MADRUGADA
Macondo e dintorni
15 agosto 2025 – Tessera (Ve). Ritorno da Rio de Janeiro. Partito nell’ultimo giorno di luglio, il Gruppo Giovani di MacondoCamp (ragazzi e ragazze guidati da tre formatori adulti, Natalino Filippin, Alessandro Mason e la presidente Monica Lazzaretto) ha trascorso due settimane a Rio de Janeiro con una puntata a Petrópolis per incontrare Leonardo Boff, presidente del CDDH, Centro per la difesa dei diritti umani. Sono partiti in quindici meno uno, Monica infatti era già a Rio ad aspettarli. Al secondo giorno, subito una corsa per salire sulla cima del Corcovado dove il Cristo Redentore abbraccia Rio e offre una vista mozzafiato sulla baia di Guanabara, contemplare dall’alto la città che si espande per settanta chilometri di costa, che l’oceano grande, increspando si, batte e sollecita. Scorgono i canali, la Lagoa, i fiumi interrati, le fognature a cielo aperto, il grande centro finanziario, la cattedrale a forma di piramide Maya con all’interno quattro vetrate decorate, altissime. La chiesa di Nostra Signora della Candelária, il cui sagrato ricorda la strage dei ragazzi di strada uccisi dalla polizia nella notte del 23 luglio 1993, con il pretesto di una sassaiola contro le loro macchine. Sul sagrato restano le loro otto ombre segnate in rosso. Con ancora i piedi a mezzaria sul Corcovado, partono per Petrópolis ad ascoltare Leonardo Boff, il racconto di una vita di lotta e amore politico, con una voce lenta, melodica come un canto negro per difendere la Terra, la grande foresta Amazonas, i fiumi, gli animali, gli uomini e le donne del Sertão.
La voce si fa tagliente sulle disparità e sulle vite troncate dalla violenza. Voi non li vedete, ma adesso il gruppo cammina lungo la spiaggia di Copacabana e Ipanema e la domenica entra a vedere il mercato hippie, l’esposizione delle tele dipinte da artigiani che raccontano la Rio dei co lori, i contadini che filano la canapa, le donne che danzano e sullo sfondo sempre il Pão d’Açúcar con la teleferica che sale e che scende. Le notti non passano mai, in attesa del giorno. Al mattino visita al Museu do Amanhã (museo del domani), costruito su progetto dell’architetto Santiago Calatrava e che racconta le luci del futuro. Poi par di entrare in un mono sotterraneo quando si entra in favela, la favela della Mangueira, accompagnati da Thiago e Igor, attenti alla voce della guida, noi (scusate il noi) i ragazzi e le ragazze, goffi, incerti van su e giù per le strade e le scalette della favela, sfilano tra i bambini che lanciano gli aquiloni, entrano nel teatro popolare del samba, nella vita difficile di chi ci vive, i volti curiosi che si incontrano. La donna anziana che porta le sporte di plastica per la spesa, e le ragazze che scendono furtive. Uomini che rispondono al bom dia e alla boa tarde, la sensazione di una vita brulicante, sempre in movimento. L’odore di gas e canna da zucchero. E le radioline che segnano tutto il percorso. E poi la visita all’Associazione Amar, che si prende cura dei ragazzi e ragazze e delle loro famiglie, la grande accoglienza allegra, rumorosa, affettuosa. Un momento di silenzio per ascoltare le loro storie. Parlare a tu per tu, anche se la lingua ha le sue barriere. E il tempo si consuma come una candela, che lentamente si spegne, ma prima l’ultimo guizzo, l’ultima sera si canta e si danza per mantenere il filo della memoria, passare tra gli avventori che salutano e accompagnano i canti carioca e i passi del samba.
Dimenticavo il Maracanã, lo stadio di Rio, la partita in campo Fluminense contro Porto Alegre, solo cinque reais per entrare (un euro). E ancora Duque de Caxias, terra di riporto, terra povera, adesso le trivelle delle compagnie straniere arrivano, piombano per l’estrazione di petrolio. Siamo al terminal adesso, ci aspetta l’aereo per casa nel grande aeroporto di Rio, il Galeão internazionale, la nostalgia, la saudade, che solo chi parte per andare lontano, per sempre, può sentire. Gli ultimi saluti, ciao até logo. A presto. Oggi (fine ottobre) passo alla Makatea Viaggi dove abbiamo comperato i biglietti e la Mary mi riporta che una delle mamme del drappello le ha raccontato che i ragazzi e le ragazze del MacondoCamp hanno visitato il carcere minorile João Luis Alves, accompagnati da don Roberto e Mauro, per vedere e comprendere quanto sia difficile per un povero passare indenne tra le maglie della giustizia. Hanno ascoltato la storia di un ragazzo di favela, passato dalla famiglia alla strada, caduto nella rete dei trafficanti, e fermato dalla polizia, il carcere. Ed erano ragazzi adolescenti timidi e focosi, che con voce gridata, alterata raccontavano le loro storie, il desiderio di uscire e di respirare la libertà di Rio, l’aria con quel sapore denso, mieloso, di alcol e petrolio.
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29 agosto 2025 – Montorso Vicentino (Vi). Festa di Dino Mazzocco ed Elena Lazzarino. Dieci anni di matrimonio. Un figlio, Luca, che a settembre inizierà le superiori a Fossano (Cn). Ospiti all’Agriturismo Al Pozzo, si sono messe insieme varie ricorrenze, compleanni e anniversario di matrimonio. E così la famiglia Mazzocco si è ritrovata assieme con cinquanta persone, giovani, adulti e bambini, con l’arricchimento di nuovi cognomi e infanzia numerosa. Una festa semplice, attorno a due tavoli, in cui le parole diventano anelli di memoria che si ricompongono attorno alle grida dei bambini, i richiami di allerta delle mamme e delle nonne che ritrovano il filone della vita che si rinnova. Sono arrivate anche due cugine da Bordeaux, in Francia. E così si mescolavano lingue e dialetti, come in una pentola che gorgoglia e scodella vivande calde e generose. Un’ovazione agli sposi e lunga vita agli anni che corrono.
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7 settembre 2025 – Bassano del Grappa (Vi). In ospedale muore Teresina Ferretto vedova Bozzetto, mamma di Manuele e Alfio. Una vita generosa, attenta ai bisogni della sua comunità novese. La sua casa era aperta agli ospiti di Macondo, che arrivavano da paesi lontani. Un’ospitalità, la sua, che ci interroga sulle nostre paure rispetto allo straniero e sul coraggio semplice, non ideologico, di una donna come noi. La nipote Beatrice ha raccolto nel suo saluto a Teresina il compianto di tutti i familiari. Gremita la chiesa da quanti l’hanno conosciuta nel fervore dell’età. E sotto la pioggia hanno accompagnato il feretro di Teresina all’ultima dimora nel cimitero, accanto alla chiesa di Nove.
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9 settembre 2025 – Nove (Vi). Marcello Dalla Gassa parte per l’ospedale san Camillo al Lido di Venezia. Viene accompagnato da alcuni amici assieme alla moglie Anna. Rimarrà ricoverato per alcuni mesi nel nosocomio affidato alle cure dei medici e dei tecnici per la riabilitazione motoria e dell’apparato vocale.
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12 settembre 2025 – Pove del Grappa (Vi). Settimana delle feste quinquennali del Divin Crocifisso. C’è stato un tempo di lunga vigilia per ornare le strade del paese, sistemare gli archi di apertura e chiusura, recuperare e produrre i vestiti dei figuranti, segnare il percorso e introdurre le Macondo e dintorni Cronaca dalla sede nazionale 29 NOTIZIE voci che raccontano e accompagnano la processione, il baldacchino trasportato dai giovani di paese, che sostiene il crocifisso del pellegrino che veniva da Oltralpe. Le sacre rappresentazioni del venerdì hanno richiamato l’attenzione di molti fedeli, che hanno seguito in silenzio devoto la scena del solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme, l’ultima cena e la lavanda dei piedi, il processo e la crocifissione di un dio fattosi uomo. La lunga teoria che racconta la storia dell’Antico e del Nuovo Testamento ha soddisfatto la curiosità e la devozione di una numerosa folla che ha seguito le due processioni.
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14 settembre 2025 – Correggioverde di Dosolo (Mn). Casa Pedrazzini. Arriva trotterellando il cane Buio di nero mantello. Dietro, in segno di saluto e di accoglienza, alza le braccia Luigia. Gianni avanza sciolto a passo lento ché, come scrive Dante, perde dignità l’uomo che corre. Portiamo i saluti degli amici. Non ci sono i figli Chiara e Samuele con la squadra dei nipoti, che portano gioia e allegria e suscitano racconti e domande che attraversano lo spessore degli anni miei, che cerco invece risposte brevi e succinte. Ci sediamo per il pranzo. La tavola racconta la storia del fiume grande e la generosità delle massaie nei giorni di festa.
Luigia distribuisce a Stefano Benacchio e Gaetano Farinelli le vivande che fumano e profumano con abbondanza dalla cornucopia, Gianni sorride e invita a bere.
A parte ci confida che continua la cura e regolarmente i controlli, dando spazio al tempo, parole ai colori della vita, alla precarietà delle cose, alla forza dei ricordi. Intanto il Po di don Camillo trasporta la nostra barca, che scende verso il mare, dove sorge il sole del mattino.
Nel pomeriggio passiamo a Suzzara (MN) in casa di Fiorella e Giorgio che, dopo la lunga convalescenza seguita al covid-19, ha ripreso le attività di volontariato in aiuto dei bambini del vicinato, per accompagnarli a scuola o alle attività pomeridiane.
E hanno raccontato con solerzia e giocondità le avventure del quotidiano, quando si illumina di attenzione e gentilezza e cortesia, come nei cavalieri antichi.
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20 settembre 2025 – Ferrara. Redazione di Madrugada. Nella parrocchia di santa Francesca Romana, ospiti di don Andrea.
Al gruppo redazionale si aggiunge Chiara Cucchini che insegna alla scuola agraria di Bassano-Pove. Andrea Gandini apre con l’argomento scuola. Consultando i dati di Education Class, un rapporto dell’OCSE registra un giudizio sulla scuola italiana, dalle elementari con buon livello, alle medie/superiori e università di livello basso. Poi gli interventi aprono il discorso più ampio sulla scuola in Italia.
Grande discussione su scuola pubblica e privata. Un controllo va fatto (sul servizio di efficacia) attraverso un metodo comune di valutazione, con un organismo che valuti la qualità dell’apprendimento.
Si spegne un fuoco e prende la parola Giuseppe Ferrara a partire dal monografico su “la plastica”. Ed è un’occasione per parlare anche dell’Intelligenza Artificiale, che spesso viene considerata una mostruosità, una formazione che supera e schiaccia l’intelligenza umana. Quasi che l’intelligenza umana fosse solo naturale e non invece un prodotto della cultura.
E anche ciò che noi chiamiamo natura è cultura, altrimenti non sarebbe. Non esiste una natura a sé stante. Così come la plastica non è un prodotto artificiale.
E non è necessariamente un prodotto inquinante, ma è un prodotto della cultura che supplisce vecchi strumenti in metallo, per nuovi bisogni. L’isola di plastica è l’isola che c’è. Infatti, la plastica, che è prodotta dalla trasformazione del petrolio, può tornare a essere quel che era un tempo. Bisogna tornare alla filiera chimica e non saltare ad altre produzioni, quasi che il ciclo fosse chiuso e irreversibile.
Poi, per dare continuità alla proposta di Gandini di un criterio di valore della scuola, si dice che bisogna allargare il cerchio e parlare dell’Europa. La quale non può avere solo il compito di difendersi dalla Russia, quasi che la Russia volesse e potesse conquistare l’Europa. Il compito, continua Andrea, dell’Europa sarà di insistere sulla qualità e sul senso della vita dei Paesi che la compongono. Non sarà più una questione di volontà, di forza e di potere, ma di cedere sovranità da parte dei componenti, per aggregare nuova energia, per produrre un bel/buon vivere per tutti i Paesi che la compongono. Una federazione di Stati che diano in primo luogo spazio alla qualità e al senso della vita.
Un’istituzione che non sia solo mercato, ma con il potere di una diversa qualità del vivere. Adesso l’orologio batte la ritirata e ci avviamo verso il ristorante Tri Scalin, senza inciampare sul numero dei commensali, che provocherebbe un disguido che l’oste ristoratore avrebbe spento con disinvoltura con due parole: accomodatevi (fuori) e rientrate, adagio.
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27 settembre 2025 – Tessera (Ve), aeroporto Marco Polo. Arriva da Rio de Janeiro il gruppetto brasiliano che fa capo alla signora Stella, fondatrice dell’Associazione Anjos da Tia Stellinha che si prende cura dei ragazzi e ragazze di Morro dos Macacos. Guida artistica sarà Milse Ramalho del gruppo Motivaçao. Resteranno in Italia fino al 7 di ottobre, ospiti della signora Mariagrazia di Treviso. Gli amici di Macondo prepareranno incontri durante i quali Milse attiverà alcune coreografie con i ragazzi e le ragazze che compongono il balletto. La musica che dà il ritmo sarà accompagnata da parole di coraggio e resistenza, di saluto dal Brasile all’Italia che li ospita, quali: «Noi siamo il Brasile che canta, che resiste, come fiori sulla roccia».
Sono stati accolti da Alessandro a Scorzé, da Natalino nella sua casa a Bassano. E alla vigilia della partenza per Rio de Janeiro, presso la cooperativa Olivotti da Monica Lazzaretto, presidente di Macondo.
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28 settembre 2025 – Valle San Floriano in comune di Marostica (VI). Ventiduesima marcia del gruppo Macondo. Si è aperto il giorno con il cielo azzurro solo al mattino, con il vento che allontanava le nuvole. Le macchine si sono schierate lungo la strada di Valle, a causa delle piogge che avevano allagato i campi e impedivano alle auto di farne parcheggio. Gli iscritti alla marcia sono stati 1620, un numero inferiore ai concorrenti del 2024. Sole splendente.
Famiglie intere correndo o camminando assieme. Molti i gruppi iscritti che hanno ricevuto il premio di gara, distribuito dal presidente Stefano Dal Moro e da Fabio Lunardon, ex presidente nei primi anni di vita della marcia. All’inizio della gara sono passate le mandrie dalla montagna.
E poco prima della premiazione un malore ha colpito un ciclista, Gianni, che è morto sul sentiero. A nulla è valso l’arrivo immediato dell’elicottero, che ha attirato la curiosità dei bambini e degli adulti. Dopo la premiazione, uno della Segreteria di Macondo ha ricordato il senso ecologico e solidale della marcia. Sulla piattaforma in cemento sul lato est si schierava il grande ristoro per i concorrenti, con bibite, panini e frutta. All’entrata della pista le donne proponevano le magliette della 22ª marcia con una scritta di sprone per tutti: La vita non è aspettare che passi la tempesta / ma imparare a ballare sotto la pioggia. Grazie! Raccolti su di un prato verde all’imboccatura della pista di sei chilometri, alcune maestre schieravano i bambini e le bambine in squadre per la caccia al tesoro, che sfociava in zona ristorante. Presentarsi con il buono pasto.
Un piatto caldo per tutti.
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5 ottobre 2025 – Trieste. Sono partito con altri amici in direzione di Trieste, piazza 30 NOTIZIE del mondo, per incontrare Lorena Fornasir di Linea d’Ombra e prendere contatto con Paride e Lucia, coordinatori dei Fornelli Resistenti, sul filo della relazione iniziata a Marghera a maggio. Sul far della sera, quando l’aria si fa pungente e non si sente l’eco del mare, si danno appuntamento quotidiano i migranti. Sono quasi tutti ragazzi giovani e uomini che si mettono in cammino per cercare una vita migliore.
I nuovi arrivati si allineano da una parte, distanziati dal resto del gruppo… Lorena li incontra, uno a uno, li ascolta con cura e grandissimo affetto, vestita di tutto punto, con la sua gonna e i suoi capelli color argento ordinatamente raccolti. Non è carità, ma un’azione profondamente politica. I propri occhi negli occhi dell’altro restituiscono dignità e dicono il rispetto.
Lì si percepisce l’umanità, la relazione tra i popoli e la solidarietà che tende la mano perché alla fine siamo tutti umani, siamo noi, fatti della stessa carne e abitati dai medesimi sentimenti.
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11 ottobre 2025 – Bassano del Grappa (Vi), Villa Angaran-San Giuseppe. Incontro di formazione sul tema Conflitti. Apre la giornata Gaetano Farinelli sul tema, poi la parola passa alla nostra presidente Monica Lazzaretto, ricordando la “flotilla” di barche che ha risvegliato la nostra umanità assopita, abbordando a mani alte le coste di Gaza per fermare con la nonviolenza la strage dei palestinesi inermi. Sull’onda di questa immagine drammatica, entra e parla don Albino Bizzotto, presidente dell’associazione “Beati i costruttori di pace”: vivere la pace vuol dire vivere la vita, far vivere l’umanità. Grande è stata l’avventura della ricostruzione della pace in ex Jugoslavia, saper trovare le parole per comunicare anche con il nemico, uomo come noi. Sapere procedere passo a passo per ricostruire i confronti e l’armonia tra gli uomini bruciati dalla guerra. Partendo dal rispetto della Terra, che è madre, proprietà di nessuno, ma solo casa per tutti e riparo nelle fatiche della vita.
Ora Monica invita il secondo relatore: Carmencita Mastroianni aveva il compito di affrontare i conflitti in famiglia, un sistema di relazioni caldo, sensibile e complesso. Sulla famiglia ci sono pregiudizi, si dice: le persone non cambiano, ci vuole fortuna. Nella famiglia ideale non ci sono conflitti. Che, invece, ci sono. Il punto è come affrontarli. Dopo avere dato mandato ai presenti di pensare a un conflitto nato nella propria famiglia, Carmencita procede elencando l’origine del conflitto, il ruolo delle emozioni e gli atteggiamenti degli attori in conflitto: la voglia di vincere nella tenzone oppure la scelta di non attaccare il rivale e affrontare invece il problema, provando ad ascoltare l’altro, aspettando i suoi tempi, porgendo e dandosi tempo. Cosa utile è non attaccare mai l’emotività dell’altro, tenendo conto che il senso di una parola o azione la dà chi la riceve e non chi lancia la battuta. A pranzo abbiamo raccolto quel che ci offriva un tagliere binario con o senza salumi, abbondante, possibilmente annaffiato da acqua e vino.
Nella ripresa nel pomeriggio, Anna Maria Bertoldo, ex sindacalista di Cisl Vicenza, raccontava la scelta di partire per la Bolivia, terra percorsa da forti movimenti sociali e politici, con l’intento di costruire passo a passo uno strumento, un’istituzione che aprisse alle ragazze, alle donne l’opportunità di studiare, di conquistare il rispetto della propria capacità sociale e politica e di aprire gli occhi dei familiari sulla dignità delle proprie figlie, fino a conquistare il consenso dei padri, che oggi sono loro stessi ad accompagnare le proprie figlie per iscriversi alla scuola, che arrivano a Colomi dai paesi dell’interno, lontani dalla città. La Casa Estudiantil “Pietro Moretto”, fondata da Anna Maria, è sita a Colomi, a 3333 metri, nel dipartimento di Cochabamba. In questi ultimi venti anni ha condotto a diplomarsi più di cento ragazze e ha cambiato la mentalità patriarcale del luogo.
A sorpresa, Monica ha invitato Andrea Sguario a raccontare le tappe del gruppo ragazzi di Camp Macondo a Rio de Janeiro. Andrea, alto tra la folla, leggermente sorpreso, ha riferito con leggerezza quel che avete letto più sopra del Gruppo Camp a Rio de Janeiro e che il cronista ha riportato, senza mettere troppi cioè… La giornata si conclude con la testimonianza di Cristina Metto e Ruggero Da Ros di “Pax Christi”, che si sono recati in Palestina pochi mesi fa. Sono sbarcati in Cisgiordania, e hanno raccontato le abitudini dei palestinesi, le case o le loro parvenze, la fatica del vivere. Il lungo muro, tortuoso e complesso che divide e si incista tra le case degli israeliani e dei palestinesi. La fatica e spesso l’impossibilità di muoversi, i tempi lunghi per andare a lavorare. Il progetto di Israele di dividere la Cisgiordania con una striscia di costruzioni in mezzo, che saranno occupate dai coloni. Concludo. Una media di cinquanta persone ha partecipato all’incontro in villa.
Un numero che ha rotto la routine degli ultimi tempi; forse la situazione tesa delle guerre vicine e i massacri e le continue manifestazioni a favore della pace.
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23 ottobre 2025 – Pove del Grappa (Vi).
Conversazione con padre Tiziano Pegoraro in sala consigliare. Dopo una giornata di vento e pioggia, alla sera il vento si è fermato e la gente del paese ha potuto partecipare numerosa all’incontro. Padre Tiziano era missionario in Rwanda al momento della strage dei tutsi e degli hutu, scoppiata subito dopo l’abbattimento dell’aereo del presidente del Rwanda e che si è protratta per sei mesi a partire dall’aprile 1994. Nella lunga intervista padre Tiziano, rispondendo alle domande di don Gaetano Farinelli, ha raccontato la situazione attuale del Rwanda, governato dal presidente Kagame in carica a tempo indeterminato. Un’economia fiorente, una forza militare attiva sul territorio e in particolare nel Kivu per i minerali preziosi sottratti alla Repubblica del Congo tramite soldati mercenari. Poi p. Tiziano ha passato in rassegna le varie tappe che hanno portato prima al potere gli hutu negli anni cinquanta fino agli anni novanta. Durante questo periodo i tutsi sono costretti all’esilio per le rappresaglie degli hutu. Nel 1994, durante il genocidio, i tutsi rientrano con il loro esercito e costringono alla fuga gli hutu, che si spargono nei paesi vicini. Iniziano i processi contro i responsabili del genocidio sia attraverso tribunali, che hanno mandato internazionale, sia processi con tribunali interni celebrati secondo le tradizioni locali, in cui l’imputato viene convocato in assemblea popolare, accusato da parte di un testimone/vittima della strage, senza che l’imputato sia assistito da un avvocato.
Oggi il potere sta nelle mani dei vincitori, che mantengono una tregua di pace che trattiene sopito ogni tentativo di chiarimento tra le etnie, quasi fossero scomparse, cancellando dalle carte personali ogni riferimento etnico, pur trattando come cittadini di serie B quanti sono di origine hutu. Una situazione fiorente in economia e in campo militare, ma con gran parte della popolazione hutu che resta in esilio, senza possibilità attuale di rientro.
Gaetano Farinelli
Cofondatore dell'associazione Macondo, prete, redattore di Madrugada
