Momenti della festa di Macondo 2026

La conca del Monastero di Santa Croce di Campese (Bassano) ha ospitato la festa di Macondo di quest’anno.
La giornata assolata, il verde della vallata che avvolge il monastero, di cui si celebrano i 900 anni, ha messo tutti con il cuore predisposto a una giornata ricca di esperienze.

Il monastero è un crocevia di esperienze, quindi ci siamo sentiti a casa nostra. Tanto che in parallelo alla festa abbiamo coinvolto il nostro homo ludens, Angelo Coscia, a guidare per due giorni i giovani de “Amici del villaggio”, un gruppo internazionale di formazione per giovani ospite del monastero, per vedersi e sentirsi con occhi diversi.

La giornata è stata caratterizzata da un convegno ricco di spunti e riflessioni, dove il coraggio è stato esaminato da prospettive diverse e profonde. Gli interventi hanno toccato temi che rappresentano delle vere sfide della nostra società:

  • Il progetto di Stefano Cavallini di portare il rugby in carcere: usa lo sport come strumento di trasformazione e dignità;
  • Il teatro sociale di Giuliana Musso: l’arte come mezzo per dare voce a chi non ha voce e per esplorare e affrontare le fragilità umane;
  • Marco Campedelli ci ha ricordato che non si può restare indifferenti, bisogna essere di parte, fede e cultura devono stare dalla parte degli ultimi, degli esclusi. Bisogna coltivare il coraggio della disobbedienza sociale e della critica alle ipocrisie del potere. Proseguire in un approccio educativo fatto di ascolto e prossimità.
  • Prossimità testimoniata da Giuseppe Pederzolli, dove ha riportato le angherie delle polizie di frontiera, il disprezzo per giovani vite che seguono il sogno di un futuro dignitoso lungo le rotte balcaniche, una sfida per la vita dove spesso la perdono e non fanno neppure statistica, il potere li dimentica. Ma chi ha ancora un briciolo di umanità deve ricordarli, gridare i loro nomi, impedire uno stillicidio di cui non si parla.

Il pranzo comunitario, organizzato dagli Alpini, ci ha fatto passare dei bei momenti conviviali. Forse gli Alpini sono rimasti delusi: il vino è stato solo assaggiato da qualcuno e questo crea sospetto! Macondo, che cosa devi nascondere?

Il pomeriggio si è aperto con la poesia di Monsieur David e Federica Gumina e il loro spettacolo “Mondo Capovolto”, il teatro dei piedi.
Dopo di che abbiamo piantato un albero a memoria delle vittime delle rotte balcaniche. Quindi abbiamo apprezzato le canzoni di Stefano Artuso e la messa comunitaria ha chiuso l’incontro.

Credo che ognuno si sia portato a casa emozioni e pensieri da rielaborare per trasformarli in azione.

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