MADRUGADA

Articolo di Anna Martin

Perdere l’equilibrio tra il parco di Boa Vista e il Maracanã

Viaggiare è camminare su un filo sottile: per raggiungere l’appoggio successivo serve perdere l’equilibrio almeno per un istante, ma è solo così, lasciandosi andare, che si riesce ad avanzare lungo il percorso. Perdere l’equilibrio è stato fondamentale durante il nostro viaggio a Rio de Janeiro, perché immergersi in una realtà che vive di contrasti richiede di essere pronti a uscire dagli schemi. Rio de Janeiro è la città dei colori e, in quanto tale, accoglie tutte le sfumature possibili: da quelle più vitali e sgargianti a quelle più scure e cupe. Ancor prima di essere vista da vicino, Rio va guardata dall’alto. Dal Cristo Redentore lo sguardo abbraccia un paesaggio che sembra quasi irreale: il blu intenso dell’oceano che si perde all’orizzonte, il verde vivo delle montagne che si alzano imponenti, e poi, tra questi due colori accesi, le tracce dell’uomo. Il grigio dei quartieri meno ricchi, distesi e compressi al tempo stesso, contrasta con il bianco brillante dei palazzi fronte mare. È un colpo d’occhio che racconta già la doppia anima della città: la natura che esplode di bellezza e la vita urbana che porta con sé ricchezza e fragilità, lusso e fatica.
Entrando nelle strade delle favelas il viaggio tra i colori si fa ancora più intenso e contraddittorio.
La Mangueira è nota in tutto il mondo per essere la sede della Estação Primeira Mangueira, una delle scuole di samba più antiche e vincenti del Carnevale. Qui il verde e il rosa della scuola di samba non sono semplici colori, ma un lampo di vita e creatività che illumina il grigio del cemento, la polvere delle strade e i mattoni delle case. È un contrasto che parla da sé: la samba, con le sue tradizioni, tiene viva la comunità, alimenta speranza e memoria collettiva, mentre la realtà quotidiana impone fatica, pericoli e difficoltà.
Tra le vie strette e ripide della Mangueira, gli aquiloni dei bambini volano tra i fili elettrici e i tetti di lamiera, vanno alti verso le nuvole, alla ricerca di leggerezza e libertà.
Questi stessi aquiloni volano sopra al Parco di Boa Vista, nel quartiere di Tijuca. La domenica tale zona si trasforma in un teatro di vita comunitaria: i bambini percorrono veloci le discese usando pezzi di cartone come scivoli improvvisati e tutto sembra trasformarsi in un gioco. Qui la libertà si misura in un filo di vento e in un salto, in una creatività che trasforma l’ordinario in straordinario.
Questo senso di collettività lo respiriamo di nuovo al Maracanã, uno dei luoghi simbolo di Rio. Lo stadio, che è stato inaugurato nel 1950 per la Coppa del Mondo, si accende di colori vivaci e vibra con i cori dei tifosi. L’aria che si respira è anche carica di sfida: ogni partita è un confronto, un momento di adrenalina condivisa, dove entusiasmo e rivalità si mescolano in un’energia palpabile. Rio è un paradosso, mescola milioni di realtà diverse, che si sfiorano l’una con l’altra e talvolta riescono a toccarsi. A soli pochi metri dallo stadio Maracanã si incontra un luogo che racconta un’altra Rio, invisibile agli occhi distratti. Si tratta dell’Aldeia Maracanã, una comunità indigena che stanzia in un piccolo lembo di terra prossimo allo stadio. Per decenni tale area è stata minacciata da progetti urbanistici, specialmente in occasione dei Mondiali del 2014 e delle Olimpiadi del 2016. La comunità, tuttavia, non ha mai ceduto, ha difeso con ostinazione il proprio diritto a vivere lì, a tramandare lingue, tradizioni e radici culturali. Questa comunità ci ricorda che Rio è anche la voce di chi non si arrende, di chi difende la propria identità con resilienza.
Così Rio si mostra in tutte le sue sfumature: un mosaico di contrasti in cui la vitalità convive con la fragilità e la solidarietà con l’indifferenza.
Mentre si respirano vicinanza e condivisione si coglie anche lo stato di abbandono in cui molti si trovano a vivere, ed è in questo contesto che emergono associazioni come Amar, che ogni giorno offrono ai bambini strumenti concreti per crescere: opportunità di studio, attività culturali e sportive, spazi sicuri dove coltivare sogni.
Viaggiare tra i colori di Rio è stata un’esperienza unica, irripetibile e oltretutto autentica.
Torniamo a casa con gli occhi colmi di immagini e con il cuore ancora più ricco di emozioni. Abbiamo incontrato persone che non solo hanno voluto farsi conoscere, ma hanno scelto anche di conoscerci. Tra le cose più preziose che portiamo con noi c’è la consapevolezza che Rio non può essere soltanto vista: Rio va sentita. L’abbiamo conosciuta commuovendoci davanti alle sue contraddizioni e, nello stesso tempo, ballando la samba tra la sua gioia contagiosa.

Anna Martin

Anna Martin

21 anni, frequenta il secondo anno di economia presso l’università degli studi di Padova, ama la montagna, la moda, la ginnastica artistica e la cucina. Vive a Bassano del Grappa (Vi).