MADRUGADA

Articolo di Chiara Pavan

La bellezza vera e le ferite aperte

Durante il mio viaggio a Rio de Janeiro1, quello che mi ha lasciato il segno non è stato il paesaggio, ma le persone. Le risate dei bambini che giocano per strada, tra muri scrostati e campetti improvvisati, hanno una forza disarmante: come se, per un attimo, il peso della realtà non esistesse.
Ho incontrato sguardi sinceri, voci fiere, storie difficili raccontate con una naturalezza che toglie il fiato. Non cercavano compassione, ma attenzione. Ho visto una città che convive ogni giorno con le sue contraddizioni, che resiste, che prova a rialzarsi.
La bellezza vera sta nei momenti in cui qualcuno si ferma, ti guarda e ti racconta – anche solo con un gesto – che esiste, e che vuole essere visto.
E poi, quando cala la sera, Rio cambia ancora.
Le strade si riempiono di musica, di luci calde, di vita. In alcuni angoli, il ritmo rallenta e resistono luoghi che tengono viva la memoria e le radici: come le comunità indigene vicino al Maracanã, custodi di tradizioni che sfidano il tempo.
Accanto a tutto questo, esistono anche piccoli spazi di speranza concreta. Come l’associazione Amar, che in silenzio lavora nelle favelas con bambini, ragazzi e famiglie, offrendo ascolto, istruzione e occasioni per guardare al futuro con un po’ più di fiducia.
Rio è fatta così: ti prende alla sprovvista, ti mostra ferite aperte e, subito dopo, gesti che curano. E in quella complessità, in quel continuo contrasto, ho trovato qualcosa di profondamente umano.

  1. agosto 2025 ↩︎
Chiara Pavan

Chiara Pavan

Studentessa del 5° anno, liceo scientifico Primo Levi di Montebelluna, ama lo sport e i valori che trasmette, trascorrere del tempo nella natura, viaggiare e stare con gli amici. Vive a Falzé di Trevignano (Tv).