del genocidio compiuto apertamente davanti a nostri occhi, sotto il cielo di Gaza.
Don Nandino Capovilla, parroco e scrittore: Due popoli, una terra: terra promessa, terra santa, terra occupata. La sua voce alta, concitata, ripete, sulle immagini di Gaza ridotta in macerie e sui volti dei bambini senza famiglia e sugli amici che operano nella striscia, la parola riconoscere, con un doppio significato che è di rivederli quali erano prima, tanto sono mutati, ma anche di confermare la loro dignità, la tragedia e la misericordia, perché questa umanità un tempo viva e allegra, possa riprendere respiro e speranza. Adesso la sua voce si scioglie nell’invito a partire con lui ad agosto prossimo venturo per visitare i luoghi di una terra cha ci ostiniamo a chiamare santa, per implorare pace e misericordia e pietà per i bambini, le donne, i vecchi e chi ancora rimane e si copre la bocca per attutire il grido di dolore.
Pasquale Pugliese, filosofo, componente del Coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, porta come tema Il diritto di tutti i popoli alla pace, contro la guerra. Da lui riportiamo con noi una lezione di pace e tolleranza. Lezione che parte dai concetti di etica della responsabilità, che segnala le conseguenze delle azioni politiche e militari, per entrare dentro la Costituzione italiana che ripudia la guerra come strumento di soluzione dei conflitti. E ascoltiamo anche il concetto di coerenza che ci deve essere tra l’educazione dei cittadini alla pace e le azioni dei politici all’interno delle istituzioni. Oggi campeggia tra i capi della nostra Europa la parola riarmo, anche se il riarmo non diminuisce il numero dei conflitti e la loro pericolosità.
La presidente Monica coordina gli interventi, commenta, aggiunge e chiama i ragazzi del gruppo CAMP ad annunciare le prossime iniziative per l’estate e ci sarà pure il viaggio in Brasile per aprire gli orizzonti su altri mondi e altre vite. L’assemblea ascolta, si muove, batte le mani, qualcuno si alza e va sulla porta d’entrata, passa in cortile per fumare una carta, un bimbo piange ché non trova mamma, arriva trafelato un oratore e prende posto tra gli scranni del teatro. I tecnici registrano un video che raccolga le voci e i fremiti.
Altri controlla il cronometro per misurare i tempi. Una pausa per il pranzo, che viene preparato altrove.
A due passi dal teatro Aurora, la sala da pranzo attende. Si formano subito le fila del pane, dell’acqua e del vino, della carne e delle verdure. Stridono le sedie, fanno posto ai fondoschiena e si attutisce il rumore dei commensali. Una bimba chiede alla mamma cosa sia quello che le hanno messo nel piatto. Consumato il pasto diversificato facciamo la fila per l’assaggio del caffè. Intanto nella porta accanto fervono i preparativi per la celebrazione della santa messa. Tre giovani sacerdoti aprono il corteo di ingresso. Un coretto con pianola e chitarra formato da Riccardo e Andrea passa la nota a mamma Alice che intona un canto antico. I bambini accennano alle parole, dall’assemblea si alza un canto come da Babilonia. Poi le parole lette, le frasi pronunciate, le domande all’assemblea scandite sulle risposte timide e sagge. E siamo alla fine. Ci rivediamo nella prossima primavera. A Calendimaggio.
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24 maggio 2025 – Italia/Gaza. Come un sudario. Oggi ricordiamo i palestinesi caduti sotto il cielo di Gaza. Scorrono le vittime, avvolte in un lenzuolo bianco. Il gesto ripetuto alle finestre d’Italia con un lenzuolo bianco ricorda lo strazio e la memoria di chi muore perché gli è proibito camminare, nascondersi, sotto il cielo di Gaza. Mentre rivedo le poche parole che ho scritto a maggio, sento che il dramma continua e le voci tremano sotto le bombe, ad agosto.
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6 giugno 2025 – Campese di Bassano del Grappa (Vi). Nella chiesa del monastero abbiamo organizzato la presentazione del libro di Sara Ongaro La vita ci respira, in cui racconta la sua lunga esperienza che ha preso inizio con la malattia. Sta seduta al tavolo collocato sotto i gradini del presbiterio, che ospita l’altare e il tabernacolo. Parla a voce piana, dando colore alle parole, che passano sui volti delle persone che ascoltano in silenzio. Fuori i ragazzi e le ragazze delle elementari festeggiano sui tamburi la fine della scuola. Poi tacciono anche i tamburi per dare spazio al suo racconto. È un pubblico contenuto, adatto per il tema che racconta il nostro rapporto con la vita e con la morte, con noi stessi e con gli altri, in cui ci viene chiesto di essere persone in relazione fraterna, solidale, senza forzare i termini e i ritmi, solo comunicando l’energia che si alimenta in noi tramite le relazioni con il mondo dei viventi. Alla fine, un parco buffet ci ristora attorno al chiostro. Molti acquistano il libro, Sara pone l’autografo.
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14 giugno 2025 – Chiampo (Vi). Visita a Luisa Marchetto. Abita su per una strada ripida, in salita, tra i monti che raccolgono la città a valle. Entriamo. Luisa ad aprile ha perso il marito Marco Dal Grande, dopo una malattia lunga e dolorosa. L’ultima volta all’entrata ci aveva accolto Marco. Ci fa spazio nella sala grande, in penombra, fresca nonostante il caldo che in questi giorni batte forte. Luisa ha perso anche la figlia quando aveva solo 17 anni. Ora è rimasta sola, pur circondata dagli affetti dei nipoti che vivono accanto. Custodisce in casa le anfore cinerarie di figlia e marito. Ci offre un bicchiere d’acqua fresca.
Stefano prende pure il caffè. Ascoltiamo la storia della sua famigliola, sono parole d’amore e di lotta per la vita.
Gabriella Mazzocco e suo marito Luigi abitano poco distante, all’interno di un caseggiato articolato, numeroso, con una fontanella ripida che apre l’accesso ai condomini. Sulla porta battiamo le mani per segnalare la nostra presenza. Bussiamo.
Una conversazione breve, un saluto, una memoria affettuosa e poi via per raggiungere le famiglie che abitano sull’altra sponda del monte. Una salita ripida.
Incontriamo i due fratelli Mazzocco che hanno sposato rispettivamente Gabriele la Gabriela e Francesco la Nerina. Ci sediamo attorno a un tavolo rettangolare, lungo come i tavoli delle ambasciate: nei giorni di festa ospita le famiglie di Enrico ed Elena, i figli di Francesco e Nerina, e in tutto servono 13 sedie. Più in basso, a due passi, ci sta la chiesetta di contrada Zonati, che è un gioiello di devozione e decoro.
Assaggiamo le frittelle di Nerina, io sorseggio il prosecco di Francesco. Parliamo della campagna di Gabriele, della vigna, gli alberi da frutta, la vita all’aria aperta; ci raccontano dei nipoti che crescono in fretta tra famiglia, scuola, amicizie e il richiamo suadente della tecnologia. Suona a valle la campana dei frati, ci congediamo a malincuore dagli amici, riprendiamo la vettura ed è già buio. Ma ci rivedremo ai 29 di agosto per festeggiare i compleanni di Dino – che sta all’inizio di tutti questi rapporti di conoscenza – e di Gabriele, e il decimo anniversario di matrimonio di Dino ed Elena. Allegria!
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20 giugno 2025 – Comacchio (Fe). È morto Gian Franco Arveda. Il giorno prima ci eravamo sentiti al telefono. Avevamo scherzato assieme. Sento ancora la sua risata. Ci saremmo rivisti la settimana successiva. È caduta la linea, mi ha richiamato. Se n’è andato senza preavviso. Gli abbiamo dato il congedo durante il rito funebre in duomo. Sandra ha tracciato la figura dell’intellettuale capace di far discutere i suoi alunni a partire dalle domande della filosofia. Ha marcato il rilievo del suo contributo politico nell’associazione culturale La città invisibile. Gaetano ha ricordato il suo ruolo, il riconoscimento dato alla sua città natale, Comacchio, alla sua storia e alle fatiche drammatiche della popolazione. La sua disponibilità alla fatica di andare oltre ha cercato nel punto di partenza di La città senza tempo (titolo del libro della Serafina Cernuschi Salkoff, antropologa di Parigi) la forza di costruire assieme la città del futuro, ricca di ipotesi e di lavoro portato avanti assieme al gruppo politico: nella costante elaborazione collettiva, ciascuno ha trovato il suo ruolo e la propria identità.
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30 giugno 2025 – Ferrara, stazione FS. È tempo di migrare. Con il treno sono sceso a Termoli, in provincia di Campobasso, sul litorale adriatico, unico porto del Molise.
Non salgo al castello svevo, di epoca normanna; perché incontro un amico prete, che mi ha dato un passaggio per casa sua.
Il cane di guardia mi ha guardato con occhio memore. Poi sono slittato nel torpore dell’estate. Un letto stretto, che mi pare la corda del funambolo rispetto al mio letto ondivago. In serata, una combriccola di cantautori suonava sotto, al pianoterra della casa grande che il parroco don Ugo aveva costruito negli anni settanta. Pensavo fosse per me, egocentrismo europeo. Li ho riconosciuti. Preparavano un concerto per il popolo di San Giuliano del Sannio. I sanniti hanno resistito ai romani, arroccati su per le montagne. Il gruppetto, uomini e donne, accennava a motivi, suggeriva testi, canticchiava, si confondeva, il maestro si piazzava davanti lentamente per tentativi, accanto la fisarmonica annunciava il motivo, a destra la chitarra obbediente e arguta rispondeva. Guardavo, ascoltavo, ridevo, ripensavo al viaggio in treno. Poi, a luci spente, nella notte salgo le scale, entro in camera, mi appoggio sulla corda del fachiro, mi altaleno. Per un sonno ristoratore.
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29 luglio 2025 – San Giuliano del Sannio (CB). Assieme a Paolo Costa, autista fidato, parto per tornare a Comacchio. In questo mese lungo e leggero ho partecipato alle cerimonie del paese. Ai canti del coro misto e alle performance. Abbiamo incrociato parole. Risvegliato pensieri e progetti. Ci siamo lanciati sorpresi su cammini impervi e discussioni torride.
La grande serata al Giardino delle Rose, il cortile accogliente di Xenia, il passo del viandante. La Roccamandolfi che sale su per la montagna. La casa del Brigante. Sepino invasa dalle roulotte dei mercanti.
La banda musicale sotto la mongolfiera.
I chierici in fila accanto all’episcopo per il pontificale. Le parole buone e le esortazioni supplici alla patrona, santa Cristina di Sepino. Nostalgia dei tempi passati. Il crocchio con le donne davanti alla chiesa di San Nicola, che dà il nome a tutti e tutte. L’aria fresca che sale e attraversa il corridoio di san Nicola. Veder crescere l’affabilità di cittadini e cittadine di San Giuliano che a gruppi diversi si ritrovano per fare un servizio, preparare una festa di paese con canti e parole di amore, rispetto e fantasia, imbandire una cena aperta al viandante per quando arriva. E formare una sinfonia attorno a un prete tipo padre Brown, tosto e intelligente, alias don Adriano Cifelli, senza fare caroselli e girotondi. Organizzare incontri, viaggi, mettere l’orecchio e l’occhio nelle avventure e nelle storie di altri e scoprire che il mondo accanto alle cannonate e alle cantonate, cerca la pietra bianca dell’Apocalisse, che toglie il velo e mostra il nuovo senso del vivere e del morire. A questo pensavo, mentre Paolo mi portava a Ururi a comprare le marmellate, a Termoli i latticini.
E poi via in auto, con i finestrini aperti per liberare i sogni e le nostalgie, che ci fischiavano nelle orecchie.
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31 luglio 2025 – Tessera (Ve), aeroporto Marco Polo, volo AZ1462. Pronta all’imbarco, l’allegra compagnia parte per Rio de Janeiro. Fanno scalo a Roma. Un saluto veloce da papa Leone XIV, che li benedice in blocco. Poi, trepidi, si imbarcano sul transatlantico tenendosi per mano. Un battimano della compagnia li accoglie. Per molti, forse per tutti, è la prima volta in Brasile. Arriveranno domani all’alba. Li accoglieranno Mauro Furlan con la moglie Milse e la presidente Monica, già arrivata in Brasile con il marito Carmelo Miola ai 13 di luglio per trascorrere due settimane con Gino Tapparelli a Salvador di Bahia. Carmelo ritorna in Italia, perché non c’è posto per lui nell’albergo. Sarà un tempo di incontri, di conoscenza in città, di lavoro per lasciare un segno. Di parole ascoltate e di domande curiose lanciate a proposito e no. Si inoltreranno nell’inverno “rigoroso” di Rio de Janeiro. Tra i venti furiosi sul tetto del mondo al Cristo del Corcovado, sulle spiagge di Ipanema già assaporano il cachorro kente, il panino caldo con la salciccia e il succo di pomodoro.
Apriranno gli occhi dentro le favelas, la povertà e la musica. Le parole, le grida e lo sparo. Buon viaggio ragazzi e ragazze, buon viaggio Macondo.

Gaetano Farinelli

Gaetano Farinelli

Cofondatore dell'associazione Macondo, prete, redattore di Madrugada