MADRUGADA

Articolo di Cecilia Alfier

La Repubblica del Congo

La Repubblica del Congo (ex Congo francese o Congo-Brazzaville) soffre. Dal 1997 la governa Denis Sassou Nguesso, militare, attraverso un sistema clientelare che sembra impossibile da scalfire. In precedenza, aveva ricoperto la stessa carica quando lo Stato dell’Africa Centrale si chiamava ancora Repubblica Popolare del Congo. Questa stasi fa sì che il Paese sia agli ultimi posti del mondo per indice di corruzione, con un terribile 153° posto su 182 paesi.
Nonostante il Paese sia fra i maggiori esportatori di petrolio dell’Africa subsahariana, la popolazione è sempre più povera (fonte: Rivista Nigrizia, Repubblica del Congo: l’eterno ritorno di Sassou Nguesso – articolo di redazione, 23 febbraio 2026).
Si cerca di far fronte alla situazione chiedendo aiuto al Fondo Monetario Internazionale e, soprattutto, alla Cina. Il debito verso questa nazione è enorme verso anche a livello economico. Secondo quanto riportato da Rivista Africa, a fine marzo 2019 il debito di Brazzaville nei confronti della Cina era pari a circa 2,56 miliardi di dollari.
Negli anni sessanta-settanta era forte anche l’indebitamento verso l’Unione Sovietica, a seguito di un accordo economico firmato dal presidente Ngouabi. Nulla di inaspettato, dopo il golpe del 1969: Ngouabi aveva aggiunto al paese l’appellativo di “popolare” nel nome.
Inoltre, nei primi anni dopo l’indipendenza, il Congo-Brazzaville era diventata una meta ambita per i sostenitori di Patrice Lumumba, presidente del Congo “dell’altra riva”, dopo l’omicidio di quest’ultimo nel 1961.
[Per chi desiderasse approfondire, consiglio la lettura del libro Congo dello scrittore, storico e archeologa belga David Van Reybrouck, Feltrinelli 2014].

L’esploratore Brazzà e la colonia francese
Per cercare di capire la situazione attuale, bisogna tornare indietro, alla fine del 1800, quando impazziva la corsa degli europei per impadronirsi dell’Africa. In particolare, il re del Belgio, Leopoldo II, si stava “mangiando” gran parte delle risorse economiche del bacino del fiume Congo, in particolare stava attuando un genocidio ai danni della popolazione dell’attuale Repubblica Democratica del Congo (noto anche come Congo-Kinshasa), Stato dell’Africa centrale dove gli schiavi nelle piantagioni di caucciù morivano o erano sottoposti a torture a migliaia, dopo che il re belga si era dichiarato filantropo. Complice e strumento del re era l’esploratore più celebre dell’epoca, Henry Morton Stanley, il quale si occupava delle pubbliche relazioni con i capi locali. I contratti suggerivano ai capi nativi di rinunciare alla propria terra, in cambio di gioielli, casse di gin e altri manufatti dei bianchi, fatti passare come oggetti dal valore inestimabile. Quando i nativi capirono l’inganno era ormai troppo tardi.
Ma il Belgio aveva molti competitor; in particolare la Francia voleva una fetta del bacino idrografico del Congo, anche se inizialmente non era un progetto manifesto.
Se ne stava occupando di nascosto Pietro Paolo Savorgnan di Brazzà, esploratore e ufficiale italiano, a servizio dei francesi. Il suo compito doveva essere solo quello di far costruire due stazioni scientifiche sulla riva nord del fiume Congo, come segno di riconoscenza verso re Leopoldo II, ma in realtà stava tramando per fondare una colonia francese all’insaputa del Belgio e degli altri occidentali. Ci riuscì, infine, anche se con un’area molto piccola rispetto all’attuale Repubblica Democratica del Congo e chiamò la capitale Brazzaville, dal proprio cognome.
Nonostante Brazzà condividesse la “missione coloniale”, era noto per un approccio pacifico e dialogante con la popolazione locale. Poco tempo dopo la fondazione di Brazzaville, scoppiò uno scandalo relativo a omicidi di massa, perpetrati dai bianchi con vittime africane, quindi il governo francese decise di commissariare la colonia e mandò Brazzà a fare rapporto. Lui in un telegramma promise che tale documento avrebbe denunciato la schiavitù dei congolesi e avrebbe sancito la sua rottura col governo francese.
L’esploratore morì nel viaggio di ritorno in Francia e il suo rapporto fu distrutto per ordine del governo. Era il 1905.

La cultura come arma di libertà?
Solo sessantaquattro anni dopo, in occasione del primo festival culturale panafricano di Algeri, il delegato della repubblica dichiarò che il re Makoko (quello in trattativa con Brazzà) non avrebbe riconosciuto il nuovo ordine del Congo, com’era stato istituito dal Partito Congolese del Lavoro. Il presidente Ngouabi parlava di cultura congolese e africana in generale in questi termini: «La nostra cultura non cerca di cullare gli amici con racconti di favole o vantare la nostra arte e la nostra civiltà, in una parola le nostre conoscenze nel campo delle scienze umane. Essa ha un ruolo più importante: quello di suscitare nell’africano un sentimento di lotta per la liberazione nazionale del continente».
Dietro a queste parole, apparentemente giuste, si nasconde una volontà dittatoriale: il Partito Congolese del Lavoro, ancora in maggioranza da decenni, per molto tempo era rimasto l’unico legale della nazione e la censura è ancora molto attiva. Lo stesso Ngouabi era diventato presidente a seguito di un colpo di Stato (come accennavo nell’introduzione). Quindi, cultura sì, ma senza libertà di espressione.
Per esempio, a febbraio 2021, Raymond Malonga – direttore di un giornale satirico – fu arrestato e condannato a sei mesi con l’accusa di aver diffamato la moglie di un dignitario. Non è grave solo la chiusura del settimanale, ma anche le circostanze dell’arresto: quando avvenne Malonga era ricoverato nella clinica di Brazzaville. Il settimanale si chiamava Sel-Piment, come una spezia salata e piccante per le carni.
Dall’altro lato, il sentimento panafricano che anima il presidente Denis Sassou Nguesso è sempre presente: dal primo gennaio 2027 sarà possibile per tutti i cittadini africani entrare nella Repubblica del Congo senza bisogno di visto.

Cecilia Alfier

Cecilia Alfier

Laureata in scienze storiche, aspirante giornalista, giocatrice di scacchi e di bocce paraolimpiche. Componente della redazione di Madrugada.